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Il card. Robert Sarah: «Come non ringraziare Paolo VI per il suo coraggio nella “Humane Vitae”?»
NEWS 24 Settembre 2015    

Il card. Robert Sarah: «Come non ringraziare Paolo VI per il suo coraggio nella “Humane Vitae”?»

Il cardinale Robert Sarah, nato in Guinea nel 1945 e oggi prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ha appena pubblicato un grandioso libro-intervista con Nicolas Diat; un libro che pur parlando nella massima carità e con profonda misericordia non fa sconti indebiti alla verità, non scende a compromessi, non transige nemmeno per un secondo. Lo si capisce sin da quel titolo che campeggia sulla copertina come una bandiera, Dio o niente. Conversazione sulla fede.
In Italia lo pubblica l’editore senese Cantagalli, buon amico de
Il Timone, così come buon amico de Il Timone è l’editore statunitense Ignatius Press di San Francisco che alla nostra redazione ha inviato – in anticipo sull’edizione italiana – copia del libro in versione inglese, God or Nothing: A Conversation on Faith, affinché i nostri lettori avessero subito possibilità di conoscere direttamente la grande e ricca proposta di rinnovamento nella tradizione che viene oggi dalla Chiesa Cattolica africana a fronte dei gravi antagonismi che scuotono il mondo contemporaneo, un rinnovamento autentico su cui anche quell’editore di Oltreoceano sta “scommettendo” molto.

Per gentile concessione di Cantagalli proponiamo dunque un brano assai significativo di Dio o niente.

 

del card. Robert Sarah

 

D. Come puo la Chiesa superare le montagne d’incomprensione che si sono elevate dopo l’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, pubblicata nel 1968? L’opposizione tra morale cristiana e valori dominanti delle societa occidentali e ancora insormontabile?

R.  È importante situare questo antagonismo nel contesto della secolarizzazione e della scristianizzazione; l’allontanamento d’intere nazioni della società moderna dall’insegnamento morale della Chiesa è andata di pari passo con l’ignoranza e il rifiuto della sua dottrina o della sua eredità culturale. C’è un insieme complesso di fattori di cui dobbiamo tenere conto, un’indifferenza verso Dio che supera il semplice problema delle regole morali.

Penso che i sacerdoti e i vescovi debbano dar prova di grande pedagogia, facendo attenzione a non rifugiarsi in presentazioni dottrinali troppo dotte, per far comprendere che il messaggio della Chiesa non si riduce alle questioni di morale sessuale; oggi il modello di Francesco potrebbe essere di grande aiuto.

Per questo, la Chiesa deve restare vigilante davanti alla sregolatezza dei valori. Nelle nostre società relativiste, il bene diventa ciò che piace e che conviene all’individuo. Allora, compreso o frainteso, l’insegnamento morale della Chiesa è rifiutato come la manifestazione di un falso bene. I media contribuiscono spesso a screditare volontariamente la posizione della Chiesa, a travestirla o a restare silenziosi. Il discorso dominante cerca senza posa di presentare l’idea di una Chiesa arretrata e medievale – che ignoranza del Medioevo! – che rifiuta di adattarsi all’evoluzione del mondo, ostile alle scoperte scientifiche e arroccata su vecchi ideali. Di fronte a questo fiume di fango, bisogna essere fermi e lucidi, non dare prova di ingenuità, essere irreprensibili, pregare e restare uniti a Dio. Gli attacchi, se sono ingiusti, passeranno.

Come non ringraziare Paolo VI per il suo coraggio nell’enciclica Humane Vitae? Questo testo è stato profetico sviluppando una morale che possa difendere la vita. Malgrado le molte pressioni all’interno stesso della Chiesa, il Papa vedeva già stagliarsi l’orizzonte funesto che poi Giovanni Paolo II ha chiamato «la cultura di morte». Non voglio dimenticare le violente critiche di cui fu oggetto per aver rifiutato di abdicare ai principi elementari della vita. Facendo seguito all’enciclica di Paolo VI, Giovanni Paolo II ha diffuso un insegnamento molto ricco sul corpo e sulla sessualità. Malgrado il rispetto di cui era oggetto soprattutto dopo i suoi interventi decisivi per liberare i popoli dell’Europa dell’Est dal giogo della dittatura comunista, quante critiche acerbe non si sono levate contro la sua visione della morale? Aveva tuttavia compreso che la Chiesa non doveva abbassare le braccia. Con la sua fermezza, obbediva a Gesù che ha detto a Pietro: «E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22, 32).

Credo che la storia darà ragione alla Chiesa, poiché la difesa della vita è la difesa dell’umanità. Oggi, tante organizzazioni e gruppi professano di voler liberare la donna affinché sia padrona del suo corpo e del suo destino… Di fatto il corpo della donna è sfruttato, usato in molte circostanze, spesso a fini commerciali e pubblicitari, per cui alla fine diventa una merce e un oggetto di piacere. In una società ipererotizzata, che cerca di far credere che l’uomo non si realizzi pienamente se non attraverso una “sessualità illuminata”, mi sembra che la dignità della donna si trovi di fronte a grandi regressioni. L’Occidente è il continente che umilia e disprezza nel modo più vergognoso la donna denudandola pubblicamente e usandola per fini commerciali edonisti.

Bisogna, però, gioire del fatto che molte donne possano accedere a un’istruzione superiore e anche il diritto di voto è stato accordato alle donne troppo tardivamente in Europa. È importante anche che la donna possa esercitare un lavoro compatibile con la maternità.

Per questo, l’Occidente si sbaglia credendo che il liberalismo morale permetta un progresso della civiltà; come si può pretendere che il libero accesso alla pornografia attraverso i numerosi mezzi di comunicazione, la cui visione abietta della sessualità – in sé santa – si diffonde in tutta la società, ivi compresi i più giovani, sia l’esempio del progresso del mondo? Come è possibile che le grande agenzie dell’ONU che dicono di lottare per i diritti dell’uomo non si battano con vigore contro la potente industria europea e americana del sesso? Tutte queste tenebre sono l’espressione di un mondo che vive lontano da Cristo. Senza il Figlio di Dio, l’uomo è perduto e l’umanità non ha futuro.

Oggi, la Chiesa deve combattere controcorrente, con coraggio e speranza, senza temere di alzare la voce per denunciare gli ipocriti, i manipolatori e i falsi profeti. In duemila anni la Chiesa ha affrontato molti venti contrari, ma alla fine delle strade più aride, ha comunque riportato la vittoria.