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I «lefebvriani» (che dal 2009 non sono più scomunicati) «scomunicano» l’«eretico» mons. Richard Williamson
NEWS 23 Marzo 2015    

I «lefebvriani» (che dal 2009 non sono più scomunicati) «scomunicano» l’«eretico» mons. Richard Williamson

di Andrea Tornielli

 

Ieri monsignor Richard Williamson – uno dei quattro vescovi consacrati nel 1988 da monsignor Lefebvre senza il mandato papale, noto per le sue affermazioni negazioniste sulla Shoah, allontanato dalla Fraternità San Pio X nel 2012 – ha ordinato vescovo don Jean-Michel Faure nel monastero benedettino Santa Cruz di Nova Friburgo (Brasile).

«Mons. Williamson e don Faure – informa un comunicato dei lefebvriani – non sono più membri della Fraternità San Pio X rispettivamente dal 2012 e dal 2013 a causa delle aspre critiche che avevano formulato contro ogni relazione con le autorità romane, denunciando ciò che, a loro modo di vedere, costituiva un tradimento dell’opera di Mons. Lefebvre».

«La Fraternità San Pio X – continua la nota – deplora che tale spirito di opposizione giunga al punto di effettuare una consacrazione episcopale. Nel 1988 Mons. Lefebvre aveva chiaramente manifestato la sua intenzione di consacrare dei vescovi ausiliari, senza giurisdizione, in ragione dello stato di necessità in cui si trovava la Fraternità San Pio X e i fedeli cattolici, con il solo scopo di permettere ai fedeli di ricevere i sacramenti tramite il ministero dei sacerdoti che avrebbero ordinato. Dopo aver tentato l’impossibile nei confronti della Santa Sede, Mons. Lefebvre procedette alle consacrazioni episcopali davanti a migliaia di sacerdoti e fedeli e diversi giornalisti del mondo intero. Tutto mostrava che quest’atto, malgrado l’assenza di autorizzazione di Roma, era posto pubblicamente per il bene della Chiesa e delle anime».

«La Fraternità San Pio X – si legge ancora nel comunicato – denuncia la consacrazione episcopale di don Faure che, malgrado le affermazioni del consacratore e del consacrato, non si apparenta minimamente alle consacrazioni del 1988. In effetti tutte le dichiarazioni di Mons. Williamson e di don Faure provano con evidenza che essi non riconoscono più le autorità romane se non in maniera puramente retorica».

La Fraternità San Pio X conclude riaffermando che «l’attuale stato di necessità nella Chiesa legittima il suo apostolato nel mondo, senza per questo ritenersi dispensata dal riconoscere le autorità ecclesiastiche per le quali i sacerdoti pregano in ogni Messa. Essa intende proseguire la sua opera di formazione sacerdotale secondo i suoi statuti. Essa vuole pure conservare il deposito della fede e della morale, opponendosi agli errori, da qualunque parte essi provengano, al fine di trasmettere tale deposito per mezzo della liturgia tradizionale e della predicazione, nello spirito missionario del suo fondatore».

È evidente la volontà di smarcarsi dal gesto di Williamson sottolineando la diversità di circostanze tra le due consacrazioni, quella operata da Lefebvre nel 1988 (sostenendo che l'arcivescovo tradizionalista aveva «tentato l'impossibile» nell'accordo con le autorità vaticane, un'affermazione quantomeno discutibile, dato che l'allora cardinale Joseph Ratzinger aveva garantito alla Fraternità la consacrazione di un successore di Lefebvre), e quella di ieri celebrata dal prelato britannico.

Williamson da parte sua ha contestato alla Fraternità di essere stata troppo accondiscendente con il Papa e con la Santa Sede nei colloqui avvenuti nell'ultima fase del pontificato di Benedetto XVI, il quale ha fatto ogni sforzo possibile per sanare lo scisma creatosi nel 1988: ha innanzitutto liberalizzato l'antico messale tridentino (2007), quindi ha revocato le scomuniche comminate ai quattro vescovi lefebvriani (2009) e ha propiziato un dialogo su alcune questioni dottrinali riguardanti l'interpretazione del Concilio Vaticano II, che la Fraternità San Pio X ritiene problematiche. La proposta finale di accordo, che prevede la trasformazione dei lefebvriani in una prelatura personale, con la possibilità di mantenere l'uso del rito antico, non è stata però accolta, anche a motivo della situazione interna alla stesso gruppo tradizionalista.

In attesa di una comunicazione formale da parte della Santa Sede, anche per il consacrante Williamson e il consacrato Faure è scattata la scomunica «latae sententiae», cioè automatica, prevista dal Codice di diritto canonico per i vescovi che consacrano altri vescovi senza il mandato del Papa.