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NEWS 9 maggio 2019    di Andrea Zambrano
Georgia, quando c’è battito no all’aborto

La si pensi come si vuole, ma un dato è certo: gli Stati Uniti sono l’unico Paese che sta – anche se a fatica – riconvertendo in chiave pro life le proprie politiche abortiste. Piaccia o no, complice anche il mandato presidenziale di Donald Trump, che ha abituato ormai gli statunitensi a dichiarazioni contro l’aborto e in favore della vita nascente, in alcuni stati le cose stanno cambiando sensibilmente.

Una delle ultime frontiere per invertire la rotta e arrivare a una definitiva proibizione della legge che uccide i piccoli nel grembo della loro madre, arriva dalla Georgia.

Il governatore repubblicano Brian Kemp ha firmato una legge che vieterà la maggior parte degli aborti sui neonati con battito cardiaco rilevabile. E’ la risposta alle minacce delle starlette del cinema – ovviamente di sinistra – le quali hanno minacciato di boicottare lo Stato nei mesi scorsi.

Eppure Kemp è andato avanti e con l’House bill 481 ha proibito gli aborti una volta che il battito cardiaco fetale possa essere rilevato, eccezion fatta per i casi di stupro, incesto o emergenze mediche e gravidanze ritenute “incompatibili con la vita”. 

Kemp ha firmato il disegno di legge martedì mattina e subito si sono scatenati gli attivisti a favore dell’aborto, i quali hanno minacciato “mari e monti” per impedire che la legge entrasse in vigore. Ma il governatore non si è perso d’animo e ha dichiarato che «compito dello Stato è di fare ciò che è giusto, non ciò che è facile…non ci tireremo indietro. Continueremo sempre a lottare per la vita». Ovviamente la notizia è stata accolta con giubilo: «È una giornata storica per la Georgia, per le famiglie e per quei preziosi bambini non ancora nati», ha detto Ginny Ehrhart, una delle relatrici della legge. Questo è il tenore.

Certo, rimangono sempre degli elementi attenuanti, come le eccezioni per stupro, incesto, e “incompatibilità con la vita” e sicuramente la legge della Georgia non è forte come analoghe misure sul battito cardiaco introdotte in altri Stati. Ma l’importanza di questo risultato è da rimarcare se si considera che lo stato americano doveva sfidare attivisti di sinistra, che con il sostegno di Hollywood hanno alzato la posta e “nazionalizzato” lo scontro.

Decine di celebrità, infatti, come l’attrice di estrema sinistra Alyssa Milano – interprete nota al pubblico italiano per serie tv come Melrose Place e Streghe – e istituzioni di Hollywood come l’Associazione degli scrittori d’America hanno minacciato di boicottare la Georgia se il bando fosse stato firmato. L’industria cinematografica infatti genera notevoli posti di lavoro e entrate per l’economia dello Stato. «Quando si vieta l’aborto, le donne muoiono», ha detto Milano durante una protesta il mese scorso, invocando la mitologia popolare degli aborti clandestini prima della sentenza Roe vs Wade aggiungendo anche frasi “suprematiste” di notevole superficialità: «Non possiamo continuare a permettere a questi uomini bianchi, di mezza età, di imporre ciò che possiamo fare con i nostri corpi».

Kemp, dal canto suo, in questi mesi di elevata esposizione mediatica non ha ceduto. Anzi, ha ribadito da par suo in uno scontro a distanza con l’intellighenzia hollywoodiana – che è paragonabile per portato ideologico ai nostrani salotti radical chic – la sua intenzione di proseguire: “Non posso governare perché dovrei preoccuparmi per quello che qualcuno a Hollywood pensa di me”. Poi ha rivendicato a Fox News: «Sono stato eletto con il maggior numero di voti nella storia dello stato della Georgia e sto facendo quello che mi sono impegnato a fare».

Anche la multinazionale degli aborti Planned Parenthood ha risposto alla firma apposta sulla legge minacciando il governatore: «Ti abbiamo avvertito, ci vedremo in tribunale, Governatore Kemp» ignorando che potrebbe essere un boomerang dato che nel merito la Corte Suprema – grazie alle numerose leggi sul battito fetale già in vigore – potrebbe riconsiderare e rovesciare la sentenza “Roe”, restituendo così agli americani la libertà di decidere appieno le proprie leggi sull’aborto. Le associazioni pro life ci stanno già lavorando. Così si fa lobby per la vita. Così si fa politica in favore dei principi non negoziabili. Qualcuno, dalle nostre parti, prenda nota.


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