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NEWS 30 Giugno 2021    di Redazione

La Francia approva la legge sulla bioetica. I vescovi francesi chiedono una moratoria

Nel tardo pomeriggio di ieri, martedì 29 giugno, l’Assemblea nazionale francese ha approvato in quarta lettura la cosiddetta “legge sulla bioetica”, con 326 voti favorevoli e 155 voti contrari.

Il testo, difeso dal ministro della salute Olivier Véran, arriva al termine della propria corsa dopo un iter molto lungo: il progetto di legge era stato votato dall’Assemblea nazionale già nell’ottobre del 2019, ma il dibattito rispetto a questa materia così delicata era già vivo, con anche gli “Stati generali” che si erano svolti nel 2018. A fronte di questa dilatazione temporale delle discussioni, ad ogni modo, è importante rilevare come ancora oggi in pochi sappiano di cosa parla veramente questa legge, di quali cambiamenti andrà a introdurre: nella mentalità comune, allineata a quanto diffuso (volutamente?) dai media, si tratta di un provvedimento che ha come scopo principe quello di regolamentare l’accesso alle cure mediche di procreazione assistita per le coppie femminili o anche per le single. Come a dire: pma per tutte.

DI COSA PARLA LA LEGGE?

Ma è veramente tutto qui, anche se già questo sarebbe un buon motivo per opporsi alla legge, nel nome del diritto alla vita degli embrioni e del diritto a crescere con una mamma e un papà? No, non è tutto qui. Questo è solamente il primo articolo. Ecco una carrellata degli altri argomenti toccati, secondo la sintesi riportata da Gènétique: «Articolo per le donne omosessuali e single (articolo 1), accesso alle origini senza possibilità di stabilire la filiazione con il capostipite (articolo 2), autoconservazione degli ovociti (articolo 2), filiazione nei confronti di due madri (articolo 4), ricerca sull’embrione umano fino a 14 giorni, liberalizzazione della ricerca sulle cellule staminali embrionali umane (hESC), creazione di gameti artificiali, copie di embrioni umani (articoli 14 e 15), embrioni chimerici, di embrioni transgenici (articolo 17), estensione di la tecnica della baby medicine (art. 19bis), banalizzazione dell’aborto tardivo (art. 20)». Illuminante poi la infografica riportata dallo stesso portale di bioetica, che permette di scendere maggiormente nel dettaglio. Solo per dare qualche assaggio: «Embrioni donati per la ricerca: rimozione del controllo da parte della Biomedicine Agency (ABM) del consenso dei genitori (Articolo 14)»; «Autorizzazione a creare chimere embrione animale-embrione umano. Integrazione di hESC nell’embrione animale seguito dal trasferimento in utero (Articolo 17)»; per l’aborto, «eliminazione del periodo di riflessione “di almeno una settimana” (articolo 20)»…

LE VOCI CONTRARIE

Ecco, questi pochi esempi bastano per comprendere la portata della legge in questione che, pur sponsorizzata da Emmanuel Macron, non ha ottenuto la “larga maggioranza” auspicata, ma anzi ha diviso il mondo politico e il Paese nel suo complesso. Infatti, nel lungo iter di stesura e revisione, non sono state solo voci legate alla Chiesa o pro-life ad alzarsi muovendo obiezioni all’approvazione, bensì anche personalità del mondo accademico, filosofi, bioeticisti…

Aliette Espieux, portavoce della Marche pour la Vie, contattata dal Timone per un commento, ha affermato che l’approvazione della legge sulla bioetica, altro non è che «un nuovo passo per il nostro Paese su una deriva sempre più eugenetica, ma è solo una logica continuazione dei tanti altri passi avvenuti prima». E ha quindi proseguito, invitando tutte le persone di buona volontà a mobilitarsi: «Ritengo sia tempo che gli oppositori del cosiddetto ddl bioetica comprendano o accettino finalmente di tornare sulle loro posizioni primarie, cioè sui temi dell’aborto, pietra di paragone di queste derive eugenetiche, o anche sulla riproduzione assistita in quanto tale. Finché ci rifiuteremo di mobilitarci su questi temi, di rimettere a fuoco queste leggi che sono in realtà al centro del problema, le leggi continueranno, progrediranno verso una sempre maggiore manipolazione della persona umana, dal suo concepimento alla sua morte. Finché i partiti di destra si rifiuteranno di denunciare la fonte di questi abusi, la legalizzazione dell’aborto, solo per contrastarne le conseguenze, falliremo. Ma questo fallimento ha un prezzo non trascurabile: il sangue di diverse migliaia di innocenti che continuerà a scorrere finché non ci alzeremo».

Accanto – e in accordo – a questa voce, poche ore prima che si giungesse all’approvazione da parte dell’Assemblea nazionale, monsignor Pierre d’Ornellas, Arcivescovo di Rennes e capo del gruppo di bioetica della Conferenza episcopale di Francia, ha emesso un comunicato stampa nel quale si esprime forte preoccupazione: «La legge della bioetica non è una legge come le altre», si legge infatti, «poiché riguarda la concezione che abbiamo della dignità umana e il rispetto che questa comporta in tutti. […] La dignità umana è in balia delle opinioni reciproche? Sarebbe a geometria variabile?». Considerazioni alle quali fa seguito, alla luce di quello che viene definito un «fallimento della democrazia», la richiesta di una moratoria, che favorisca «l’emergere di un pensiero comune sulla dignità umana, inseparabile dalla fraternità che ci lega gli uni agli altri perché insieme sapremo che il più piccolo come così come i più grandi, i più fragili come i più solidi hanno la stessa dignità proprio per il fatto di essere esseri umani». Il tutto contro il «virus dell’individualismo» già citato da papa Francesco e nella consapevolezza, oggi purtroppo sempre più rara, che «nessuno di noi ha inventato l’Uomo».

Sono frasi pesanti, quelle scritte da monsignor d’Ornellas, che tuttavia rendono bene la prospettiva degli scenari aperti dall’approvazione della legge.


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