martedì 27 ottobre 2020
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NEWS 1 luglio 2020    di Giulia Tanel
La Corte Suprema stoppa la Louisiana sull’aborto. Arcivescovo Naumann: «Un tragico precedente»

Il vento pro life che spira da qualche anno negli Stati Uniti, e che fa ben sperare i sostenitori della causa della vita nascente, con un movimento che ha visto l’approvazione di oltre 400 leggi a livello statale nell’ultimo decennio, ha conosciuto lunedì un momento di arresto per mano della Corte Suprema. La maggioranza dei giudici (5 contro 4) ha infatti stabilito che la norma della Louisiana approvata nel 2014 – cui ne sono seguite altre sempre nell’ottica di restringere la possibilità di accesso all’aborto -, che consente a cliniche e ambulatori di praticare l’aborto solamente nel caso in cui siano in condizione di garantire la presenza di un ospedale sito nelle vicinanze che sia in grado di garantire cure di urgenza in caso di complicazioni per la donna-mamma «contiene vincoli contrastanti», riporta il Corriere, «con il diritto costituzionale all’interruzione di gravidanza, fissato per tutto il territorio nazionale dalla storica sentenza del 1973, Roe v. Wade».

A far pendere l’ago della bilancia verso la causa dei pro choice, in una Corte sulla carta a maggioranza conservatrice, è stata la presa di posizione del presidente della stessa, John Roberts. Il repubblicano in carica dal 2005, che a suo tempo era stato accolto con favore dal mondo pro life, in tale occasione ha fatto prevalere un’analisi giuridica della questione, affermando che – scrive la Cna – «la legge della Louisiana ha imposto restrizioni “altrettanto severe” come quelle della legge del Texas rigettata dal tribunale nel 2016. Pertanto, secondo la “dottrina legale dello stare decisis”, ha affermato, la legge della Louisiana “non può reggere” a causa di la precedente sentenza della Corte nel 2016».

Tant’è, dunque: una vita inerme nel grembo materno e la salute dalle donne che decidono di abortire non valgono quanto una presunta (e tutta da confermare) analisi di coerenza in ambito legislativo.

LE PAROLE DELLA GERARCHIA ECCLESIASTICA

Di fronte a questa decisione, Joseph Naumann (foto a lato), arcivescovo di Kansas City, ha fatto sentire la propria voce. Per il prelato, si legge ancora sulle colonne della Cna, l’aborto «pone fine alla vita di un bambino e spesso danneggia gravemente le donne. E diventa ancora più distruttivo quando gli standard di base di salute e sicurezza vengono ignorati e ai margini di profitto viene data priorità sulla vita delle donne».

Questo, ovviamente, sempre tenendo come faro cui orientarsi il fatto che l’obiettivo finale dell’agire pro life è quello di rendere illegale la possibilità di abortire.

Naumann ha quindi affermato che la decisione presa lunedì dalla Corte costituisce «un tragico precedente». Infatti, il rischio concreto è che vi siano ripercussioni su tutte le leggi in chiave pro life che sono state approvate da diversi Stati negli ultimi anni e che ad oggi sono oggetto di “contenzioso”.

Ha proseguito quindi l’Arcivescovo, lanciando un appello a tutti i fedeli e invitando tutti i sostenitori della vita nascente a non abbandonare il campo di battaglia: «Mentre soffriamo per questa decisione e per le donne incinte che ne saranno danneggiate, continuiamo a pregare e lottare per la giustizia per madri e bambini. Non riposeremo fino al giorno in cui la Corte Suprema correggerà la grave ingiustizia di Roe (sentenza del caso Roe contro Wade del 1973, ndr) e Casey (sentenza del caso Planned Parenthood contro Casey del 1992, che vide l’attenzione spostarsi dal calcolo del periodo gestazionale alla soglia di vitalità del bambino nel grembo, ndr) e riconoscerà il diritto costituzionale alla vita per gli esseri umani non ancora nati. E continuiamo a chiedere a tutte le persone di fede di pregare per le donne che intendono abortire, spesso sotto un’enorme pressione, affinché trovino alternative che valorizzino veramente loro e la vita dei loro figli».


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