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In tutta la Germania nel 2022 appena 48 candidati al sacerdozio
NEWS 30 Gennaio 2023    di Federica Di Vito

In tutta la Germania nel 2022 appena 48 candidati al sacerdozio

La Chiesa in Germania sembra si stia spegnendo. I dati parlano chiaro: secondo i risultati preliminari dell’indagine della Conferenza episcopale tedesca, nel 2022 nei seminari delle sue 27 diocesi ci sono stati solo 48 nuovi candidati al sacerdozio in tutta la Germania.

È la prima volta che a iniziare il percorso in seminario saranno meno di 50 uomini. Nel 2021 erano ancora 56 i nuovi candidati al sacerdozio, nel 2020 poco meno, 54. Il numero più elevato negli ultimi anni risale al 2007, quando erano 200 i nuovi seminaristi. Da lì sono stati sempre meno di 100. Se allarghiamo lo sguardo agli ultimi dati ufficiali della popolazione cattolica tedesca risalenti al 2o21 sono circa 21,6 milioni i cattolici, ovvero un quarto della popolazione totale. Di questi, in media, solo 923.000 persone partecipavano alla Messa ogni domenica, circa il quattro per cento.

Questi dati lanciano un segnale: la “svolta” che intende prendere la Chiesa tedesca attraverso il Cammino sinodale sembra mettere a dura prova la fede. Le benedizioni delle unioni omosessuali, che continuano a sfidare la dottrina del Vaticano, l’abolizione del celibato dei preti, la proposta dell’accesso per le donne al sacerdozio, queste solo alcune delle espressioni di un movimento riformatore che sta crescendo in Germania in un contesto in cui la Chiesa cattolica tedesca è messa profondamente in questione.

Di recente il Papa si è espresso con parole inequivocabili, in un’intervista rilasciata ad Associated Press: «L’esperienza tedesca non aiuta, perché non è un Sinodo, un cammino sinodale serio, è un cosiddetto cammino sinodale, ma non della totalità del popolo di Dio, ma fatto di élite. […] L’esperienza sinodale tedesca sta iniziando o è iniziata nei vescovadi, come tutti, con il popolo di Dio, e va avanti. Qui il pericolo è che trapeli qualcosa di molto, molto ideologico. E quando l’ideologia viene coinvolta nei processi ecclesiali, lo Spirito Santo torna a casa perché l’ideologia supera lo Spirito Santo».

Il Papa quello che doveva dire l’aveva già detto con la Lettera inviata al “Popolo di Dio che è in cammino Germania” in cui evidenziava i rischi di soffermarsi su sterili richieste che mettevano in secondo piano l’essenza della fede cristiana. Con altre dichiarazioni aveva poi espresso rammarico e irritazione per «la modalità comunicativa scelta» dal Sinodo: «Non è un buon esempio di stile comunicativo all’interno della Chiesa pubblicare dichiarazioni non firmate e senza nome».

Ma i presidenti del Cammino sinodale, tra cui il capo dei vescovi, monsignor Georg Bätzing non avevano tardato a dire la loro: «Riteniamo sia nostro dovere indicare chiaramente dove, a nostro avviso, sono necessari dei cambiamenti». I risultati dei richiami sono stati nulli: la Conferenza episcopale, nella sua quasi totalità, non ha accettato di riformulare i punti più controversi del Sinodo tedesco.

Ed è ancora oggi monsignor Bätzing a respingere l’idea di aver ricevuto uno stop da papa Francesco: «No, non l’ha mai detto, e non lo dice nemmeno questa volta! […] Francesco dice anche nell’intervista che le tensioni devono essere sanate, che dovremmo inserire i nostri temi nel Sinodo mondiale del Vaticano attualmente in corso. Bene, questo è il nostro contenuto originario, è esattamente quello che vogliamo». E procedono senza tentennamenti.

Per concludere, prendiamo in prestito le parole di una recente intervista del vescovo di Ratisbona, monsignor Rudolf Voderholzer: «Ancor più che in passato, noi cattolici dobbiamo essere chiari: siamo in assoluta minoranza in Germania e possiamo essere convincenti solo se, come la chiesa primitiva, ci aggrappiamo “all’insegnamento degli apostoli […] e alla comunità [communio], nello spezzare il pane e nelle preghiere» (At 2,42)».

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