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NEWS 15 Febbraio 2022    di Redazione

Ganswein: «Francesco ha sostenuto in tutto la lettera di Benedetto XVI»

In un’intervista esclusiva con Andreas Thonhauser, capo dell’Ufficio vaticano dell’EWTN, il segretario personale di Benedetto XVI, monsignor Georg Ganswein, ha parlato dei retroscena di come il papa emerito ha risposto al rapporto in cui veniva criticata la sua gestione di quattro casi di abusi quando guidava l’arcidiocesi tedesca di Monaco e Frisinga dal 1977 al 1982. Pubblichiamo di seguito alcuni stralci dell’intervista in una nostra traduzione di lavoro dal testo pubblicato sul Catholic News Agency

Nella sua ultima lettera, Benedetto XVI si è scusato con le vittime di abusi sessuali, ma ha anche respinto tutte le accuse. Come stanno insieme le due cose?
Ganswein: « […] è stato commesso un errore emerso dopo la pubblicazione del rapporto di Monaco. Ma non è stato un errore da parte di papa Benedetto, come lui stesso ha indicato nella sua lettera. Il fact check [pubblicato insieme alla lettera del papa emerito, ndr] spiega come è successo. È stata una svista purtroppo accaduta. Non sarebbe dovuto succedere. Ma è successo. […] “Dobbiamo dire subito che è stato un errore da parte nostra”, [ha detto Benedetto XVI]. Non era intenzionale, quindi non era una bugia: le bugie accadono apposta; è stato un errore. “Dobbiamo dirlo il prima possibile”, ha insistito. “Dobbiamo preparare un comunicato stampa, discuterne con la Segreteria di Stato e poi andare avanti”. E così, nel pomeriggio del 24 gennaio, ho distribuito un comunicato stampa e ho annunciato che ci sarebbe stata una successiva dichiarazione in cui Papa Benedetto avrebbe commentato personalmente questo argomento. E poi, ha detto: “Scriverò una lettera personale. Ma dovrebbe esserci anche una risposta alle accuse contro di me, e non solo alle accuse, ma anche alle insinuazioni, sulla base del materiale del fascicolo […]».

Si può già affermare, probabilmente, che la reputazione di Benedetto XVI ha molto risentito di questa denuncia di abusi e di sospetti malamente fondati. Ma perché è successo adesso? E forse possiamo fare un po’ di speculazione: questo rapporto ha anche una dimensione politica, soprattutto se pensiamo alla situazione della Chiesa in Germania in questo momento?
Ganswein: «Quando il rapporto è stato commissionato due anni fa, se non ricordo male, doveva essere pubblicato l’anno scorso. È stato poi rinviato per vari motivi. L’ultima volta che è stato posticipato è stato, credo, da novembre a gennaio. Possiamo speculare sulla misura in cui ciò sia connesso temporalmente o causalmente con ciò che lei ha menzionato, cioè – per chiamarlo chiaramente – il Cammino sinodale in Germania e altri movimenti. Ma una cosa è chiara: alcuni obiettivi a cui tende il Cammino sinodale sono qualcosa per cui la persona e l’opera di Benedetto sono di ostacolo. E c’è questo grande, grande pericolo che tutto ciò che ha a che fare con la pedofilia e l’abuso ora venga preso in modo monocausale, per così dire, per aprire prima questa via e poi quella strada. La scorsa settimana abbiamo visto quali testi sono stati approvati e dove questo dovrebbe portare».

Stiamo parlando degli insegnamenti morali della Chiesa. I partecipanti al Cammino sinodale in Germania hanno votato su questioni come la sessualità, il matrimonio, il sacerdozio e hanno respinto la posizione della Chiesa.
Ganswein: «Ebbene, voglio dire, il Cammino sinodale è un evento che, teologicamente o ecclesiasticamente parlando, non corrisponde a un sinodo. È un evento che si può tenere, e si possono anche produrre testi. Ma questi testi non sono vincolanti in alcun modo, e non certo per la vita della Chiesa. Vedremo fino a che punto i risultati di questi testi possono essere fruttuosi – o meno – per il processo del Sinodo mondiale. Sono convinto che non saranno fruttuosi. Se voglio una Chiesa diversa che non sia più basata sulla rivelazione, per così dire, se voglio una struttura della Chiesa diversa, che non sia più sacramentale, ma pseudodemocratica, allora devo anche vedere che questo non ha nulla a che fare con il cattolicesimo, con l’ecclesiologia cattolica, con la comprensione cattolica della Chiesa».

Il rapporto è stato utilizzato anche per giustificare il Cammino sinodale in Germania. È stato presentato come la risposta alle segnalazioni di abusi. Non sarebbe giusto dire che qui si sta portando avanti un’agenda politica, persino ideologica, e si approfittano delle sopravvissute agli abusi?
Ganswein: «Questa è anche la mia convinzione. Si dice sempre che le vittime degli abusi sono al centro. E questo è assolutamente giusto. C’è, però, anche il concetto di “abuso di abuso”. Ed è proprio questo il pericolo che c’è qui. Non bisogna dimenticare che ogni volta che si cerca di manipolare qualcosa o qualcuno, non si fa altro che cercare di raggiungere una meta nascondendola dietro un’altra realtà, per così dire, fino a quando si pensa di aver raggiunto la meta. […]».

Nella sua lettera, Benedetto menziona anche che papa Francesco ha espresso il suo sostegno al papa emerito. Come lo ha sostenuto?
Ganswein: «È stato molto chiaro. Lo ha chiamato e gli ha assicurato la sua solidarietà, la sua fiducia assoluta, la sua fiducia fraterna e la sua preghiera. Ha anche detto che non riesce a capire perché sono così duri con lui. Quando papa Benedetto ha scritto la sua lettera, l’ha inviata a papa Francesco, prima che fosse pubblicata, ovviamente. Lo ha ringraziato per la telefonata e gli ha chiesto se [la lettera, ndr] andava bene. Due giorni dopo è arrivata una bella lettera di papa Francesco a papa Benedetto, una lettera, in cui lo rassicurava, ancora una volta e con parole davvero toccanti, del suo sostegno, della sua solidarietà, dicendogli che gli avrebbe coperto le spalle. Mi è stato chiesto se non è possibile pubblicare questa lettera. È una lettera che papa Francesco ha scritto a Benedetto, e come tale dovrebbe rimanere confidenziale e riservata. Ma è lecito parlarne».

Benedetto XVI ha ricordato nella sua lettera di essere ormai alla fine della sua lunga vita, suonava quasi come una lettera d’addio. Come lo ricorderemo? Quale sarà la sua eredità?
Ganswein: «Alcuni commentatori hanno detto che questa lettera è una sorta di testamento spirituale. E penso di essere d’accordo. In un certo senso, questa lettera è un testamento spirituale, perché l’ha scritta davanti al volto di Dio, come uomo di fede, uomo che – come sappiamo – ha voluto inserire nel suo stemma episcopale una parola della Lettera di Giovanni: “Cooperatores veritatis”, collaboratori della verità. Questo è stato, per così dire, il filo rosso che percorre tutta la sua vita: la sua vita scientifica, personale, ma anche sacerdotale e papale. […] Ha fatto di tutto per vivere di conseguenza: anche e soprattutto riguardo alla veridicità».


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