giovedì 24 settembre 2020
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NEWS 23 giugno 2020    di Giulia Tanel
Il viaggio di Benedetto XVI: nella famiglia la chiave del suo modo di essere

Joseph Ratzinger ha fatto ritorno in Vaticano ieri pomeriggio, «esausto ma contento». Il Falcon 900, proveniente da Monaco di Baviera, con a bordo il Papa emerito, è atterrato all’aeroporto di Ciampino poco prima delle 13 e da lì il viaggio è proseguito in macchina.

Sono stati dunque cinque, da giovedì 18 giugno, i giorni trascorsi da Ratzinger in Baviera: un viaggio pianificato e concretizzato, con l’avvallo di papa Francesco, essenzialmente per passare del tempo – forse per l’ultima volta, dato l’avanzare dell’età e il vacillare della salute – con il fratello Georg, ultimo componente della sua famiglia ancora in vita. Infatti, a causa della pandemia, il più anziano tra i due fratelli aveva dovuto annullare la sua consueta visita nel centro della cristianità, prevista per la primavera scorsa.

Il viaggio di Ratzinger si è svolto nel riserbo, ovviamente nel limite del possibile data la sua notorietà e il dispiegamento di polizia necessario per la sua protezione. Questo anche in virtù del fatto che pochi sono stati in realtà gli spostamenti del papa emerito, ormai quasi sempre seduto in carrozzina e visibilmente provato fisicamente: nella giornata di sabato ha visitato la tomba di famiglia nel cimitero Ziegetsdorf di Ratisbona, dove sono sepolti i genitori (trasferiti lì nel 1974 da Traunsteine) la sorella Maria, morta nel 1991. Oltre a questo, Ratzinger ha fatto visita alla sua vecchia casa di Pentling, oggi diventata un museo, dove si è trattenuto per 45 minuti. Domenica sera, invece, Ratzinger si è recato in forma strettamente privata nel Duomo di Ratisbona, dove ha pregato nella cappella di San Wolfgang, santo patrono della diocesi. Ad accezione quindi di queste brevi visite, le giornate hanno visto i due fratelli passare del tempo assieme, anche celebrando la Santa Messa.

Un viaggio, dunque, quello di Ratzinger, che può essere letto secondo una duplice simbologia, in sé interconnessa: come un “ritorno a casa”, alle radici familiari e geografiche, dopo 14 lunghi anni di assenza fisica; ma anche un “addio”, come un salutare quelli che sono i vincoli più strettamente umani e terreni per prepararsi a fare, quando il Signore lo vorrà, ritorno alla casa del Padre con la “P” maiuscola.

UN CERCHIO CHE SI CHIUDE

Naturalmente, le interpretazioni sul viaggio e sulla salute del papa emerito si sono rincorse nel corso di queste ore, talvolta anche (s)cadendo nel banale o in ardite supposizioni. Una chiave di lettura interessante la ha tuttavia data Andrea Gagliarducci su Vatican Reporting, laddove afferma: «Ci siamo affannati, per lungo tempo, ad interpretarne il pontificato con le categorie della politica e dell’ideologia, e quelli che magari erano i più raffinati tra noi sono andati a cercare di sondarne il pensiero teologico, per comprendere il come e il perché di tante scelte. Eppure, c’è una chiave di lettura di Benedetto XVI che ci è spesso sfuggita, e che è tornata prepotentemente alla luce in questi giorni: il suo legame con la famiglia». Con la famiglia d’origine, naturalmente, ma anche con la famiglia allargata costituita dalle persone che hanno collaborato con lui a servizio della Verità («Cooperatores Veritatis» era il suo motto): un dato, questo, che gli è costato negli anni di pontificato la critica di non saper essere un uomo di comando, di non saper usare il pugno duro con chi sbagliava. Ratzinger ragionava con la logica dell’amore ed è rimasto se stesso nonostante l’elezione a pontefice: un uomo umile, che non ha mai perso di vista le sue origini e lo scopo della vita. Per questo la gente ha dimostrato, e dimostra tutt’oggi di amarlo e stimarlo.


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