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Il rumore dei trattori fa bene alla salute
NEWS 9 Febbraio 2024    di Lorenzo Bertocchi

Il rumore dei trattori fa bene alla salute

Non è una tractor fest, è un grido che sale dal mondo agricolo. Questo è la protesta dei trattori e andrebbe ascoltato bene, visto che troppo spesso quando ci sediamo a tavola o entriamo in un supermercato non sappiamo bene da dove arrivi il cibo che ci sostiene, eppure, grazie a Dio, mangiamo ogni giorno.

E se mangiamo ogni giorno è perché qualcuno ha coltivato, allevato e lavorato per portare il cibo sulla nostra tavola. Dovremmo anche insegnarlo ai bambini come arriva quel cibo sulla nostra tavola, perché non è il prodotto di una stampante 3D, ma il frutto della terra e del lavoro dell’uomo. Basterebbe questo per ascoltare la protesta dei trattori, al di là delle sigle e delle possibili strumentalizzazioni.

Il settore agricolo è un settore particolare, non solo primario, ma unico. Da sempre è un settore che strutturalmente gode di benefici diretti e indiretti di vario genere, ma il modo in cui questo settore viene (giustamente) sostenuto può cambiare e molto. Fino agli anni Novanta la Politica agricola comunitaria (Pac) procedeva con la cosiddetta politica dei prezzi, un sistema che, in estrema sintesi, ricordava i dazi e garantiva così i prezzi ai nostri produttori europei rispetto al prodotto extracomunitario. Questo sistema fu di fatto battuto in breccia sotto i colpi della liberalizzazione dei commerci e della globalizzazione, in occasione del famoso Uruguay round (concluso nel 1993) all’interno del processo Gatt (negoziazioni multilaterali mondiali sul commercio).

Da lì in poi, al grido “avviciniamo le imprese al mercato”, ecco che la Pac cambiò filosofia. Piano piano entrarono i concetti di sostenibilità, territorio, multifunzionalità, fino ad arrivare al cosiddetto greening (Pac 2014-2021) e poi il green deal europeo che ha introdotto gli ultimi “paletti verdi” entro cui svolgere l’attività agricola. Paletti sempre più stringenti che costringono l’agricoltore a uno slalom speciale più che a una discesa libera delimitata.

L’ideologia di una transizione verde che non tiene conto della realtà produce questo grido che sale dalla campagna, dove si ha a che fare con le cose concrete. Perché la coltivazione e il prodotto agricolo continuano a essere cocciutamente legate alle stagioni, alla terra e alla tecnica applicata alla coltivazione. E di questa agricoltura, se vogliamo mangiare, abbiamo tutti bisogno, non di una agricoltura romantica o da salotto chic, ma di quella che produce e permette di trovare il cibo tutte le mattine al supermercato. Nessuna carne sintetica sostituirà mai questa realtà, ricordiamolo bene.

Per fare il suo mestiere l’agricoltura ha bisogno di concimi chimici, fitofarmaci, pesticidi, macchine, attrezzi, capitali. Deve poterli utilizzare in modo ragionevole e scientifico. Non ha bisogno di estremismo verde.

Quando i trattori torneranno nei capannoni e i motori si spegneranno, ricordiamo il loro rumore. È un bagno di realtà che, al tempo del metaverso, fa bene assai alla salute.

(Foto Imagoeconomica)