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Il Battesimo di Cristo ci introduce nel suo splendore
NEWS 7 Gennaio 2024    di Samuele Pinna

Il Battesimo di Cristo ci introduce nel suo splendore

Non riesco a rievocare nella mia memoria il placido scorrere del fiume Giordano quando in illo tempore ho visitato la Terra Santa. Mi sforzo pure adesso, ma il ricordo si fa sfuocato e le immagini sbiadite come quando si transita nel mondo dei sogni. Non mi rassegno e m’informo: il corso d’acqua – leggo da qualche parte – è «piccolo, incostante, torbido e giallastro come la tinta delle prode che vi sfarinano: un qualche ciuffo impolverato d’eucalipti, il bianco opaco dei villaggi, le mosche incattivite…». Mi figuro d’emblée una folla radunata in una piccola insenatura sporcata dalla sabbia e aggredita dalla vegetazione, e poco più in là rispetto alla spiaggetta mi par d’intravedere, a mollo fin oltre ai polpacci, il Battista intento a predicare con voce stentorea concetti chiari a riguardo della venuta del Messia.

Immagino il suo stupore nel vedersi comparire dinanzi il Figlio dell’Altissimo a chiedere il battesimo: lui, anzi Colui che è senza peccato. Davanti alla voce dal cielo che scandisce: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”, mi sovviene una duplice riflessione proprio in questa domenica collocata a ponte tra il Tempo del Natale, oramai esaurito, e quello Ordinario, pronto a sostituirlo.

La prima riguarda la materia del Sacramento: ho imparato da Gregorio Nazianzeno che «Cristo nel Battesimo si fa luce», e noi possiamo entrare «nel suo splendore; Cristo riceve il battesimo, inabissiamoci con lui per poter con lui salire alla gloria». Ergo, non sono state le placide correnti a santificare Gesù, ma è lui a santificare il Giordano, e con il Giordano tutte le acque. Nell’immersione Egli ha seppellito totalmente l’uomo vecchio.

Tale non secondario aspetto, dà avvio alla mia successiva considerazione: c’è una nuova nascita – dono dall’Alto – per chi vive nella Chiesa. In soldoni, si tratta di possedere una visione differente della realtà: le cose non mutano per chi è cristiano, ma tramite la fede si possono scrutare meglio, perché le si osserva con lo stesso sguardo del Creatore, il quale le ha poste in essere. è, dunque, imprescindibile credere in Dio per capire il reale che ci circonda.

Non è il mondo che insegna cosa conta per la vita, ma le parole trasmesse dal Signore e comprese, nella libertà, con la ragione di cui l’uomo è dotato. In questo modo, ogni persona si apre all’opera dello Spirito Santo, il quale – nel brano di Marco – è portatore di una sublime testimonianza: «testimonia – precisa il Santo vescovo succitato – la divinità del Cristo: si presenta simbolicamente sopra colui che gli è del tutto uguale.

Una voce proviene dalle profondità dei cieli, da quelle stesse profondità dalle quali proveniva chi in quel momento riceveva la testimonianza». La divinità del Cristo stabilisce come sia lui (e lui soltanto) il punto di riferimento dell’esistenza di chi vuole essere discepolo. Il battezzato, quindi, non è solo chiamato a dare un vago buon esempio (che è conseguenza logica di un comportamento santo), ma una testimonianza, il che implica il saper coinvolgere – forsanche provocare – chi gli sta intorno, in vista di una risposta.

Erigersi a modelli neutrali può far ricevere il plauso altrui (sebbene quasi sempre intriso d’indifferenza), così da sentirsi dire: “Tu sei bravo e fai bene a fare, ma io per me stesso scelgo altro”. La testimonianza, invece, aiuta a pungolare le coscienze, interrogando sulla veridicità di quel che accade da rileggere con gli occhi della misericordia divina. Non basta indicare il vero se il messaggio non è unito alla carità, e non c’è effettivo amore senza verità. Da qui, il battezzato non annuncia mai se stesso, non si spinge a formulare versetti evangelici che nel Vangelo non sono stati scritti. Altresì, contempla e agisce in quanto mosso dallo Spirito e non da passeggere ideologie, mode o teologie che non hanno nulla di teologico.

Medito ancora un poco e alla fine mi convinco: il Battesimo di Gesù al fiume Giordano rammenta a chi è uso sfogliare le pagine della Sacra Scrittura la necessità della conversione personale e altrui. Si dice che Gesù abbia accolto chiunque ed è un dato inoppugnabile, ma a tutti – nessuno escluso (qui l’autentica capacità di includere) – ha chiesto di abbandonare condotte peccaminose per rivolgersi alla verità che fa liberi, per seguirlo fin sotto la Croce.

O sopra, se necessario.


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