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«In Ungheria non si ha paura a dichiararsi cristiani pubblicamente»
NEWS 20 Aprile 2023    di Giuliano Guzzo

«In Ungheria non si ha paura a dichiararsi cristiani pubblicamente»

«In Ungheria la fede è visibile nello spazio pubblico». Parola di Edoardo d’Asburgo-Lothringen, 56 anni, marito e padre di sei figli, ma soprattutto ambasciatore ungherese presso Santa Sede e Sovrano Ordine di Malta dal 2015. L’alto diplomatico ha fatto la dichiarazione nell’ambito di una intervista leggibile su Kath.net e che arriva a pochi giorni dall’atteso viaggio che il Santo Padre dovrebbe fare, appunto, a Budapest alla fine di questo mese; precisamente dal 28 al 30 aprile. Una visita di cui si parla da tempo e che, com’è comprensibile, in Ungheria attendono con gioia.

Il perché di tale gioiosa attesa è spiegato sempre dall’ambasciatore ungherese: «Abbiamo un paese che non ha paura di mostrare la religione e la fede in pubblico». Questo perché l’Ungheria è «fortemente influenzata dal cristianesimo» ed è vista come paese «simbolo dei valori cristiani, dei valori tradizionali della famiglia». Probabilmente a ciò contribuisce pure un certo orgoglio tipico di quel Paese e ben espresso in una recente intervista dal presidente della Conferenza episcopale ungherese, mons. András Veres, che ha detto: «Per quanto riguarda l’etichettatura della Chiesa o del governo come “conservatori”, per me è più un complimento che un insulto».

«Il fatto che oggi abbiamo un Paese religioso, un Paese pieno di cristianità, è un miracolo», ha spiegato ancora Edoardo d’Asburgo-Lothringen, il quale, ovvio, non nega come pure in Ungheria esista una «netta separazione tra Chiesa e Stato, come sempre accade di questi tempi»; tuttavia – ed è questo a far davvero la differenza – «qui Chiesa e Stato lavorano insieme». Non si pensi però che nel Paese di Viktor Orbán ci sia solo la cultura cristiana. «Abbiamo anche una delle più fiorenti comunità ebraiche in Europa», ha a tal proposito sottolineato sempre l’ambasciatore di Budapest, che nel corso dell’intervista ha anche ricordato la vicinanza tra il suo Paese e l’Ungheria per quanto riguarda la convergenza di vedute sulla guerra in Ucraina.

Certo, non bisogna immaginare che in Ungheria la secolarizzazione non esista. I dati dicono che solo il 15% degli ungheresi afferma di frequentare la chiesa settimanalmente; tuttavia l’80% si identifica come cristiano. E questo è un dato importante; esattamente com’è significativo che in questa nazione pur non immensa – non arriva a 10 milioni di abitanti, risultando meno popolata della nostra Lombardia -, si stia verificando qualcosa di pressoché unico in Europa: la ripresa demografica. Se infatti nel 2011 la natalità era di 1,23 figli per donna, oggi risulta salito a 1,6, numero ancora lontano dal decisivo tasso di sostituzione (2,1) ma che comunque segna un rialzo indiscutibile e netto.

Un rialzo determinato, come hanno osservato gli specialisti, non solo dagli incentivi del governo alle nascite ma anche da altri fattori: dal cambio della Costituzione – avvenuto nel 2011, con un forte richiamo alle «giovani generazioni» e alla «famiglia» – all’aumento dei matrimoni – osservato in modo netto nel 2015 e nel 2016. Tutto questo, ha ragione l’ambasciatore, è senza dubbio «un miracolo», visto il panorama contemporaneo. E c’è da credergli che, in un Paese dove la famiglia e i figli sono stati nuovamente messi al centro, la fede sia «nello spazio pubblico». Magari non ancora da tornare a riempire chiese e seminari, ma senza dubbio abbastanza per mostrare alla Vecchia Europa che sì, un altro modo di organizzare e vivere la cosa pubblica è possibile (Fonte foto: Twitter).

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