lunedì 28 novembre 2022
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NEWS 31 Ottobre 2022    di Federica Di Vito

Il vestito rosso a pois bianchi della Maria Goretti del Brasile

Il 24 ottobre si è concluso il processo di beatificazione per la giovane brasiliana Benigna Cardoso de Silva, dopo che nel 2019 papa Francesco ha riconosciuto la sua storia perché diventasse la prima beata del Ceará e la quarta martire del Brasile. È il 24 ottobre 1941 quando Raúl Alves, un compagno di scuola della tredicenne, le si avvicina a pochi metri da casa mentre Benigna Cardoso de Silva sta andando a prendere l’acqua. La giovane viene assassinata a colpi di machete perché si rifiuta di avere rapporti sessuali con lui.

«È morta martirizzata, alle 16.00 del 24 ottobre 1941, nella proprietà Oiti. Eroina della Castità, la sua anima converta la parrocchia e protegga i bambini e le famiglie della parrocchia», così ha scritto accanto all’atto di Battesimo di Benigna padre Cristiano Coelho Rodrigues, mentore spirituale della bambina. Benigna è nata il 15 ottobre 1928 a Santana do Cariri, nello stato del Ceará, frequentava spesso l’Eucaristia, leggeva la Bibbia e si occupava con gentilezza delle sue zia malate, nonostante fossero moleste verso di lei. È cresciuta nutrendosi della parola di Dio e ha fatto dell’amore per gli altri e del rispetto verso se stessa il suo cavallo di battaglia nella fede.

Da una nota di Vatican News risulta che alla cerimonia di beatificazione, svolta al Parco delle Esposizioni Pedro Felício Cavalcanti della città di Crato, hanno partecipato quasi 60.000 persone. L’arcivescovo di Manaus, Leonardo Steiner, ha letto la biografia della giovane e la lettera apostolica firmata dal Papa in cui si accetta la richiesta dei vescovi di dichiarare Beata Benigna e si stabilisce il 24 ottobre come data della sua memoria liturgica. Successivamente, la sua reliquia è stata portata all’altare da due delle sue sorelle e da alcuni giovani, mentre si cantava l’inno alla nuova beata. Nelle foto pubblicate dalla Diocesi di Crato, molte delle donne che hanno partecipato hanno indossato abiti simili a quelli che Benigna indossava il giorno del suo martirio: abito rosso a pois bianchi.

«Le parole dell’Apostolo risuonano bene di fronte alla brutalità, anche ai giorni nostri, in relazione ai bambini maltrattati e ai femminicidi, e alla figura illuminante della nostra Beata. […] Oggi lodiamo Dio per la vita e la testimonianza di quella che, attraverso il martirio, è nata per la Chiesa come donna beata, esempio e sostenitrice della dignità della donna. Esempio benigno della non sottomissione delle donne, difensore della propria forza e coraggio, della dignità e della bellezza, della sessualità e della maternità, del vigore e della tenerezza. Ha preferito la morte alla passione, ha preferito la morte alla rottura della sua dignità», ha detto l’Arcivescovo durante l’omelia.

Il suo martirio risuona nella società come esempio illuminante di difesa della donna, di icona contro gli abusi sessuali, di paladina della giustizia divina. Per questo, ha sottolineato monsignor Leonardo, lo stesso giorno della beatificazione è stato creato nella città di Crato il Tribunale per la violenza domestica e familiare contro le donne. «Benigna ci incoraggia a creare un ambiente familiare e sociale di cura, rispetto e dignità tra di noi. Eroina della castità!», ha concluso. La storia luminosa di Benigna, così come quelle di santa Maria Goretti o san Pelagio di Cordova, ci ispirano oggi a erigere la castità come dono ineguagliabile di libertà e amore a se stessi, a Dio e agli altri. (Foto: pagina Facebook Diocesi di Crato)

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