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NEWS 17 Marzo 2022    di Giuliano Guzzo

«La consacrazione di Russia e Ucraina significa che Fatima è ancora attuale»

Sta facendo molto parlare la decisione del Santo Padre di consacrare, il prossimo 25 marzo, la Russia e l’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria mentre, in contemporanea, il cardinale Konrad Krajewski, Elemosiniere di Sua Santità, farà lo stesso a Fatima. Il dibattito è in particolare alimentato dal fatto che a ben vedere non molti, fuori dalla cerchia dei fedeli più assidui s’intende, hanno effettiva familiarità col concetto di consacrazione di una nazione. Per riordinare le idee e per meglio capire, il generale, il senso di questo evento, Il Timone ha contattato don Marco Begato, sacerdote della Congregazione dei Salesiani di don Bosco e insegnante.

Don Marco, si aspettava la decisione del Papa di procedere con la consacrazione di Russia e Ucraina al Cuore Immacolato di Maria?

«In realtà non pensavo ad una scelta di questo tipo. Sappiamo che altri pontefici hanno promosso iniziative di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, in particolare Pio XII che ha consacrato il mondo al cuore immacolato di Maria nel 1942 ed ha poi consacrato in modo speciale la Russia, con la lettera apostolica Sacro Vergente Anno. Dopo c’è stato Giovanni Paolo II che, durante l’anno santo della redenzione 1984, aveva consacrato il mondo e la Russia. Successivamente, non si era più parlato di simili iniziative».

Salvo negli ultimi tempi.

«In effetti, è successo quando, nei primi giorni di marzo, i vescovi dell’Ucraina e mi pare anche della Russia avevano espressamente proposto all’attuale pontefice la consacrazione. Ed è stato lì che anche io ho pensato a tale possibilità ma, devo essere sincero, sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla scelta di Francesco di procedere in questa direzione».

Cosa significa esattamente consacrare una nazione al Cuore immacolato? 

«La prima fondamentale consacrazione, per noi cristiani, è quella data dal battesimo e che è perfezionata con la cresima; questa ci introduce a partecipare al sacerdozio di Cristo. Sul modello di tale consacrazione, ve ne sono altre».

Per esempio?

«Una su tutte è la professione religiosa, i voti che prendono i frati e le suore per capirci. E su questa linea possiamo incontrare allora anche la consacrazione del mondo o di una nazione, che in questo caso sarà un atto di culto, che può essere rivolto direttamente a Dio – quindi consacrando una nazione direttamente a Dio – oppure, per analogia, alla Vergine Maria, come avverrà il prossimo 25 marzo».

Ma perché questa iniziativa?

«Perché la consacrazione a Maria, in fondo, va intesa come un modo eccellente per consacrarsi a Cristo. Quindi è un atto di culto che viene fatto nell’idea della mediazione, tale per cui anziché consacrarmi direttamente a Dio o a Gesù Cristo io mi consacro a sua Madre, che è anche Madre nostra spiritualmente, perché così – come ogni buona madre – la Madonna faciliterà quel mio movimento di incorporazione nel mistero di Cristo; e faciliterà altresì il movimento di Dio che può donarmi pienamente la Sua grazia. Consacrare una nazione, quindi, significa fare un atto con cui la persona che ne ha la potestà, quindi il Santo padre – meglio ancora se unito a tutti i vescovi –, passando attraverso la mediazione di Maria, consacrandosi al suo cuore immacolato di Mario, avvicinerà questa nazione al mistero di Dio stesso e a riceverne le grazie».

Quali effetti, per così dire, può produrre una tale consacrazione? 

«Se con una consacrazione, di fatto, noi stabiliamo di dare un protagonismo all’azione di Colei a cui ci consacriamo, allora noi capiamo quali ne sono gli effetti, che sono importantissimi. Infatti, in questo modo, tutta una nazione viene affidata – anzi, più propriamente consacrata – a Maria, in modo che lei possa offrire quell’intera nazione a Dio e far discendere su di essa tutte le grazie divine. In particolare, per le richieste che la Madonna aveva esplicitato in tante apparizioni ma soprattutto in quelle di Fatima, tutto questo ha a che fare con un grande mistero di misericordia. Quindi consacrarsi significa voler in qualche modo fare un passo indietro rispetto ai propri peccati e il primo passo è, riconoscendo il proprio stato di peccatori davanti a Dio, chiedere il Suo aiuto – in questo caso attraverso la Madonna  – per ottenere la Sua misericordia. E quando un peccatore riconosce il proprio peccato, la propria fragilità, il proprio bisogno di aiuto, se ha poi la misericordia, si possono sbloccare situazioni che umanamente, altrimenti, sarebbero insuperabili. Questo è interessante in riferimento a tutti quei mali del cuore che portano gli uomini a farsi la guerra, in particolare nel caso della Russia, se ben interpreto, questo è importante anche per il riavvicinamento i cattolici e le chiese scismatiche ortodosse perché da questa unità potrà venire una rigenerazione di cui la Chiesa ha, oggi, estremo bisogno».

Si può quindi dire, alla luce di questo evento, che il messaggio di Fatima sia attuale? Nel 2010, Benedetto XVI disse che «si illude chi pensa che la missione profetica di Fatima è conclusa».

«Quelle parole di Benedetto XVI hanno aperto nella coscienza di molti – nella mia e non solo – la consapevolezza che il messaggio di Fatima avesse ancora qualcosa da darci, al di là del compimento dei tre fondamentali segreti consegnati a Fatima. Con quelle parole, infatti, ci è stato fatto presente che gli insegnamenti della Madonna a Fatima hanno in qualche modo ancora a che fare con la nostra realtà. E proprio a partire da quelle parole, giustamente da lei ricordate, ci sentiamo non solo autorizzati ma espressamente invitati a tornare a leggere e meditare i messaggi di Fatima, applicandoli alla realtà corrente. La scelta poi di Francesco di consacrare al cuore immacolato di Maria Russia ed Ucraina raddoppia quelle parole di Benedetto, indicando in Fatima la via per uscire da questa situazione. Significa che quel messaggio e ciò che scaturisce da quel messaggio – incluso l’atto di culto della consacrazione di un’intera nazione al cuore immacolato di Maria – hanno qualcosa di attuale per l’oggi. Ecco che allora la sospirata via d’uscita, rispetto alla crisi odierna – politica, ma prima ancora morale e religiosa e di fede – trova le sue chiavi nella parole della Vergine Maria a Fatima».


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