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NEWS 5 Settembre 2022    di Giuliano Guzzo

I nazionalisti indù contro la memoria di Madre Teresa

Ad un quarto di secolo dalla sua morte, avvenuta il 5 settembre del 1997, Madre Teresa è tutt’altro che dimenticata. In suo onore, infatti, non ci sono solo iniziative e documentari ma anche inaugurazioni; per esempio, proprio oggi è prevista a Calcutta, lungo la centralissima Park Street, l’apertura di un nuovo centro per i bambini di strada delle Missionarie della Carità, l’ordine fondato appunto dalla religiosa di origine macedone, proclamata beata da Giovanni Paolo II nel 2003 e santa da papa Francesco nel 2016.

Il punto è che non tutti vedono di buon occhio, in India, queste celebrazioni. Anzi, c’è chi se potesse le sopprimerebbe. Primo tra tutti il nazionalismo indù, che – ci informa La Croix – vede l’eredità e la memoria della santa in modo molto critico. E non è una novità dal momento che, attenzione, già in occasione della canonizzazione della suora, avvenuta appunto sette anni or sono, il primo ministro Narendra Modi, ebbe a criticare apertamente Madre Teresa, accusandola di aver «cristianizzato» migliaia di persone.

Un’accusa che sa oggettivamente di pretesto dato che i cristiani costituiscono solo il 2,3% degli 1,37 miliardi di abitanti dell’India, mentre gli indù sono la stragrande maggioranza, rappresentando quasi l’80% della popolazione del Paese. Eppure, le istituzioni indiane negli anni non hanno mai messo non solo di accusare Madre Teresa e le sue missionarie, ma anche di ostacolarne l’opera, per esempio accusandole di voler convertire i bambini o non rinnovando loro i permessi per ricevere donazioni dall’estero, fonte fondamentale di finanziamento per questa realtà.

Sì, perché le Missionarie della Carità sono arrivate a ricevere anche oltre 600 milioni di euro di aiuti per la loro encomiabile opera. Non stupisce dunque che oggi le celebrazioni per i 25 anni dalla morte non siano ben viste dai nazionalisti indù. Anche se, a ben vedere, anche a livello internazionale Madre Teresa è oggi sì ricordata, ma con le dovute cautele. Molte, in effetti, sono state le prese di posizioni politicamente scorrette. Basti pensare a cosa disse quando a ritirare l’11 dicembre 1979 ad Oslo il Nobel per la pace.

«Il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto», disse, «perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa […] Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi». Parole pesanti come pietre, ma dense di verità; e che ci ricordano, una volta di più, la realtà statura di questa piccola grande donna, che amava definirsi “una matita nella mani di Dio”.

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