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NEWS 31 luglio 2021    di Giulia Tanel

La Chiesa tedesca perde sempre più fedeli, tra il Cammino sinodale e le parole di papa Benedetto

Com’è noto, per legge in Germania i fedeli devono pagare una “tassa religiosa” alla Chiesa cattolica – come di altre confessioni – per potersi considerare “iscritti” ad essa: una cifra che viene detratta dalle autorità statali in base al reddito di ognuno e che poi confluisce nella casse ecclesiastiche e consente alle varie diocesi di proseguire nei propri servizi ai fedeli.

Questo status quo ha sempre garantito alla Chiesa tedesca non solo di mantenersi, ma anche di ramificarsi territorialmente garantendo servizi quali quello scolastico, ospedaliero, di ascolto, per diverse migliaia di persone impiegate a livello lavorativo. Ma se nel 2018 le entrate legate alle tasse si aggiravano ancora attorno a circa 6,6 miliardi, da un paio d’anni la situazione ha iniziato a farsi più problematica, in relazione all’alto numero di persone che hanno deciso di abbandonare la Chiesa, e di conseguenza non hanno versato il proprio “obolo”.

La realtà è infatti la seguente: il 2019 è stato l’annus horribilis per quanto riguarda il numero di “fuoriusciti” dalla Chiesa tedesca, con cifre che non si registravano dal 1950. Un trend che, se si guardassero i nudi numeri, sembrerebbe essersi già arrestato con il 2020, ma come rileva Peter Winnemöller sul Tagespost, si tratta di una pura illusione: quello che si è verificato non è stato tanto un improvviso ritorno alla fede da parte dei tedeschi dopo 365 giorni di sfiducia generalizzata, bensì una semplice conseguenza del fatto che, a causa delle restrizioni legate al Covid-19, per molti è stato semplicemente impossibile formalizzare la propria intenzione di lasciare la Chiesa perché le autorità competenti e i tribunali locali non erano aperti al pubblico.

Ad ogni modo, rileva l’articolo citato, «nonostante le restrizioni, nel 2020 221.390 cattolici hanno lasciato la chiesa. La perdita netta è stata di oltre 410.000 cattolici. Questa cifra comprende anche ricoveri, conversioni, battesimi e decessi, oltre alle partenze». Ad oggi, dunque, i cattolici che vivono in Germania sono poco più di 22 milioni, a fronte di 20 milioni di protestanti (altra confessione che ultimamente, ogni anno, perde quattrocentomila o più membri), il tutto a fronte di circa 83 milioni di abitanti. È dunque subito evidente come, se il trend non si arresta, entro uno o due anni i cristiani, cattolici e protestanti, non costituiranno più la maggioranza della popolazione: sarebbe un cambiamento epocale.

UNA CRISI CHE E’ INNANZITUTTO SPIRITUALE

Di fronte a tutto questo, oltre a lamentare il problema sotto il profilo economico, cosa che è già stata ripetutamente fatta dai più alti esponenti ecclesiastici tedeschi, la Chiesa locale dovrebbe anche guardare anche al lato spirituale, interrogandosi rispetto alle proprie eventuali responsabilità in relazione a questa tendenza.

Tendenza che, forse non a caso, ha avuto inizio proprio nell’anno in cui si è aperto il Cammino sinodale, ossia il percorso di durata presumibilmente biennale che vedi impegnati congiuntamente rappresentati della Chiesa, sia consacrati che laici, per interrogarsi rispetto a tematiche legate – solo per citare le più controverse – alla sessualità e al riconoscimento delle coppie omosessuali, al sacerdozio femminile e al celibato sacerdotale, al potere all’interno della Chiesa… tutte questioni che parlano di un’apertura “al pensiero mondo” e che, lo si è visto in questi mesi, non solo hanno generato un fervido dibattito intra-ecclesiale, con anche la chiamata in causa di papa Francesco, ma hanno anche determinato un vivo fermento nei fedeli, con la creazioni di gruppi contrapposti e impegnati a sostenere l’una o l’altra posizione: un esempio su tutti può essere quello tra il gruppo progressista, di stampo femminista, Maria 2.0 e quello antagonista denominato invece Maria 1.0, che si batte affinché la Chiesa tedesca rimanga legata a Roma e fedele al Magistero di sempre, come ha testimoniato al Timone la giovane portavoce Clara Steinbrecher (a destra in foto, al passaggio di consegne con la precedente portavoce). E, naturalmente, in mezzo a tutto questo, non si può non pensare che si sia alimentata anche una sacca di “sfiduciati”.

LE PAROLE DI RATZINGER

E proprio in questi giorni attorno a queste tematiche si è espresso su Herder Korrespondenz, con la sua solita modalità sommessa ma incisiva, anche il papa emerito, Benedetto XVI, lamentando una sorta di “burocratizzazione” nella Chiesa – nello specifico tedesca, ma il discorso è allargabile -, che va a discapito della vita di fede, che risulta “svuotata”. E questo avviene in parte anche alla luce del fatto che, afferma Ratzinger, «nelle istituzioni ecclesiali – ospedali, scuole, Caritasmolte persone sono coinvolte in posizioni decisive che non supportano la missione interna della Chiesa e quindi spesso oscurano la testimonianza di questa istituzione». Il risultato di tutto questo è chiaro, anche se appena accennato da Ratzinger: se non si mettono più Dio e la preghiera al centro, la pressione del mondo  si fa fortissima, di per sé insostenibile… anche per gli uomini di Chiesa. 

[Nella foto in evidenza, un particolare della copertina del Timone n. 205, di aprile 2021, con il Dossier: Germania, Chiesa in svendita]


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