giovedì 24 settembre 2020
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NEWS 1 aprile 2020    di Giulia Tanel
I bergamaschi e la Sacra Spina ai tempi del Coronavirus: «A un certo punto le spine fioriscono»

«La partecipazione popolare, pur improvvisata (nessuno sapeva nulla), è stata corale e raccolta. Alcune persone, anziane e non solo, si sono addirittura inginocchiate sul terrazzo al passaggio della reliquia. Commovente la sosta presso il nostro Ospedale (che era il vero mio intento), segno di conforto, incoraggiamento e vicinanza ai tanti malati ma anche agli operatori che, anche con i servizi più umili e mai ricordati, si dedicano a loro. È stata una festa strana, diversa dal solito cliché con la quale la viviamo, ma profondamente sentita e vera. Nessuna distrazione, se non il pensiero di vedere passare la reliquia della Santa Spina e pregare insieme. Direi che la preghiera ha proprio abbattuto quei muri che sono di mattoni ma anche, a seguito di tanto tempo trascorso a casa da soli, diventano muri psicologici».

Si è espresso così, al Timonedon Diego Ongaro, sacerdote a San Giovanni Bianco, in Val Brembana, nel bergamasco, dove è conservata la Sacra Spina di Gesù, in merito alla Festa che si è svolta domenica 29 marzo in onore della santa reliquia, con la celebrazione di una Santa Messa solenne e una processione per le strade deserte del comune.

LA STORIA DELLA SACRA SPINA

La narrazione attorno alla Sacra Spina vuole che tale Vistallo Zignoni abbia sottratto questa preziosa reliquia a re Carlo VIII nel 1495, in Francia. Al tempo la spina germogliava annualmente, ogni Venerdì Santo, e così continuò ad essere per un altro centinaio di anni, fino a quando – nel 1598 – l’ex galeotto Bernardo Archaino la rubò. Seppur ben presto ritrovata, la Sacra Spina smise di fiorire. E questo fino al 1932, e poi di nuovo nel 2016, «quando la presenza di gemme e la variazione cromatica furono confermate dalla speciale commissione nominata proprio da monsignor Francesco Beschi» e che peraltro ha visto la concomitante fioritura di un altro frammento della corona di Gesù conservato ad Andria, in Puglia, nella basilica di San Nicola di Bari.

Un evento eccezionale e molto sentito dalla popolazione locale, e non solo, che si verifica esclusivamente quando il Venerdì Santo cade in coincidenza del 25 marzo, giorno dell’Annunciazione a Maria: morte e vita simbolicamente si uniscono, e la spina fiorisce.

LA FESTA DELLA SACRA SPINA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Come dimostrano anche le parole di don Ongaro riportate in apertura, la devozione per la Sacra Spina è ancora oggi una cosa molto seria, in Val Brembana, tanto che neppure il Coronavirus ha potuto mitigare l’affezione popolare. Anzi. Semplicemente è stato necessario mettere in campo modalità diverse per raggiungere i fedeli, ma in questo si sa che la tecnologia è un ausilio più che adatto.

Ecco quindi che venerdì 20 marzo, come testimonia il video sottostante, gli abitanti di San Giovanni Bianco hanno potuto ascoltare dai poggioli e dalle finestre della propria casa la novena recitata in preparazione della Festa della Sacra Spina, grazie all’amplificazione posta all’esterno della chiesa parrocchiale.

La pia pratica ha quindi trovato coronamento nella Santa Messa solenne che è stata celebrata domenica 29 marzo dall’altare dedicato della chiesa prepositurale di San Giovanni Bianco da don Ongaro, e che è stata trasmessa in diretta YouTube.

Fonte foto: Eco di Bergamo

«Come saremo, quando tutto sarà finito e cercheremo di nuovo la normalità? Come saremo?», si è chiesto il sacerdote nel corso dell’omelia. «Non lo so», ha proseguito. «So però che abbiamo tanti doni e tante qualità che non possiamo tenere rinchiuse in un cassetto. Guardiamo al futuro con speranza, non per far finta che tutto si risolverà senza tanti problemi, ma sapendo che le carte in regola per fare bene ce le abbiamo. […] il cristiano vero, quello che ha costruito la sua fede non sulle abitudini ma sul rapporto vero e diretto con Gesù, dimostra di avere una marcia in più, sia quando si tira indietro le maniche e dà un aiuto, e abbiamo dei bellissimi esempi in questi giorni, ma anche quando si siede un attimo e pensa alle cose che dovrà fare, alle persone con le quali si dovrà impegnare e agli spazi dentro i quali si muoverà. Il cristiano che è capace di tirarsi indietro le maniche non a casaccio, ma con una logica, con un ragionamento, con un obiettivo, il cristiano che anche in questo giorno che sembrerebbe essere triste è capace di trovare uno scopo, un obiettivo, un insegnamento per fare sempre di più e sempre meglio. Perché, noi lo sappiamo: a un certo punto le spine fioriscono».

A seguire, il sacerdote è quindi uscito per le strade con la reliquia, arrivando fino al piazzale dell’ospedale, dove ha preso brevemente la parola anche il Sindaco Marco Milesi. Un gesto che, lo si è sottolineato in apertura, ha registrato una grande e commossa partecipazione. È possibile dunque affermare che, anche se in questa primavera segnata dalla piaga del Coronavirus nessuna gemma è comparsa sulla santa reliquia, una fioritura in tanti cuori è comunque avvenuta, e ne va resa lode a Dio.


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