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NEWS 26 Agosto 2021    di Redazione

La libertà religiosa in Afghanistan finisce con l’arrivo dei talebani

Il Presidente di Aiuto alla Chiesa che soffre (ACS) Heine-Geldem ricorda in una nota che «durante il governo dell’ex Emirato dell’Afghanistan (1996-2001), i talebani hanno imposto una versione rigorosa della sharia in tutto il Paese. Possiamo aspettarci che l’Islam sunnita sarà la religione ufficiale, che la sharia sarà reimposta e che le libertà relative ai diritti umani, inclusa la libertà religiosa, che sono state così difficili da raggiungere negli ultimi 20 anni, saranno revocate».

ACS aveva già previsto il peggioramento della situazione nel suo recente Rapporto sulla libertà religiosa, pubblicato nell’aprile 2021. Nei 22 anni di storia di questo rapporto, l’Afghanistan è sempre stato tra i Paesi che più violano questo diritto fondamentale.  Soprattutto negli ultimi tre anni, il rapporto evidenzia ripetuti ed efferati attacchi contro luoghi di culto, leader religiosi e fedeli.

L’analisi, purtroppo, non lascia molto spazio alla speranza. «Tutti coloro che non abbracciano l’estrema visione islamista dei talebani sono in pericolo, anche i sunniti moderati. Gli sciiti (10%), la piccola comunità cristiana e tutte le altre minoranze religiose, già minacciate, subiranno un’oppressione ancora maggiore», dice Heine-Geldem. «Si tratta di un enorme passo indietro per tutti i diritti umani e, soprattutto, per la libertà religiosa nel Paese».

«Sfortunatamente, diversi paesi si sono affrettati a dichiarare la loro simpatia per il nuovo EmiratoCiò non solo legittimerà i talebani, ma incoraggerà i regimi autoritari in tutto il mondo, specialmente nella regione, provocando crescenti violazioni delle libertà religiose nei propri paesi. Il riconoscimento internazionale dei talebani fungerà anche da calamita per i gruppi islamici radicali più piccoli, creando una nuova costellazione di fazioni terroristiche che potrebbe soppiantare formazioni storiche come Al-Qaeda e lo Stato islamico.  Tra le altre aree, siamo preoccupati per il Pakistan, la Palestina e la provincia di Idlib in Siria. La situazione dei cristiani e delle altre comunità religiose minoritarie che già subiscono discriminazioni in questi luoghi si deteriorerà ulteriormente, afferma Heine-Geldem.

Il contenuto dei colloqui tra talebani e Occidente e tra talebani e governo afghano, che si svolgono a Doha dal 2020, rimane relativamente segreto.  Per questo non possiamo fare una valutazione più precisa di cosa significheranno gli accordi raggiunti per gli afghani che non sono d’accordo con le idee estremiste islamiste dei talebani.

Rimangono una miriade di questioni diplomatiche spinose. L’inaspettata e volontaria fuga dal potere del presidente Ashraf Ghani crea difficoltà etiche e morali per l’Occidente, poiché i paesi partecipanti ai colloqui con i talebani hanno annunciato settimane fa che non avrebbero mai riconosciuto un regime che ha preso il potere con la forza. Ci sarà una risposta da parte dei talebani a qualsiasi rivendicazione dei diritti umani senza canali formali?  Il fatto che la maggior parte delle ambasciate occidentali stiano chiudendo e che gli osservatori internazionali se ne vadano, come hanno fatto in Siria nel 2011, non è di buon auspicio.

ACS incoraggia la comunità internazionale a parlare apertamente per proteggere i diritti umani di tutti i cittadini dell’Afghanistan, soprattutto perché crediamo che la libertà religiosa sarà particolarmente minacciata. Facciamo anche appello ai nostri benefattori affinché continuino a pregare durante questo periodo profondamente preoccupante della storia dell’Afghanistan». Più del 99,86% della popolazione è musulmana;  il gruppo più numeroso è quello sunnita. Il 10% sono sciiti.  Tra lo  0,14%  appartenente ad altre religioni c’è un numero relativamente simile di  indù, bahai, buddisti e cristiani. Ci sono solo 200 cattolici registrati nel Paese».


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