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NEWS 22 febbraio 2017    
I vescovi del Costa Rica: la lotta contro povertà  e ingiustizie, insieme a quella contro aborto e gender

di Nicola Gori

 

Disuguaglianze, narcotraffico, povertà e mancanza di lavoro creano grandi sfide alla società e alla Chiesa in Costa Rica. Ma sono anche occasioni per rivedere la pastorale e cercare nuove modalità per annunciare il Vangelo in un paese in rapido cambiamento. In occasione della visita ad limina Apostolorum della Conferenza episcopale, ne abbiamo parlato con il vescovo presidente Oscar Fernández Guillen, in questa intervista all’Osservatore Romano.

Quali sono le sfide che deve affrontare la Chiesa in Costa Rica?
La nostra società sta sperimentando cambiamenti molto rapidi, che incidono sullo sviluppo integrale dell’uomo. Siamo preoccupati per la violenza e il crimine organizzato, che stanno creando molti problemi e tensioni. In particolare, il traffico di droga causa danni notevoli al tessuto sociale. Vediamo con grande preoccupazione l’alleanza del trafficanti con le fasce più povere della popolazione. Stiamo assistendo a una crescita della violenza dappertutto, proprio a causa di questo commercio che incide sempre più nell’economia. E il narcotraffico produce quasi due morti alla settimana. Inoltre stiamo notando anche un aumento della disuguaglianza economica. Da un sistema basato sul bene sociale, si sta passando sempre più velocemente a un sistema di economia di mercato con tutte le sue conseguenze. Questi cambiamenti pongono nuove sfide alla Chiesa, che si trova davanti anche opportunità per un ulteriore slancio evangelizzatore. Sappiamo che il contributo della Chiesa a una nazione multietnica e multiculturale si alimenta anche dalla qualità della fede vissuta e praticata nella carità e nella fedeltà al Vangelo.

Davanti al crescendo di queste disuguaglianze, che posto occupa l’attenzione ai poveri?
In ogni parrocchia esiste una commissione di pastorale sociale che si occupa delle povertà e delle persone in stato di bisogno. Da una parte l’impegno a favore di questi fratelli è portato avanti a livello parrocchiale e diocesano. In particolare, ci occupiamo delle famiglie indigenti e condividiamo con loro cibi e beni di prima necessità. Nelle parrocchie c’è molta gente generosa e sensibile, che rende concreta la carità verso il prossimo. È con questa forza ed energia che affrontiamo la situazione particolare della povertà. Ci sono molte cause che producono situazioni di disagio. Nella mia diocesi di Puntarenas, che si trova sull’Oceano Pacifico, in una zona centrale del Paese, si notano grandi diseguaglianze. È una delle regioni più colpite come lo sono quelle periferiche. Il nostro territorio è molto bello, con una natura rigogliosa, però la gente è estremamente povera, non c’è lavoro. Uno dei pochi settori che tira è quello della pesca, in cui sono impegnate circa cinquemila famiglie. Un settore con tanti problemi che è stato tradizionalmente abbandonato, dimenticato dal governo e dalle istituzioni. La Chiesa ha scelto di stare vicina a questi lavoratori, soprattutto quando chiedono il nostro appoggio. La nostra è una presenza e una vicinanza che non risolve tutti i problemi, ma è importante. Facciamo ciò che possiamo.

Le famiglie riescono a compensare queste difficoltà?
La situazione della famiglia e della gioventù è problematica. La disintegrazione familiare è molto forte. I matrimoni si disfanno costantemente, sia quelli religiosi, sia quelli civili. Ci sono tantissimi bambini e giovani che crescono con un solo genitore o anche senza. Riscontriamo poi molta violenza tra le mura domestiche. Soprattutto la disuguaglianza economica colpisce tutte le famiglie del paese. Questa è un’urgenza per il nostro paese. La Chiesa, attraverso la pastorale familiare, sta facendo quello che può per sostenere le famiglie. Cerchiamo di accompagnare e offrire attenzione pastorale a molti livelli.

Il fenomeno migratorio riguarda anche il vostro paese?
Negli ultimi tempi, la nostra posizione geografica ha favorito l’arrivo di migliaia di persone in cerca di migliori condizioni di vita. Alcuni rimangono, altri transitano solamente verso altre zone. Questo ha portato anche un nuovo fenomeno interno che aumenta la sfiducia della popolazione: è quello che chiamano la congestione del traffico. A causa dell’intenso traffico la gente deve alzarsi sempre prima al mattino, talvolta all’alba per arrivare in tempo al lavoro. Ciò crea un malessere che fa aumentare la violenza e il nervosismo, provocando migliaia di incidenti d’auto sulle strade.

Qual è la realtà della Chiesa in Costa Rica?
Recentemente l’università statale di San José ha condotto un’inchiesta sulla religione di appartenenza della popolazione. Il 71 per cento degli intervistati si dichiara cattolico. È un numero notevole. Tuttavia, mancano preti in tutte le diocesi. Non è che i seminari siano vuoti, però le vocazioni non crescono in proporzione ai bisogni della società. Questa situazione ci ha obbligato a pensare una pastorale vocazionale nuova e stiamo facendo passi importanti al riguardo. La Chiesa è impegnata anche ad affrontare la cultura dell’aborto, della fecondazione in vitro e del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

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