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NEWS 28 gennaio 2020    di Redazione
Il vescovo di Parigi e la profezia di Humanae vitae

Più di mezzo secolo fa, Papa Paolo VI ha rivolto l’enciclica Humanae Vitae a tutti i cattolici. Per l’arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit, è giunto il momento di riflettere sulle nuove implicazioni di questo testo che è stato accolto con tanta difficoltà quando è stato pubblicato nel 1968 e che, ancora oggi, è oggetto di dolorose controversie. Pubblicato a gennaio, Humanae Vitae: una profezia (Salvator, 2020) ha fatto, per il momento, meno rumore dell’opera del cardinale Robert Sarah con il contributo di Benedetto XVI, ma rimane una difesa e una promozione dell’educazione tradizionale della Chiesa. Inoltre, è scritto da un vescovo che era medico e che non esita a dimostrare che la procreazione assistita è una conseguenza di questa mentalità contraccettiva.

«A differenza degli animali», ha dichiarato monsignor Aupetit a Aleteia, «siamo veramente responsabili della nostra fertilità. Questo è il motivo per cui anche nella scienza usiamo la parola “riproduzione” per gli animali e “procreazione” nell’uomo, vale a dire la partecipazione a un atto che la precede. L’uomo e la donna entrano volontariamente in un progetto di accoglienza della vita che è loro proprio».

Dalla quarta di copertina del libro: «Con la contraccezione artificiale, ciò che è stato principalmente percepito all’inizio è stata la liberazione dai vincoli della gravidanza e dai suoi capricci. Avevamo pensato alle questioni umane ed etiche che la “pillola” poteva comportare? Con il senno di poi e l’esperienza, oggi possiamo andare oltre le vecchie passioni per realizzare ciò che era profetico di questa enciclica, in una visione ampia che combina la dimensione ecologica e la verità antropologica. Fornisce inoltre alla nostra società disorientata una comprensione più profonda ed eccitante dell’unione di uomini e donne e della loro fecondità».

L’insegnamento della Chiesa, lungi dall’essere superato o scadente come diciamo oggi, collegando le scelte umane alla bontà di Dio, ci permette di riscoprire la profondità del dono gratuito che l’amore deve essere.

È proprio questo dono altruistico di cui parla Papa san Giovanni Paolo II: «Non sono gli [esseri] umani che si uniscono tra loro, è Dio che li dà reciprocamente».

Anche un figlio entra in questa logica del dono e a proposito della discussione in Francia sulla legge che vuole aprire alla “provetta per tutti”, l’arcivescovo Aupetit, spiega a France Catholique: «”Un bambino come voglio e quando voglio” è uno slogan illusorio ed egoista… Fortunatamente, il bambino ci sorprenderà sempre… ma a quale costo? Chi siamo noi per privarlo deliberatamente delle sue origini? Si tratta di una violenza senza precedenti che viene inflitta ad esso e di cui dovremo inevitabilmente rendere conto…».


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