mercoledì 28 settembre 2022
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NEWS 30 Agosto 2022    di Giulia Tanel

Il problema della Chiesa in Germania? La sua (ricca) tassa

C’è un’annosa questione che riguarda i fedeli cattolici, evangelici e di qualche altra minoranza cristiana in Germania: la Kirchensteuer, ossia la tassa annuale – riscossa dallo Stato – dovuta alla Chiesa per il semplice fatto di essere battezzati (se uno dei coniugi o conviventi non è “credente”, può invece entrare in gioco la Kirchgeld, ma la sostanza di fondo non cambia). Fino al 2010, il non pagare la tassa equivaleva a fare dichiarazione di apostasia, cosa che ora non è più così nella sostanza, ma che rimane tale nei fatti. Coloro che non pagano non possono infatti ricevere i sacramenti… e neppure il funerale.

A quanto ammonta questa tassa? La risposta varia a seconda del Land di riferimento, ma in ogni caso si tratta di una cifra che ammonta all’8-9% dell’imposta sul reddito, cioè non sul reddito imponibile, bensì sulle tasse che ogni cittadino già paga allo Stato. A conti fatti, dunque, non si tratta di una cifra impossibile, ma neanche trascurabile, soprattutto in questa congiuntura economica sfavorevole, che vede anche la “locomotiva d’Europa” (e forse soprattutto, stando ai dati attuali) affrontare un momento particolarmente critico, che si traduce in un rincaro importante dei prezzi a tutti i livelli, in primis sulle bollette e sugli alimentari.

Ma, soprattutto, è già da anni che vari commentatori rilevano come la Kirchensteuer sia, in definitiva, spesso causa di abbandono della Chiesa da parte dei fedeli. Scrive per esempio Peter Winnemöller sul Tagespost: «In Germania, invece, devi pagare o sei fuori. L’imposta ecclesiastica, sebbene sia spesso inferiore a quanto ipotizzato, è citata da un numero sproporzionato di coloro che hanno lasciato la chiesa come motivo della fuoriuscita. E non importa se questo motivo riflette un contributo effettivamente versato o solo percepito». E aggiunge, un po’ provocatoriamente: «Quanti poveri, che sono particolarmente vicini al cuore di papa Francesco, la Chiesa tedesca sta scacciando dalla Chiesa con il suo rigore finanziario? Né il papa, né un vescovo in Germania possono farlo».

Guardando le statistiche si vede infatti che nel 1990 a fronte di 79 milioni di abitanti circa 28 milioni si professavano cattolici, mentre nel 2021 a fronte di 83 milioni di abitanti, solamente 21,5 milioni si dicono tali; traducendo in percentuale, nel 1990 oltre il 35% della popolazione faceva parte della Chiesa cattolica, a fronte del 26% circa del 2021. Un calo di quasi dieci punti percentuali in trent’anni, con un’accelerazione nell’ultimo decennio.

Questo, tradotto “in soldoni”, significa di certo meno soldi per le Diocesi, che comunque non versano affatto in situazione di difficoltà economica e continuano a incassare i loro 5-6 miliardi ogni anno, ma significa soprattutto altre due cose. Innanzitutto, ed è il dato più importante dal punto di vista prettamente “spirituale”, il fatto di avere meno “lavoratori nella messe”, meno persone che vivono e testimoniano anche attivamente la loro fede in Cristo risorto.

Ma può anche significare, anche se qui si entra nel campo delle supposizioni, che forse la Chiesa tedesca, e nel dire questo il riferimento è esplicito alla confessione cattolica, pur di non “perdere” altri fedeli paganti dal proprio registro è disposta ad “adattarsi” al mondo. Che sorgano quindi proprio da qui molti aspetti problematici del cattolicesimo tedesco che, con la “Synodaler Weg” a dare una spinta propulsiva non indifferente, riveste – in questo caso senza conoscere crisi – il ruolo di “locomotiva”, di apripista nell’ottica di superare, o di essere “aggiornare” la dottrina della Chiesa in materia per esempio di omosessualità, o di sacerdozio femminile, o ancora di morale sessuale.

L’obiettivo, direbbe il cardinal Reinhard Marx, è quello di essere il più “inclusivi” possibile, e questo anche forse per motivi appunto economici. Se la Chiesa è infatti legata a doppio filo al supporto, in questo caso “cash”, del mondo, non è libera di andarvi contro per seguire Cristo e per servire con fedeltà la Sua Chiesa.

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