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NEWS 11 maggio 2019    di Ermes Dovico
Kendrick, il «santo vivente» che ha dato la vita per i suoi amici

La Stem High School di Highlands Ranch, in Colorado, dove il 7 maggio è stato ucciso uno studente e altri otto ragazzi sono rimasti feriti, senza tuttavia essere in pericolo di vita, si trova a poco più di sette miglia da un’altra scuola teatro di una tragica sparatoria, la Columbine High School (a Columbine), dove il 20 aprile di vent’anni fa morirono 15 persone, compresi i due studenti killer, entrambi suicidatisi.

Il bilancio di quattro giorni fa sarebbe potuto essere ben più grave se l’unica vittima, il diciottenne Kendrick Castillo, non si fosse lanciato contro uno dei due assalitori armati di pistola, venendo poco dopo imitato da altri due coraggiosi compagni di scuola.

Uno di questi è Brendan Bialy (nella foto accanto), prossimo a unirsi alla Marina, che il giorno dopo la sparatoria ha testimoniato in una videointervista di aver visto morire Kendrick: «… e voglio che una cosa sia molto, molto chiara. Kendrick Castillo è morto come una leggenda. È morto come un soldato». Il giovane Brendan ha poi riferito che l’altro compagno che si è precipitato, subendo delle ferite, per disarmare uno dei tiratori ha chiesto che non venisse fatto il suo nome: «Quello che ho visto ieri è stato il meglio in assoluto delle persone. Ho potuto vedere due eroi – due studenti normali delle scuole superiori, due persone davvero fantastiche – entrare in azione senza nessuna esitazione. E sono stato più che fortunato a unirmi a loro», ha detto Brendan: «Qualcuno è entrato nell’edificio con un intento incredibilmente malvagio, usando vigliaccheria, sorpresa e armi superiori, e hanno perso. Hanno totalmente perso».

A seguito della sparatoria la polizia ha arrestato il diciottenne Devon Erickson e la sedicenne Maya McKinney: entrambi hanno disagi mentali e in particolare problemi di identità sessuale, tanto che la ragazza si fa chiamare “Alec”. Sulle loro pagine social e nelle loro storie c’è un misto di sentimenti anticristiani (con una falsa idea di cristianesimo), di simboli satanici e di inganno causato dalla pervasività dell’ideologia Lgbt, con il suo rifiuto dei significati del corpo. Non ci soffermiamo oltre su questi aspetti (Annalisa Teggi ne ha ben scritto su Aleteia), ma è chiaro che la battaglia tra bene e male si sta giocando oggi molto su bambini e ragazzi. Riguardo a Devon e Maya, dovranno certo aprire i loro cuori all’azione della Grazia, ma possiamo essere certi che Kendrick starà già intercedendo per loro e anche una semplice Ave Maria detta da ognuno di noi potrà aiutarli a scoprire l’amore di Dio.

Riguardo a Kendrick, chi pensasse che il suo gesto sia stato estemporaneo o casuale verrebbe smentito da una quantità di testimonianze delle persone che lo conoscevano, le quali ci parlano di un ragazzo ricco di fede, serio e responsabile nello studio, gioviale e burlone, sempre pronto a mettersi al servizio degli altri. «Non mi sorprende», ha detto il padre, John Castillo, al Denver Post, a proposito del sacrificio di suo figlio. «Vorrei che fosse andato a nascondersi, ma non è nel suo carattere. Il suo carattere è proteggere le persone, aiutarle».

Una sua insegnante ai tempi della Notre Dame Catholic School, Sara Haynes, appena appresa la notizia della morte di Kendrick è scoppiata a piangere e si è poi recata a Highlands Ranch, parlando con alcuni suoi vecchi studenti. «Ogni volta che vedo un nuovo fanciullo sotto shock o in lacrime, chiedo: “Ma sei sorpreso?”. E loro dicono: “No, non sono affatto sorpreso. Sono solo arrabbiato perché non volevo che dovesse farlo. Ma ovviamente lo avrebbe fatto”». Ancora la Haynes confida che nelle recite Kendrick «voleva sempre essere Gesù», interpretando la parte con grande devozione. Perciò dice di volere che i suoi due figli crescano «proprio come Kendrick» ed è sicura che il ragazzo «è andato direttamente in Paradiso».
In quella stessa scuola, dalla materna all’ottavo grado (come la nostra terza media), aveva come insegnante pure suor Loretta Gerk, che parlando alla Catholic News Agency lo ricorda come «il bambino più pulito» e premuroso verso i suoi coetanei. «Se qualche bambino piangeva o qualcosa del genere, lui andava a parlarci. Si recava da loro. Notava queste cose». Anche suor Loretta testimonia che «non mi sorprende per niente» il suo sacrificio e ricorda che oltre a scuola era sempre di aiuto anche in chiesa. Spesso accompagnava suo padre agli eventi dei Cavalieri di Colombo (i due insieme nella foto), la più grande associazione cattolica di servizio fraterno, e lui stesso progettava di divenirne formalmente membro dopo la fine delle superiori.

Un’altra donna, Cece Bedard, anch’ella con il padre tra i Cavalieri di Colombo, ha spiegato alla CNA che Kendrick «amava la sua fede e amava davvero servire gli altri». Non si immaginava con la talare, ma ammirava la bellezza del ministero sacerdotale. «Ha vissuto la vita di un eroe, sempre aiutando gli altri fino al punto in cui non sono abbastanza sicura di quello che ha fatto per sé stesso», dice ancora la Bedard, concludendo così: «Era davvero un santo vivente».


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