martedì 20 ottobre 2020
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NEWS 25 settembre 2020    di Giuliano Guzzo
Jim Caviezel: “Molti dei nostri vescovi e sacerdoti si arrendono”

I lavori per il sequel della Passione di Cristo di Mel Gibson proseguono a gonfie vele. Lo riporta sul proprio sito l’affidabile National Catholic Register, il più antico periodico cattolico degli Stati Uniti, secondo cui si sta delineando con certezza anche l’anno di uscita della pellicola, che dovrebbe essere il 2022.  Al momento – secondo quanto riferito dal protagonista già del primo film, l’attore Jim Caviezel, che lo sarà pure di questo secondo – Gibson starebbe rifinendo la stesura dell’opera, che sarebbe già alla terza bozza e il cui titolo dovrebbe essere: The Passion of the Christ: Resurrection. Trattasi di una notizia importante perché le voci d’un sequel della Passione risalgono ormai al 2016, quando Gibson aveva annunciato che stava collaborando con Randall Wallace, sceneggiatore del film Braveheart del 1995, per realizzare il film. Poi una serie di ritardi e contrattempi ma ora, assicura Caviezel, i lavori procedono e quello che attende gli spettatori «è il più grande film della storia».

Staremo a vedere, anche perché già la Passione di Cristo del 2004 fu un successo straordinario – 611 milioni di dollari incassati al botteghino, a fronte dei 30 costati – e pare fosse piaciuto anche a papa Giovanni Paolo II, che a fine proiezione avrebbe detto: «Racconta ciò che è stato». L’allora direttore della sala stampa della Santa Sede, Joaquin Navarro Valls, successivamente smentì che il pontefice avesse commentato così il film, ma il fatto che il papa polacco, nel marzo 2004, abbia poi incontrato Caviezel in Vaticano attesta come quell’opera non gli dovesse esser tanto dispiaciuta, anzi. C’è a tal proposito da ricordare che lo stesso Caviezel uscì trasformato dall’interpretazione di un uomo che, tra l’altro, aveva le sue stesse iniziali e di cui al momento delle riprese condivideva pure l’età, 33 anni. Tali coincidenze e la straordinarietà della figura di Cristo toccarono profondamente il suo interprete, che tempo dopo svelò come indossare quei panni lo abbia scosso nel profondo («sentivo come una grande presenza dentro di me»), oscurando in lui ogni mania di protagonismo: «Non volevo che la gente vedesse me. Volevo che vedessero Gesù».

Sempre Caviezel – che, lo ricordiamo, è cattolico, cosa per nulla banale ad Hollywood e dintorni – in questi giorni ha rilasciato una intervista decisamente forte. Lo ha fatto parlando con Fox News Nightly a proposito di Infidel, il suo nuovo film, e denunciando come oggi purtroppo esista una forte cultura della «cancellazione» che non solo vede chiese assaltate e deturpate: vede anche un silenzio surreale da parte del clero.

Proprio su quest’ultimo aspetto, l’interprete della Passione ha usato parole pesanti: «Molti dei nostri pastori, i nostri vescovi e sacerdoti si stanno arrendendo […] stanno lasciando che le chiese vengano bruciate, che le statue vengano demolite e non dicono niente». Caviezel ha inoltre aggiunto come giudica questo atteggiamento di rassegnazione rispetto alla cristofobia che la cultura dominante alimenta e che alcuni violenti pongono in essere aggredendo i simboli cristiani: «Questa si chiama tiepidezza, Gesù ha un posto molto speciale per i tiepidi e loro lo sanno». Non resta allora, a questo punto, che augurarsi che anche film come Resurrection – che, lo si ripete, si annuncia come una pellicola epocale – possano contribuire a rendere meno piedi fedeli e pastori che, da ormai tempo, sembrano rassegnati a vivere la loro fede più come minestra riscaldata che come fuoco che tutti guarisce e tutto redime.

 

 


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