lunedì 28 novembre 2022
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NEWS 17 Novembre 2022    di Giuliano Guzzo

Il genitore neutro non esiste. Manco se lo chiedono «due mamme» (e lo dice una sentenza)

Via libera al genitore neutro. Lo ha stabilito un’ordinanza del Tribunale civile di Roma, accogliendo l’istanza presentata da due «madri» – una legale e una adottiva – di una bambina, le quali avevano fatto ricorso contro il decreto del 31 gennaio 2019 dell’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che impone sul documento la dicitura padre e madre anziché genitore. L’azione legale, portata avanti dalle associazioni Rete Lenford e Famiglie Arcobaleno, era iniziata dopo che la citata coppia di donne, presentatasi al Comune per chiedere la carta di identità della figlia, si era vista rispondere che serviva la scritta «padre e madre o chi ne fa le veci». Le due si sono quindi rivolte al tribunale ordinario e il giudice, come si diceva, ha dato loro ragione.

Per la precisione, l’ordinanza del Tribunale civile di Roma, XVIII Sezione, ha stabilito che «la carta d’identità è un documento con valore certificativo, destinato a provare l’identità personale del titolare, che deve rappresentare in modo esatto quanto risulta dagli atti dello stato civile di cui certifica il contenuto», quindi, «un documento che, sulla base di un atto di nascita dal quale risulta che una minore è figlia di una determinata donna ed è stata adottata da un’altra donna, indichi una delle due donne come ‘padre’, contiene una rappresentazione alterata, e perciò falsa, della realtà ed integra gli estremi materiali del reato di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico (artt. 479 e 480 cod. penale)».

Di qui la decisione, da parte del giudice, di farsi che sul documento in parola – la carta d’identità elettronica valida per l’espatrio della bambina – il ministero dell’Interno e il sindaco di Roma indichino «(apportando al software e/o dell’hardware predisposto per la richiesta, la compilazione, l’emissione e la stampa delle carte d’identità elettroniche le modifiche che si rendessero all’uopo necessarie) le qualifiche ‘neutre’ di ‘genitore’ in corrispondenza dei nomi delle ricorrenti (…)». Fin qui, posto che il citato decreto del 2019 non è stato annullato – e che il Tribunale di Roma si dovrà pronunciare anche su un caso analogo sollevato da altre due madri -, il versante giudico della vicenda. Che però, diversamente da quanto molti commenti  lasciano intendere, non è affatto solo giuridica.

Esiste infatti anche un piano antropologico rispetto al quale – ecco il punto – non c’è sentenza che tenga e che afferma un principio che è pure un’evidenza: tutti i figli hanno un padre ed una madre. E rispetto a questo, qualsiasi cosa affermi non già il Tribunale di Roma oggi ma pure, domani o dopo domani, la stessa Corte Costituzionale o – o foss’anche la Corte europea dei diritti dell’uomo, nulla può essere cambiato. Per il semplice fatto che il diritto può avere funzioni regolative della realtà, ma non generative della stessa. In altre parole, i giudici sono giudici non stregoni o prestigiatori; ed anche se alcuni si comportano come tali, subito applauditi dal vasto e variopinto fronte progressista, basterà sempre lo sguardo di un bambino che cerca il padre o la madre per smascherarli (Foto: Visualhunt.com)

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