martedì 20 ottobre 2020
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NEWS 10 ottobre 2020    di Giulia Tanel
Il “diritto” di abortire delle donne è sotto attacco. Parola di Macron

«Ovunque, i diritti delle donne sono sotto attacco, a cominciare dalla libertà per le donne di controllare il proprio corpo, e in particolare dal diritto all’aborto». Questa la dichiarazione del presidente francese Emmanuel Macron, intervenuto nell’ambito di un evento dell’Assemblea generale svoltosi giovedì 8 ottobre per commemorare il 25° anniversario della Conferenza di Pechino del 1995. «Una generazione dopo», avrebbe quindi proseguito, «non è il momento per la commemorazione o l’auto-congratulazione. Non è un segreto per nessuno: nel 2020, la Dichiarazione di Pechino non avrebbe alcuna possibilità di essere adottata».

Parole pesanti, quasi drammatiche.

Ma facciamo un passo indietro. La Conferenza di Pechino del settembre del 1995 è stata la quarta di una serie di conferenze mondiali sulle donne organizzate dalle Nazioni Unite, con lo scopo di «far progredire gli obiettivi di uguaglianza, sviluppo e pace per tutte le donne, in qualsiasi luogo e nell’interesse dell’intera umanità». L’evento portò alla stesura di due documenti: La Dichiarazione e un Programma d’Azione, articolato in 6 capitoli. Ebbene, il tema dell’aborto viene affrontato nel capitolo 4, titolato “Obiettivi strategici e azioni” e suddiviso in 12 punti che affrontano altrettante “aree critiche”.

Un embrione a 12 settimane di gestazione

Al punto C, “Donne e salute”, si legge che una delle iniziative da assumere deve essere quella di «riconoscere e affrontare il problema dell’impatto sanitario dell’aborto effettuato in condizioni di insicurezza come una delle più gravi preoccupazioni, in tema di salute pubblica» (p. 57). A supporto viene quindi citato il paragrafo 8.25 del Programma di azione della Conferenza sulla popolazione e lo sviluppo, nel quale, oltre all’evidenziazione rispetto alla sicurezza dell’aborto e al fatto che le donne devono poter essere seguite in caso di complicazioni post operatorie, si sostiene che l’aborto non deve essere in nessun caso «promosso come un metodo per la pianificazione familiare» e, anzi, che «le donne che hanno gravidanze indesiderate devono avere accesso a informazioni tempestive e competenti, e ricevere consigli». E questo anche dopo un eventuale aborto, al fine di «evitare aborti ripetuti».

Quindi, quanto emerso a Pechino non è di certo una posizione pro life, tutt’altro: di fatto è una chiara presa di posizione delle Nazioni Unite in favore dell’aborto quale componente della “salute sessuale e riproduttiva” delle donne. Tuttavia, leggendo il testo, è evidente che si è piuttosto lontani dall’interpretazione che ne avrebbe dato Macron: infatti, si parla sì di diritto (sic!) all’aborto per la donna e non si tiene minimamente conto dei diritti del nascituro e di quelli del padre del bambino, ma nel contempo è altresì vero che si considera ancora la possibilità di uccidere il figlio nel grembo materno come un gesto estremo, da cercare di limitare mettendo in campo altre soluzioni.

Ma evidentemente Macron, con la sua dichiarazione, voleva “portare acqua al suo mulino”: in Francia, infatti, dove nel solo 2019 sono stati effettuati 232.000 aborti volontari (ossia circa 636 al giorno!), il dibattito sul tema dell’aborto è molto vivace e sono diversi i tentativi in atto per erodere i paletti posti per l’accesso all’aborto legale (non solo terapeutico) e, nel contempo, per limitare le voci pro life e la possibilità per i medici e gli operatori sanitari di fare obiezione di coscienza.


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