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NEWS 17 febbraio 2021    di Redazione

«Non abbiate paura»: la “tristezza” del cardinale Cañizares vedendo la cattedrale vuota

Quasi un anno fa, con l’arrivo del Covid-19  in Spagna, la maggior parte delle diocesi ha deciso di chiudere le chiese e sospendere le messe pubbliche. Solo pochi mesi dopo le chiese furono riaperte e sono riprese le messe con i fedeli. Ma da allora non sono state piene come prima della pandemia e ancor meno ora con le nuove ondate di coronavirus.

Il cardinale Cañizares, arcivescovo di Valencia, riflette su questo fatto nella sua lettera settimanale, dove rileva l’enorme diminuzione delle presenze alla messa. Portando come esempio la messa domenicale delle 12.00 in cattedrale. «L’ho trovata mezza vuota, non si avvicinava nemmeno alla capienza consentita, ho sentito un grande dolore e una grande tristezza mi ha invaso. Ho quasi iniziato a piangere, ho dovuto trattenere le lacrime», confessa il cardinale. Inoltre, sottolinea che «questo calo era già stato sperimentato la domenica precedente, e la domenica prima ancora, lo stesso rispetto alla domenica precedente. E questo sta accadendo, secondo quanto mi risulta, nella maggior parte delle chiese della diocesi». «Le persone hanno paura di prendere e diffondere il virus e, come ho detto in un altro scritto, anche io. Questa paura, sia reale che indotta, sembra essere una delle motivazioni che inducono i fedeli ad astenersi dal partecipare di persona alla Santa Messa domenicale. Non dobbiamo avere paura! Al contrario, abbiamo bisogno dell’Eucaristia perché vogliamo continuare a seguire Gesù Cristo, essere suoi discepoli, essere coraggiosi testimoni e annunciatori del Vangelo per rinnovare il mondo di oggi», dice Cañizares nella lettera.

In questo modo, l’Arcivescovo di Valencia riconosce che ciò che lo preoccupa di più «è che i fedeli cattolici non siano privati ​​di poter partecipare all’Eucaristia e di ricevere la Comunione, e di rivolgersi a Cristo, presente in mezzo a noi, per accompagnare lui, adoralo e stare con lui, parlagli davanti al tabernacolo di tutti le chiese». E per questo, insiste nel ricordare «ai sacerdoti di tenere le chiese aperte tutto il giorno, dove non è impossibile, con il Santissimo Sacramento esposto per permettere di visitarlo, adorarlo e implorare il suo aiuto, aiuto che solo da Lui verrà a noi in questo momento difficile che attraversiamo. Per questo ho detto a tutti i sacerdoti che, almeno la domenica, si moltiplichino le celebrazioni della S. Messa, tante volte quanto necessario, anche se ne vengono solo poche persone, ma che, con le dovute attenzioni, possono ricevere la Comunione e ascoltare dal vivo, di persona, la Parola di Dio. Ora ci troviamo con il terribile male o il doloroso paradosso, che quando è più necessario, i fedeli sono lasciati senza l’Eucaristia domenicale, senza ricevere la Comunione, che è essenziale», dice il cardinale, sottolineando che «tutto questo ha a che vedere, e molto, con libertà religiosa e coscienza, che si tratta di un diritto fondamentale e inalienabile».

D’altra parte, l’arcivescovo denuncia che «nelle attuali circostanze alcuni governi, per quanto riguarda la libertà religiosa, stanno alimitando i numeri delle persone autorizzate ad accedere alle chiese, alle celebrazioni della Santa Messa. Anche se non è politicamente corretto denunciarlo, credo che sia giunto il momento in cui è impossibile tacere più a lungo: può essere possibile tacere di fronte a limitazioni di capacità, con numeri anche ridicoli, chiaramente arbitrari, ingiusti, ridicoli e irragionevoli in alcune comunità? Non ostacolano un diritto fondamentale e inalienabile?». (Fonte)


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