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NEWS 13 Ottobre 2022    di Federica Di Vito

La dem lascia il partito: «Ce l’hanno con chi crede in Dio»

«Non posso più rimanere nel Partito democratico di oggi», così l’ex deputata delle Hawaii e candidata presidenziale del 2020 Tulsi Gabbard lascia il partito di Joe Biden. Ha spiegato le sue ragioni in un lungo video su YouTube, allontanandosi dalle posizioni sempre più «woke» ed estremiste di quella parte politica su diversi temi, dal razzismo anti-bianco, alla guerra in Ucraina.

All’inizio la Gabbard riporta le ragioni della sua appartenenza al Partito democratico negli ultimi 20 anni, citando la posizione dei democratici sulla guerra in Vietnam, all’interesse verso i più deboli, e dicendosi ispirata da figure quali Martin Luther Kingston J. e Robert F Kennedy. Afferma poi di aver voluto sempre difendere la libertà sancita dalla Costituzione americana sia in uniforme – la Gabbard è una veterana -, che negli uffici dello Stato. «Ho sempre pensato di dover fare di più», racconta, «così a 21 anni ho deciso di entrare in politica». Nel 2002 la Gabbard venne eletta all’interno della legislatura statale delle Hawaii ma rimase per un solo mandato poiché, arruolatasi nella Guardia Nazionale, prestò servizio nella guerra in Iraq.

Oggi il Partito democratico è «sotto il completo controllo di una cabala elitaria di guerrafondai guidati da una vile bramosia, che ci dividono razzializzando ogni questione e fomentando il razzismo anti-bianco, lavorando attivamente per minare le libertà che ci ha donato Dio, sono ostili alle persone di fede e alla spiritualità, demonizzano la polizia e proteggono i criminali a spese degli americani rispettosi della legge, credono nell’apertura delle frontiere, armano lo Stato di sicurezza nazionale per dare la caccia agli avversari politici e, soprattutto, ci trascinano sempre più vicino alla guerra nucleare».

«Credo in un governo che sia del, dal e per il popolo. Purtroppo, il Partito Democratico di oggi non lo fa. Al contrario, rappresenta un governo di, da e per la potente élite», prosegue appellandosi alla politica, «chiedo ai miei colleghi democratici indipendenti e di buon senso di unirsi a me per lasciare il Partito Democratico. Se non riuscite più a digerire la direzione in cui i cosiddetti ideologi del Partito democratico stanno portando il nostro Paese, vi invito a unirvi a me. Questa potrebbe essere la nostra ultima possibilità». 

«Il Partito democratico rifiuta lo stato di legge […] alla base della nostra democrazia», prosegue la Gabbard, «stanno utilizzando come arma lo stato di sicurezza e la legge federale per le ambizioni politiche del partito trasformando la nostra democrazia in una Repubblica delle banane», e accusa ilpresidente Biden di proclamare leggi a favore dei diritti dei criminali «facendo uscire di prigione criminali che si rifiutano di pagare anche se molti sono stati arrestati 30, 40 o addirittura 50 volte. Non ci deve sorprendere che siano aumentati rapidamente i crimini e che le persone non si sentano sicure».

Dedica poi una lunga parte ad accusare i democratici di non difendere la libertà religiosa. «Oggi il Partito democratico non crede nel diritto sancito dalla Costituzione di proteggere la libertà religiosa. La Costituzione riconosce che la nostra libertà proviene da Dio e non dal governo, da nessun governo […]. Questo governo tenta di danneggiare attivamente la nostra libertà religiosa. Durante la Convenzione del Partito democratico del 2020 ha scelto di omettere l’espressione “al cospetto di Dio” nel giuramento di fedeltà». In particolare porta degli esempi concreti di come l’amministrazione Biden «deride e discrimina le persone credenti, soprattutto i cristiani», come quando la senatrice Dianne Feinstein ha attaccato la giurista della Corte suprema di giustizia Amy Coney Barrett «per essere una cattolica devota». Costituzione alla mano, la Gabbard ricorda «l’articolo sei, sezione tre: “Nessuna prova religiosa sarà richiesta come qualificazione per qualsiasi ruolo pubblico”».

La Gabbard ha poi affrontato la situazione degli arresti e delle accuse del Dipartimento di giustizia dell’amministrazione Biden agli attivisti pro vita. Le accuse sono relative alla violazione della Law of Free Access to the Entrance of Clinics, per la quale ciascuno degli imputati rischia fino a «11 anni di reclusione e multe  da 250.000 dollari». Denuncia poi l’amministrazione Biden che «è rimasta a guardare e non ha fatto assolutamente nulla mentre gli attivisti pro aborto hanno protestato fuori dalle case dei giudici a tutte le ore del giorno e della notte violando chiaramente la legge federale».

Evidenzia infine i contrasti interni al partito, «I democratici hanno ridotto ognuno dei figli di Dio al colore della nostra pelle, usando la politica per separarci», aggiungendo che «sono diventati quei razzisti che affermano di odiare». Non lascia poi fuori dal discorso anche le scuole, accusando i democratici di aver inserito forzatamente l’ideologia di genere e l’accesso a contenuti esplicitamente sessuali nella scuola, discutendo anche dell’adozione da parte del partito della “teoria critica della razza”. «Il partito rifiuta la verità oggettiva e la realtà che le donne esistono […]. Non si può nemmeno più definire che cosa sia una donna e chiedono di sostituire la parole “madre” con “persona che partorisce”». 

Tulsi Gabbard smaschera così dall’interno una politica che discrimina e diffonde odio sotto gli occhi di tutti. Che possa fare da apripista.


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