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NEWS 19 ottobre 2016    
«Implorare il soccorso di Dio». La preghiera secondo il Nobel per la medicina Alexis Carrel
di Alexis Carrel

A noi occidentali, la ragione sembra molto superiore all’intuizione. Noi preferiamo di gran lunga l’intelligenza al sentimento. La scienza risplende, mentre la religione si spegne.

Noi seguiamo Descartes, mettendo da parte Pascal.

Così, noi cerchiamo a bella prima di sviluppare in noi l’intelligenza. Quanto alle attività non intellettuali dello spirito, come il senso morale, il senso del bello e, soprattutto, il senso del sacro, esse sono quasi del tutto neglette. L’atrofia di queste attività fondamentali fa dell’uomo moderno un essere spiritualmente cieco. Una tale infermità non gli permette di essere un buon membro costitutivo della società. Lo sfasciarsi della nostra civiltà bisogna imputarlo alle cattive qualità dell’individuo. Infatti, l’elemento spirituale si mostra così indispensabile alla riuscita della vita come quello intellettuale e materiale. Urge, quindi, risvegliare in noi le attività mentali che, assai più dell’intelligenza, danno alla personalità la sua forza. Tra queste, la più ignorata è il senso del sacro o senso religioso.

Il senso del sacro si esprime soprattutto attraverso la preghiera. La preghiera è, non c’è dubbio, come il senso del sacro, un fenomeno spirituale. Ora, il mondo spirituale si trova fuori dalla portata dei nostri tecnici. Come avere, allora, una conoscenza positiva della preghiera? Il dominio della scienza comprende, per buona sorte, tutto ciò che può essere osservato. E, prendendo a intermediaria la fisiologia, può estendersi fino alle manifestazioni dello spirituale. Pertanto, attraverso l’osservazione sistematica dell’uomo che prega, noi verremo a conoscere in che cosa consista il fenomeno della preghiera.

La sua tecnica e i suoi effetti

La preghiera, pare che sia, essenzialmente, una tensione dello spirito verso il substrato immateriale del mondo. In generale, essa consiste in un lamento, in un grido d’angoscia, in una domanda di soccorso. Talvolta, essa diviene una contemplazione serena del principio immanente e trascendente di tutte le cose. La si può definire, ugualmente, come una elevazione dell’anima a Dio. Come un atto di amore e di adorazione verso Colui, dal quale viene quella cosa meravigliosa che è la vita. Infatti, la preghiera rappresenta lo sforzo dell’uomo per comunicare con un Essere invisibile, Creatore di tutto ciò che esiste, suprema saggezza, forza e bellezza, padre e salvatore di ciascuno di noi. Lungi dal consistere in una semplice pronuncia di formule, la vera preghiera rappresenta uno stato mistico, durante il quale la coscienza si assorbe in Dio. Questo stato non è di natura esclusivamente intellettuale. Esso resta, perciò, tanto inaccessibile quanto incomprensibile ai filosofi e ai sapienti.

Allo stesso modo che il senso del bello e l’amore, esso non domanda una cultura libresca. I semplici sentono Dio naturalmente, come il calore del sole o il profumo di un fiore. Ma questo Dio, così vicino a colui che sa amare, si cela a colui che sa soltanto comprendere. Il pensiero e la parola falliscono quando si tratta di descriverlo. Questo perché la preghiera trova la sua più alta espressione in un volo d’amore attraverso l’oscura notte dell’intelligenza.

Come bisogna pregare?

Noi abbiamo appreso la tecnica della preghiera dai mistici cristiani da San Paolo a San Benedetto, e dalla folla degli apostoli senza nome che, nel corso di 20 secoli, hanno iniziato i popoli dell’Occidente alla vita religiosa. Il Dio di Platone era inaccessibile nella sua grandezza. Quello di Epitteto si confondeva con l’anima delle cose. Jahvè ispirava terrore, non amore.

Il cristianesimo, al contrario, ha avvicinato Dio all’uomo. Gli ha dato un volto, ne ha fatto nostro padre, nostro fratello, nostro Salvatore. Per giungere a Dio, non c’è più bisogno di un cerimoniale complesso, di sacrifici sanguinosi. La preghiera è divenuta facile, e la sua tecnica semplice. Per pregare, occorre solo fare lo sforzo di tendere verso Dio. Questo sforzo deve essere del cuore, non solo dell’intelletto. Una meditazione sulla grandezza di Dio, per esempio, non è una preghiera, se non è nello stesso tempo un’espressione di amore e di fede. E’ in questo modo che l’orazione, secondo il metodo di La Salle, parte da una considerazione d’ordine intellettuale per divenire immediatamente affettiva. Sia corta o lunga, sia vocale o solamente mentale, la preghiera deve essere simile ad una conversazione del figlio col padre. “Ci si presenta come si è”, diceva un giorno una piccola Suora della Carità, che da trent’anni consumava la sua vita al servizio dei poveri.

Insomma, si prega come si ama, con tutto il nostro essere. Quanto alla forma della preghiera, essa varia dalla breve aspirazione verso Dio sino alla contemplazione, dalle semplici parole pronunziate dai contadini presso un Calvario, all’incrocio delle strade, sino alla magnificenza del canto gregoriano, sotto le volte della cattedrale. La solennità, la grandezza e la bellezza non sono necessarie all’efficacia della preghiera. Ben pochi uomini hanno saputo pregare come San Giovanni della Croce o San Benedetto di Chiaravalle. Ma non c’è bisogno d’essere eloquenti per essere esauditi. Quando si giudica del valore dell’orazione dai suoi risultati, le nostre più umili parole di supplica e di lode sembrano altrettanto accette al Signore di tutti gli esseri, che le più belle invocazioni. Alcune formule recitate macchinalmente sono in certo modo una preghiera. Così la fiamma di un cero. Basta, però, che queste formule inerti e questa fiamma materiale significhino lo slancio d’un essere umano verso Dio.

Si prega ugualmente col lavoro. San Luigi Gonzaga diceva che il compimento di un dovere equivale ad una preghiera. La miglior maniera di comunicare con Dio è, senza dubbio, quella di compiere integralmente la sua volontà. “Padre Nostro, venga il Tuo Regno, sia fatta la Tua volontà, sulla terra come in cielo…”. E fare la volontà di Dio consiste, è chiaro, nell’obbedire alle leggi della vita quali sono scritte nei nostri tessuti, nel nostro sangue, nell’anima nostra.

Le preghiere, che salgono come una grande nube dalla superficie della terra, differiscono le une dalle altre quanto è diversa la personalità degli oranti. Ma esse consistono in variazioni sui medesimi temi: il bisogno e l’amore.

È ben legittimo implorare il soccorso di Dio per ottenere ciò di cui abbiamo bisogno. Tuttavia, sarebbe assurdo domandare l’esaudimento di un capriccio o di quello che ci dobbiamo procurare con la nostra fatica. La domanda importuna, ostinata, aggressiva ottiene. Un cieco, seduto ai lati della strada, supplicava, urlando via via più forte, benché la gente lo volesse far tacere. “La tua fede ti ha guarito”, disse Gesù, che passava.

Nella sua forma più elevata, la preghiera cessa di essere una petizione. L’uomo dice al Signore di tutte le cose ch’egli lo ama, che Lo ringrazia dei suoi doni, che è pronto a fare la Sua volontà, qualunque essa sia. La preghiera diventa contemplazione. Un vecchio contadino era seduto sull’ultimo banco di una chiesa deserta. “Che aspetti?”, gli si chiese. “Io Lo guardo – rispose – ed Egli mi guarda”. Il valore di una tecnica lo si misura dai suoi risultati. Ogni modo di pregare e buono, quando mette l’uomo in contatto con Dio.[…]

da Francesco Agnoli, La forza della preghiera nelle parole degli scienziati, Fede & Cultura, Verona, 2015

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