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NEWS 9 luglio 2021    di Redazione

Il governo social-comunista della Spagna spinge per l’aborto sempre più facile

Dopo l’approvazione della legge sull’eutanasia, e il Consiglio dei ministri che ha dato il via alla legge che consentirà il cambio di sesso in anagrafe dall’età di 14 anni senza la necessità di una relazione medica e che lo consente anche a partire dai 12 anni con autorizzazione giudiziaria, ora vogliono una svolta in più sull’aborto.

La proposta in agenda ha quattro obiettivi:

  • eliminare i tre giorni obbligatori di riflessione prima di abortire, come stabilito attualmente dalla legge spagnola;
  • aumentare la pena dei soccorritori, comprendendo la reclusione, per proteggere l’attività dei servizi di aborto e privare le madri del diritto all’informazione;
  • eliminare il consenso espresso dei genitori per i minori che vogliono abortire;
  • limitare l’obiezione di coscienza del personale sanitario.

Il ministro dell’Uguaglianza, Irene Montero (foto in alto), politica e psicologa membro della direzione di Podemos, ha assicurato questo giovedì  che «la legge sull’aborto ha bisogno di una riforma» per «eliminare i tre giorni di riflessione» obbligatori per quelle donne che hanno pensato di abortire. Crede che sia «importante» inviare il messaggio che «le decisioni delle donne non hanno bisogno di supervisione» o «di essere supervisionate».

Montero ha inaugurato un convegno sulla salute sessuale e riproduttiva (aborto), organizzato dall’Istituto delle Donne, dove ha fatto riferimento a questa riforma a cui, come ha indicato, stanno già lavorando e che lei stessa ha annunciato ormai da quasi un anno. Il ministro Montero sostiene che «la Spagna è pronta a depenalizzare definitivamente l’aborto» e ha manifestato l’intenzione di promuovere nei «prossimi mesi» la riforma della Legge sulla salute sessuale e riproduttiva, affinché «diventi quanto prima realtà».

Nel suo discorso, ha riconosciuto che il testo approvato su questo tema nel 2010 è stato «un significativo passo avanti» per la società spagnola, anche se ritiene che ora «sono sorte nuove esigenze». Inoltre, ha criticato le timide «barriere» che «dalla mano del Partito Popolare» sono state inserite nella legge nel 2015, con «l’obbligo delle donne dai 16 ai 18 anni» di «avere il consenso espresso di entrambi i genitori o tutori per eseguire l’aborto».

Montero vuole penalizzare quelle che lei chiama «la vessazione delle cliniche», e impedire il lavoro dei soccorritori che salvano la vita di bambini e alle madri; e, naturalmente, regolamentare l’obiezione di coscienza dei medici in modo che «non sia al di sopra del diritto di decidere sul proprio corpo» delle donne e che esse possano eseguire l’aborto in «un ospedale pubblico, vicino alla loro casa, scegliendo il metodo preferito e con tutte le garanzie per i loro diritti». Attualmente la maggior parte dei medici si oppone, poiché l’aborto diretto non è necessario dal punto di vista medico per salvare la vita di una donna. (Fonte)


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