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NEWS 25 febbraio 2021    di Andrea Zambrano

In Spagna ci fu genocidio. Dei cattolici

La guerra civile spagnola ha prodotto un genocidio di cristiani. È il messaggio che il partito spagnolo di Vox vuole affermare all’interno dei consessi europei dove la formazione di Santiago Abascal è parte integrante del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei. Un messaggio politicamente scorretto, ma storicamente giustificato che per certi versi fa cultura.

In effetti, se si pensa che durante la Guerra civile spagnola, il Frente popular si è reso responsabile dell’uccisione di 7.000 religiosi (vescovi, sacerdoti, suore e seminaristi) mentre circa 60mila morirono a causa della fede cattolica. Inoltre, fino al ’37 si assistette a massacri, torture e violazioni dei diritti civili. Per questo si può parlare senza complessi di genocidio cattolico in Spagna.

Ad affermarlo è Ángel David Martín Rubio, sacerdote e dottore in Storia che è uno degli autori del libro Memoria storica, minaccia per la pace in Europa, pubblicato appunto dal gruppo politico di cui l’italiana Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, è presidente. Il libro contiene diversi saggi, tra cui quelli di Stanley G. Payne, Fernando Sánchez Dragó, Pedro Carlos González Cuevas, Jesús Laínz, Luis E. Togores e Miguel Platón. Il saggio di Rubio è intitolato La persecuzione della sinistra ai cattolici equivale a un genocidio?

Domanda retorica che presuppone una risposta affermativa. Il volume non ha però velleità storicistiche, ma politiche. La Spagna, infatti è attraversata da un’offensiva impressionante nel nome della memoria storica o della memoria democratica che sta trovando nell’attacco alle croci e nel ripensamento del Valle de los caidos uno dei punto più alti di attacco al sentimento religioso del Paese. In generale però sono tutte le politiche del due Sanchez-Iglesias che risentono di questo profondo anticlericalismo che si abbevera idealmente a quella stagione storica.

Per questo l’iniziativa si prefigge lo scopo di illustrare che cosa fu la guerra civile fin dalla proclamazione della repubblica il 14 aprile 1931 quando arrivò al potere una coalizione che «considerava – scrive Rubio – la religione un ostacolo al progresso». Un linguaggio che oggi non è difficile ritrovare nelle parole di Pablo Iglesias.

Alla base della persecuzione religiosa c’è dunque questo, mentre l’apice dello scontro e della violenza si toccò tra il ’36 e il ’37 quando la zona sotto il controllo del Frente popular si macchiò di una enorme devastazione religiosa: «Le manifestazioni esteriori del culto vennero impedite e migliaia di edifici ecclesiastici profanati con incendi e saccheggi, causando danni ingenti e irreparabili al patrimonio artistico». Ricordarlo oggi non è solo un’azione di revisionismo storico sacrosanto, ma un’operazione politica perché le forze al governo oggi in Spagna, Podemos e Psoe, nel nome di quel “mito” stanno limitando la libertà religiosa dei cattolici come l’osservatorio per la libertà religiosa e portali come religion en liberdad non si stancano di ribadire.


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