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NEWS 30 giugno 2021    di Giulia Tanel

La droga è sempre più un problema. Ma si può uscirne, e la fede in Dio aiuta

La droga è sempre più una realtà nella vita di tanti giovani e giovanissimi: stando alla sola Italia, i dati ufficiali del 2018 parlavano di 880.000 ragazzi che hanno dichiarato di far uso di sostanze illegali, ossia 1 su 3 nella fascia 15-19 anni, con un occhio di attenzione rispetto al fatto che l’età del primo uso si è abbassata fino a coinvolgere anche bambini di 11 anni. Generalmente si parte con qualcosa di “leggero”, come si è soliti sentir dire nel gergo comune nell’illusione che provochi meno dipendenza o che non abbia effetti nocivi a breve e a lungo termine sulla salute neuro-fisica, cosa peraltro smentita dalla scienza, ma da lì il passo verso il baratro è vicino. A testimoniarlo sono tantissime persone che hanno poi dovuto spendere “gli anni migliori” per fare un percorso di guarigione che consentisse loro di riappropriarsi della propria vita, accompagnati da varie realtà presenti sul territorio, o legate al volontariato, o alla Chiesa.

DIO, UN ALLEATO CONTRO LA DROGA

Tra queste, andando oltre i confini nazionali, c’è l’Hogar de Cristo San José de la Matanza di Buenos Aires (Argentina), una federazione, riporta AciPrensa, che “raggruppa i “Centri di Vicinato” e si propone di fornire una risposta globale a situazioni di vulnerabilità sociale e/o uso problematico di sostanze psicoattive, mettendo al centro la persona e le sue qualità». Ebbene, i ragazzi inseriti in questa comunità hanno testimoniato come un percorso di fede nel Signore Gesù Cristo sia stato per loro fondamentale nel processo di guarigione, che anzi «è l’unico che ti salva». E non si tratta di astrazioni o di condizionamenti dovuti alla vita di fede che si respira all’Hogar de Cristo: «è un’esperienza di soccorso e salvezza», chiariscono. «Non è l’idea di Dio, né la religione come costume o tradizione. È l’esperienza del Dio vivente».

Il tutto impastato nella banalità della quotidianità, con diverse figure di santi da cui trarre insegnamento e riferirsi – da san Luigi Orione, a madre Teresa di Calcutta, passando per san Giovanni Bosco – e con il supporto del gruppo e quello – fondamentale, laddove è possibile – delle famiglie d’origine. Oggi, il messaggio che questi giovani rinati una seconda volta, alla vita e nella fede, lanciano a chi sta lottando con la droga è quello di non perdere la speranza e mettersi in cammino per cambiare il corso delle cose, nella certezza che «Dio ti ama e ha tempo, pazienza, ti aspetta».

LA CAMPAGNA BOLOGNESE CON BORSELLINO

E che il problema della droga meriti l’attenzione pubblica lo testimonia anche l’attuale campagna lanciata a Bologna da Pro Vita & Famiglia Onlus, in collaborazione con altre sigle del mondo pro-life e dell’associazionismo culturale. Si tratta di un semplice ma incisivo manifesto (a lato), che riporta una frase pronunciata da Paolo Borsellino (1940-1992) durante un incontro con gli studenti di Bassano del Grappa il 26 gennaio del 1989, e che vuole andare a sfatare uno dei (falsi) miti sbandierati da chi preme per la legalizzazione delle droghe leggere: «Legalizzare le droghe leggere», affermava già allora il magistrato italiano, che con il collega Giovanni Falcone può a ragione essere ritenuto uno dei massimi conoscitori del mondo mafioso, «non sconfigge le mafie, ma espone le categorie meno protette a essere investite dal mercato clandestino, che diventerebbe estremamente più pericoloso, alimentando droghe micidiali». Da allora sono passati oltre trent’anni, ma poco pare essere cambiato nel dibattito pubblico.


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