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NEWS 19 febbraio 2021    di Redazione
Fra Jack, dalla droga all’evangelizzazione per le strade di Bruxelles

Se è mattina, probabilmente lo troverai nella cappella del convento di San Antonio, nel centro della capitale belga: «La vita di preghiera è il fondamento della mia esistenza, è il mio respiro. Senza preghiera, non poteva funzionare. Ho un bisogno vitale di Dio, di stare con Lui». Se è pomeriggio, potresti passeggiare per la città  e trovarlo con un gruppo di giovani che cantano, ballano e raccontano ciò che il Signore ha fatto nella loro vita: abbiamo «lasciato il convento per lodare e rendere gloria a Dio in forma visivile nella pubblica piazza, e la nostra gioia attira molte persone che vengono a chiederci perché facciamo quello che facciamo». Se è già notte, potresti vederlo condividere il freddo con dei senzatetto per portare loro un po’ di compagnia, oppure incontrarlo in una zona di svago, avvicinandosi a qualche gruppo sorpreso di giovani a cui propone la Buona Novella con il suo abito francescano: «È dura per me, perché vado a letto tardi e mi alzo presto, ma… il Vangelo ci deve costare!».

Anche prima fratello Jack andava a letto tardi, molto tardi, anche se non proprio per predicare il Vangelo. Nato a Sydney (Australia) quarant’anni fa, ha studiato graphic design e ha suonato in un gruppo come batterista. In Belgio è arrivato solo dal 2012 per entrare nel convento di Sant’Antonio. Prima di tutto questo, c’è un viaggio e una conversione nella vita , che lui stesso ha recentemente raccontato nel programma Découvrir Dieu. «Ho incontrato Dio quando avevo 21 anni. Mi ha trasformato completamente. Perché vengo da molto lontano», dice, alludendo alle sue origini australiane, ma-scherza- «Dio è venuto a cercarmi ancora di più. nella droga e nelle discoteche…».

Era un ragazzo normale del suo tempo, ricorda: «Non era cattivo, non era violento… Ero timido, non molto sicuro di me stesso, e nella droga ho trovato una via di fuga. Mi sono divertito molto. Mi piaceva la musica». Sapeva di non essere sulla strada giusta: «Ovviamente, facendo tutto ciò stavo facendo molto male a me stesso e soprattutto alle persone intorno a me: i miei amici più cari, la mia famiglia. Mi sentivo bene, mi sentivo libero e felice, ma avevo bisogno di essere altrove. Ho sempre avuto il desiderio di uscire da quel mondo, di essere altrove, quel mondo non mi soddisfaceva». Ed è arrivato il 30 agosto 2001. «Quel giorno c’è stata una svolta nella mia vita. Ero consapevole di tutto quello che stavo facendo, e in un attimo tutto è cambiato completamente. Sono caduto in ginocchio, ho iniziato a piangere, piangere così [scuote spalle]. Ho gridato a Dio di perdonarmi. Fino ad allora avevo vissuto una specie di cancro, morte, divisione. Ho gridato a Dio di perdonarmi e ho vissuto l’esperienza dell’amore del Padre per me. Il Padre ama me, io sono suo figlio…! Mi sono sentito invaso dal suo amore. È stato il momento più bello della mia vita e un impulso dentro di me mi ha fatto capire che dovevo cambiare radicalmente la mia vita».

Fra Jack non ha mai dimenticato cosa è successo quel giorno: «È stato il momento della mia chiamata, il momento del mio risveglio, il momento in cui Dio mi ha perdonato, il momento in cui la mia vita è rinata. È stata l’esperienza più bella della mia vita. Dio esiste, L’ho trovato. Questo è accaduto diciannove anni fa e piango ogni giorno quando penso a quel momento e voglio conoscere quel Dio. Lo cerco e lo voglio, e so che mi cerca e mi vuole». (Fonte)


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