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In morte di sor Carletto Mazzone
NEWS 19 Agosto 2023    di Lorenzo Bertocchi

In morte di sor Carletto Mazzone

«Passano gli anni e posso dire che grazie a Dio la salute, la famiglia e la serenità sono le cose più importanti!». In un tweet del dicembre 2021 Carlo Mazzone distillava il suo Dna, le sue coordinate fondamentali. Detentore del record di panchine in serie A, 792 ufficiali, l’allenatore amato da tutti, fin troppo raccontato dentro a un certo “nostalgismo”, “sor Carletto” è morto all’età di 86 anni.

La sua prima avventura in massima serie risale al 1974, con l’Ascoli del presidente Costantino Rozzi, poi ci sono state, in ordine sparso, Fiorentina, Catanzaro, Lecce, Cagliari, Roma, Napoli, Bologna, Perugia, Brescia e Livorno. Non ha mai vinto uno scudetto, ma è stato il simbolo indiscusso del calcio all’italiana, i suoi terzini non erano mandati a scavallare sulla fascia con tanta facilità. Nella narrativa che lo accompagna c’è il celebre episodio del terzino della Roma Amedeo Carboni: «Eravamo a Cagliari, Carlo era furioso perché Annoni saliva in continuazione. Poi lo feci anche io e lui esplose. “Amedé, ma ‘ndo vai che avrai segnato 3 gol in tutta la carriera!”.

Intervistato dalla Fede quotidiana nel 2016, Carletto Mazzone tirava le orecchie a Gigi Buffon che durante la partita Italia-Spagna era stato beccato con il labiale a tirare una sonora bestemmia. «Io lo avrei preso a calci nel sedere se fossi stato in quel momento il suo allenatore e lo avessi visto, bestemmiare è vergognoso, una brutta cosa, bisogna dare il buon esempio, lanciamo pessimi messaggi. Lo avrei sostituito e gli avrei detto: non giocherai per punizione alla prossima, basta con le blandizie».

Così, schietto, è sempre stato sor Carletto. Sempre in quell’intervista diceva che «credere aiuta sempre e lo dico da persona che sin da piccolo è stata indirizzato verso la Chiesa cattolica e che ha vissuto in una famiglia di valori religiosi. La fede, quando rettamente intesa, smorza i toni, favorisce lo smaltimento delle tossine e ci porta a vedere avversari e non nemici da abbattere nel corso della gara».

Amatissimo dai tifosi, lo è stato anche dai grandi campioni, da Francesco Totti a Roberto Baggio fino a Pep Guardiola, Andrea Pirlo e Beppe Signori. Era un uomo e un allenatore di un’altra epoca, soprattutto rispetto a quella di oggi in cui i milioni sono più importanti delle bandiere e delle maglie, ma, siamo certi, l’uomo Carlo Mazzone sarebbe stato sempre lui, anche se avesse allenato oggi. Schietto, romano de Roma e affezionato alla parola data.

La sua corsa sotto la curva dei tifosi dell’Atalanta durante un Brescia-Atalanta del 2001 è storia nota. Mentre i tifosi della Dea inveivano contro di lui, Carletto glielo promise: “Se famo er terzo vengo sotto a curva”. Alla fine fu 3-3 e Mazzone, tutti lo ricordiamo, si sbracciò per correre sotto la curva avversario con una colonna sonora degna del film Fuga per la vittoria. Per questo però fu ripreso e lui rispose: “In campo c’era il mio gemello cattivo, non c’ero io”.

A Dio Carlo Mazzone, ora speriamo tu possa correre sotto la curva che sta lassù.


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