mercoledì 28 settembre 2022
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NEWS 21 Luglio 2022    di Federica Di Vito

La Commissione Ue contro l’Ungheria per la sua legge anti porno e propaganda Lgbt

La Commissione europea ha deciso di deferire l’Ungheria alla Corte di giustizia dell’Unione europea per la legge pro family che vieta la promozione di materiale omosessuale e “transgender” ai minori nelle scuole. Si tratta di una legge approvata dal parlamento ungherese nel giugno dello scorso anno ad opera di Fidesz, il partito conservatore di Viktor Orban.

Agli occhi della Commissione limiterebbe considerevolmente la diffusione di informazioni e consapevolezza sull’orientamento sessuale e identità di genere. La legge ungherese, in particolare, segnala e persegue i contenuti che «promuovono o rappresentano la divergenza della propria identità corrispondente al sesso alla nascita, al cambio di sesso o all’omosessualità» per i minori di 18 anni. Inoltre stabilisce che «la pornografia e i contenuti che descrivono la sessualità per i propri scopi o che promuovono la deviazione dell’identità di genere, la riassegnazione di genere e l’omosessualità non devono essere a disposizione delle persone di età inferiore ai diciotto anni».

Un bello schiaffo in faccia a chi ritiene necessario iniziare i bambini a questi temi sin dalla prima infanzia.  Le lezioni di educazione sessuale, dice la legge, «non devono avere l’obiettivo di promuovere la segregazione di genere, la riassegnazione di genere o l’omosessualità».

La dichiarazione della Commissione Europea afferma che «la protezione dei bambini è una priorità assoluta per l’Ue e i suoi Stati membri Tuttavia, la legge ungherese contiene disposizioni che non sono giustificate in termini di promozione di questo interesse fondamentale o sono sproporzionate rispetto al raggiungimento dell’obiettivo dichiarato».

Secondo la commissione, la legge viola le seguenti norme dell’Ue. Per citarne alcune: la direttiva sui servizi di media audiovisivi; la direttiva sul commercio elettronico, la legge limita la fornitura di servizi che mostrano contenuti di orientamenti sessuali diversi ai minori, anche quando questi servizi provengono da altri Stati membri, e l’Ungheria non ha giustificato tali restrizioni; il principio della libera prestazione di servizi del Trattato (articolo 56 TFUE) e della Direttiva Servizi; il diritto alla protezione dei dati, in particolare perché le disposizioni nazionali non definiscono con precisione chi può essere autorizzato ad accedere ai dati personali sensibili conservati nel sistema di casellario giudiziale e a quali dati può essere diretto tale accesso; la direttiva sulla trasparenza del mercato unico, in quanto l’Ungheria non ha notificato alla Commissione in anticipo l’adozione di alcune delle disposizioni impugnate nonostante l’obbligo di farlo.

In ultimo, il diritto ungherese arriverebbe a violare alcuni diritti della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue. I divieti previsti dalla legge arrivano a negare «le legittime espressioni di orientamento sessuale e identità di genere»Altri diritti come l’inviolabilità della dignità umana, il diritto alla libertà di espressione e di informazione, il diritto alla vita privata e familiare, nonché il diritto alla non discriminazione sarebbero minacciati.

Ci si preoccupa «che i bambini ricevano informazioni obiettive e non stigmatizzanti sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere», dove “obiettive” e “non stigmatizzanti” sono sempre e solo le sentenze della dottrina gender.

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