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NEWS 12 dicembre 2016    
Il beato Borzaga: «Credo disperatamente al tuo Amore per me, uno dei tuoi sacerdoti più deboli»

Domenica 11 dicembre, nella capitale del Laos, Vientiane, si è tenuta la solenne celebrazione per la beatificazione di 17 martiri per la fede, tra sacerdoti, religiosi e laici, che hanno perso la vita tra il 1954 e il 1970. Tra di essi, il missionario trentino padre Mario Borzaga, ucciso nel 1960 a soli 27 anni, insieme al suo giovane collaboratore, il catechista Paolo Thoj Xyooj.

Mario Borzaga, nato a Trento il 27 agosto 1932, dopo aver iniziato la sua formazione al sacerdozio nel Seminario diocesano, entrò tra i Missionari Oblati di Maria Immacolata. Nel 1957 partì per il Laos, insieme ad altri confratelli, i primi a sbarcare in quel paese asiatico. Percorse i villaggi visitando gli ammalati e dispensando ovunque il suo sorriso: essere un uomo felice nella conformazione a Cristo Crocifisso era la sua vocazione più intima. Il 25 aprile 1960 s’incamminò, insieme al catechista laico Paolo ThojXyooj, per visitare altri villaggi nel nord del Laos, i cui abitanti desideravano conoscere meglio il Vangelo. Da allora non si ebbero più loro notizie, fino a quando non venne scoperto che erano stati uccisi da alcuni guerriglieri Pathet Lao, contrari alla presenza dei missionari stranieri. Padre Mario aveva ventisette anni, mentre Paolo diciannove.

Di seguito alcuni estratti dai suoi diarii:

«Co’ ’sta pasta...»

Quest’oggi ho fatto una scoperta, d’essere stupidamente incoerente... Ma non voglio scoraggiarmi: continuerò con umiltà la strada tracciata, contento della mia stupidità e ingenuità. «Co’ ’sta pasta se fa gnochi!» (Pio X) con questa e null’altro: questo è il cuore e la volontà e l’intelligenza per amare, questo e nulla più. Chiederò perdono a Gesù e ai fratelli.

È l’Amore e la santità fatta di amore che conta.
Capita un primo diavoletto e mi dice: «Ecco, vedi a che cosa serve il tuo sacerdozio, a nulla, difatti oggi non hai fatto nulla di sacerdotale, non hai detto nemmeno una buona parola perché non sai la lingua, anche domani domenica non celebrerai che la Messa e poi basta, non valeva proprio la pena...». Ma io al diavoletto tentatore rompo le corna con ragionamenti molto più logici dei suoi. Allora viene un secondo diavolillo e mi dice: «Sai, stasera sono passato per Roma e ho visto sulla Via Aurelia i tuoi compagni di corso ben alloggiati, ben vestiti, non dico con tante comodità, ma insomma, ecco, una casetta passabile, tu invece guarda che miseria, dormire per terra con le ossa rotte che ti fanno male da tutte le parti...». Ma io gli rompo il muso cantando la casetta in Canada. Allora viene un terzo Satanello che dice: «Ma che fai? Ecco adesso vengono dal buio della foresta le tigri e i cobra e entreranno qui nella capanna; carovane di scorpioni e formiche rosse stanno già salendo e ti verranno nei buchi del naso e degli orecchi a fare il nido e tu hai coraggio di stare qui?...». Ma io per tutta risposta mi addormento beatamente sognando una squadriglia di angioletti rosa che giocano a canasta e fumano esportazione.

Credo disperatamente in te
Perché non ringraziare infinitamente l’Amore specialissimo di Dio per me che mi ha dato la Fede, che mi ha fatto conoscere la sua Chiesa? Dio mio, come sei immensamente buono con me! Quanto mi hai amato! Cosa ho fatto io per meritare tanto Amore?
Nel pomeriggio avevo molto male di testa e febbre. Ora sto meglio, ho scritto a Marchiol, a Fidelibus, a Gigi, a p. Bertrais e a Jeng. In complesso non ho molto studiato. Non so se il Signore mi domandi dell’eroismo a smettere di fumare o se mi domandi di fumare e l’eroismo di credere che mi posso far santo ugualmente. Quello che importa è che devo essere santo ad ogni costo, anche se ho la stoffa fatta apposta per essere tutto il contrario. Io credo disperatamente in te e al tuo Amore per me, per me che sono uno dei tuoi sacerdoti più deboli, e un figlio della Madre tua.

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