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NEWS 15 Giugno 2021    di Giuliano Guzzo

Inghiottito da una balena. Come Pinocchio (e Giona)

«Ero completamente dentro». Usa queste parole, Michael Packard, 56 anni, pescatore subacqueo del Massacchussets, per descrivere l’incredibile esperienza capitatagli venerdì scorso, mentre si trovava a caccia di aragoste a 13 metri di profondità, nelle acque di Cape Cod: essere mangiato da una balena. Proprio così: da una balenottera azzurra, per la precisione.

Il suo racconto sembra tratto da un film, tanto è straordinario. «Ho avvertito una spinta», ricorda l’uomo, «poi un secondo dopo era tutto nero». Lì ha avuto inizio quello che, anche se è fortunatamente non protrattosi a lungo, è parso a tutti gli effetti un incubo: «Potevo sentire che si muoveva, una sensazione terribile. Ho pensato: ‘Oh mio Dio, sono stato inghiottito da uno squalo?’». Un pensiero terrificante, durato però poco: «Mi sono subito reso conto che non vedevo denti e, onestamente, non stavo provando un dolore così intenso».

Ciò nonostante, Packard pensava che non sarebbe uscito vivo da quella situazione e da quel ventre («Ecco, sto per morire»), motivo per cui ha iniziato ad agitarsi. Ed è stata la sua salvezza. Sì, perché la balena, verosimilmente infastidita da quel dimenarsi interno al suo ventre, ha deciso di risalire la superficie producendosi nel più classico dei colpi di tosse.  A quel punto, il suo boccone umano è stato catapultato in aria per qualche metro, ricadendo poi in acqua, di nuovo libero. Vivo, soprattutto, e in grado di raccontarci oggi questa straordinaria avventura nel corso della quale non ha avuto, fa sapere l’interessato, che un pensiero, accanto a quello della morte: quello dei suoi figli.

«Tutto ciò a cui riuscivo a pensare erano i miei ragazzi: hanno 12 e 15 anni», fa infatti presente Packard il quale, con questa testimonianza di padre che – sia pure col pensiero – va dai suoi figli mentre si trova nel ventre di una balena, ci riporta alle riflessioni che un grande cardinale, Giacomo Biffi, fece accostando le avventure di Pinocchio, finito nel ventre di un pescecane ritrovando il padre Geppetto, al segno di Giona, rimasto «tre giorni e tre notti nel ventre del pesce» come il Figlio dell’uomo destinato a restare «tre giorni e tre notti nel cuore della terra» (Mt 12,39-40).

In effetti, in quanto capitato a Packard c’è sia, come si è detto, la ricerca e l’incontro spirituale con i figli – pensati in quelli che parevano esser i suoi ultimi istanti -, sia il ritorno alla vita, che pure, a differenza di Gesù, egli non aveva mai perduto davvero. Se ne ricava, ragionando su questo fatto che sembra di fantasia più che di cronaca, come quanto capitato a Michael Packard testimoni un messaggio assai significativo, e cioè che quando ci sentiamo persi e inghiottiti dalle nostre paure rivolgendoci al Padre come fatto da questo cacciatore di aragoste («Oh, mio Dio!»), Egli risponde.

In questo senso, che ne sia consapevole o no, a Packard è capitato precisamente quello che è successo a Pinocchio. Quindi ora spetta a lui trarre le conseguenze spirituali dell’accaduto e a noi, che leggiamo di questa storia totalmente fuori dall’ordinario, fare altrettanto. Perché ciascuno, come già si diceva, staziona spesso nelle tenebre. Ma è proprio in quell’oscurità, insegna il Cristianesimo, che il Padre allarga le sue braccia venendoci incontro. Basta solo avere l’onestà di riconoscerlo e la voglia di farsi salvare, vincendo egoismi e titubanze in attesa, poi, di ritornare davvero liberi, non più in profondità ma sulla superficie della vita. Quella vera.


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