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NEWS 8 Marzo 2022    di Federica Favero

Giorgio Torelli, cacciatore di buone notizie

 

A febbraio è uscito il libro Cacciatore di buone nuove. Giorgio Torelli giornalista a modo suo (Àncora, pag. 159, € 16,00) dove sono raccolte cinque conversazioni con il grande giornalista e scrittore, classe 1928, che da oltre sessant’anni propone solo “buone notizie”, quasi a comporre un piccolo Vangelo scritto “in punta di penna”.

Don Samuele Pinna, qual è l’idea all’origine del libro?

«L’idea del libro nasce da un incontro di fortuna oppure, sarebbe meglio dire, della Provvidenza. Ho trovato per caso un ingiallito libro di Giorgio Torelli degli anni ’80 e ho iniziato a leggerlo: si trattava di una rubrica, poi raccolta in volume, di commenti al Vangelo apparsi sorprendentemente su Il Giornale laico di Montanelli. Le riflessioni possiedono uno stile e una limpidezza che appartiene solo ai grandi scrittori (e a pochissimi giornalisti). Ho poi scoperto per caso che, come sacerdote, confessavo il figlio, di cui sono profondamente amico, e così sono entrato a far parte della famiglia. Mi sono reso conto che i racconti di sessant’anni di un giornalismo alla ricerca solo di buone notizie potevano essere una bella testimonianza umana e di fede per tutti».

Cosa può dirci di Giorgio Torelli, che ha attraversato quasi un secolo? Che persona è?

«È stato detto di lui che possiede l’istinto del pescatore: è, cioè, un paziente ascoltatore. Ha la mente piena di perché e, stando ad osservare ed ascoltare, attende che la sua curiosità sia soddisfatta, così come il pescatore, gettata la canna in un posto buono, aspetta con pazienza che i pesci abbocchino. Però non tira su tutti i “pesci”, ma solo quelli buoni, quelli cioè che possono rallegrare lo spirito, far pensare, nella certezza che un bene è possibile, sempre. Poi è un uomo di fede: prima di avviare le nostre conversazioni, vivevamo sempre un momento di preghiera anche con Carlina, moglie allettata di Giorgio. Come scrivo nell’introduzione, non è stato tanto un «giornalista cattolico», quasi avesse un partito da difendere, ma è stato un cattolico che ha esercitato la professione di giornalista. E anche questo è un importante insegnamento, come il fatto che senza la misericordia di Dio siamo tutti perduti: Giorgio lo ricorda spesso agli amici, rileggendo di conseguenza con umiltà la propria vita».

Qualche aneddoto legato alla scrittura del libro?

«Il libro poteva essere “infinito”, perché Torelli ha conosciuto davvero moltissimi personaggi e mondi diversi: dalla cultura allo sport, dal cinema alla politica, senza contare le gerarchie ecclesiastiche, ma soprattutto tante persone non conosciute dal grande pubblico ma decisive per la vita della società in cui erano inseriti (missionari, medici, etc.). Ogni tanto mi divertivo a dire qualche nome e lui pronto mi rispondeva che l’aveva incontrato e magari fatto un pezzo su di lui: Walt Disney, Gregory Peck, Fernandel, il Re Umberto di Savoia, Pavarotti, Sofia Loren e la Lollobrigida, Platini, Guareschi, Longanesi, i vari Papa del Novecento e in particolare Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, persone sante come Paolo VI, Marcello Candia, don Luigi Giussani, Madre Teresa e così via. Davanti a lui sei preso da uno stupore buono, che può davvero colpire chiunque ascolti i suoi racconti di bene, narrati da vero cantastorie che sa incantare col suo dire (e, nel suo caso, anche con la sua penna)».

Cosa preferisce di quanto raccolto nel volume?

«Non c’è una cosa che preferisco, amo – e ho perseguito questa intuizione – l’idea che ci sta dietro: è possibile riconoscere il bello laddove si posa, fare il bene fraternamente e scegliere la via della verità. Il libro – come ricorda anche la curatrice Maria Barbieri – vuole essere il ritratto fedele di un uomo che ha saputo farsi ispirare sempre dalla luce di Dio che vedeva in tutto e in tutti (sperando di contagiare i lettori)».

Perché leggere questo libro?

«Perché è una lettura “buona” che fa bene allo spirito. È una lettura per tutti, facile e scorrevole, mi pare. Fa capire a chiunque che non è il torbido delle notizie, spesso spettacolarizzate (anche quando drammatiche), non è un’informazione prezzolata e ideologica, non è il brutto messo in prima a pagina ad aiutare nella vita. È, invece, la ricerca del bello, del vero, del buono a rendere sopportabile l’esistenza. I racconti di Torelli coinvolgono, perché fanno sospirare un: “Allora è possibile vivere così!”. Ecco il suo insegnamento, lui che non sale mai in cattedra ma che racconta quello che a sua volta ha scoperto: ci sono ancora gli araldi del Vangelo, gli uomini di buona volontà, i giusti… bisogna solo cercarli: Giorgio si è messo a caccia e li ha trovati per noi!».


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