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NEWS 13 Gennaio 2022    di Federica Di Vito

La Marcia per la Vita che annienta la paura

Tra tre giorni i francesi pro-life marceranno per le vie di Parigi. Quest’anno si mobiliteranno in particolare contro la proposta di legge Gailot. Il 19 gennaio è infatti prevista la seconda lettura di una nuova legge che allunga i termini legali per l’accesso all’aborto, da dodici a quattordici settimane. Nello specifico, sono previste la rimozione dell’obiezione di coscienza da parte degli operatori sanitari, la proroga dei termini per l’aborto domiciliare da cinque a sette settimane di gravidanza, la pratica dell’aborto chirurgico da parte delle ostetriche fino a dieci settimane e l’eliminazione delle 48 ore di riflessione che intercorrono tra i due consulti sull’aborto previsti per i minori.

Tutto accomodato alla perfezione affinché la vita umana venga fatta fuori il più presto e il più comodamente possibile. «Non solo questa legge ferma la vita umana, ma lo fa con una tecnica atroce», questo il commento della portavoce della Marcia per la Vita, Aliette Espieux (foto in apertura). Questa legge sta divenendo motivo di contrasto da parte di medici e politici. Molti medici credono che con questa proposta si vada troppo oltre, il professor Israel Nisand, ex presidente del National College of Gynecologists, ha affermato che si sarebbe rifiutato di praticare aborti oltre le dodici settimane e anche deputati come Agnès Thill o Emmanuelle Ménard non danno il loro appoggio.

Manifestare oggi richiede una profonda presa di coscienza. Ma ricordiamo che neanche il Covid ha potuto fermare la Marcia per la Vita: l’anno scorso si è svolta una manifestazione immobile con cinquemila partecipanti e, a detta della portavoce, dal 2020 si sono aggiunti molti giovani al movimento. Che questo possa dirci qualcosa? C’è chi non ha creduto che il mondo si sarebbe dovuto fermare. La paura che giaceva sotto una società apparentemente granitica è uscita allo scoperto con l’insorgere della pandemia. E ha reso il compito più facile ai fautori di questo tipo di leggi. È proprio mentre siamo chiusi nelle nostre case sempre più vulnerabili e manipolabili, che il governo francese ci pone su un piatto d’argento la soluzione facile: vuoi abortire? Puoi farlo comodamente da casa tua, non devi neanche recarti in ospedale, così eviti contagi e assembramenti.

Un disegno tutto in previsione dell’unico vero obiettivo: far fuori la vita umana. E con le più nobili intenzioni. Si tende a mascherare la negazione del diritto alla vita di un nuovo essere umano con altri diritti, apparentemente più validi. Forse perché siamo ancora convinti che ciò che non si vede non esiste. E allora è più facile legalizzare l’aborto nel nome del disagio femminile, mettere davanti al minuscolo corpo di una persona ancora sconosciuta quello della donna, finalmente “libera” di scegliere. Trovare un fattore esterno da incolpare piuttosto che guardarsi dentro e affrontare le vere cause della sofferenza è il gioco subdolo e rischioso di questa politica.

È vero, abbiamo paura. Non ha paura solo la donna che abortisce, o il medico controcorrente che dichiara di essere obiettore. Abbiamo paura anche noi. Di dire la nostra, di fare qualcosa, a volte semplicemente di informarci e farci un pensiero che sia nostro, limpido e davvero libero. Quella è la stessa paura pervasiva che viene messa sotto i riflettori dal nuovo romanzo di Hoellebecq, “Annientare”. La vicenda viene presentata in forma distopica, ambientata in una Francia del 2027 che appare non molto diversa da quella odierna. L’Occidente in particolare e Parigi ancor di più, si ritrova a camminare su sentieri scollegati e pieni di pericoli. Tra queste pagine aleggia un velo di tragedia e caducità al quale sembriamo ormai esserci abituati.

Sembriamo destinati a rimanere sconfitti in balia di una depressione generale che ci vede sempre più passivi. Ma si può vincere questa paura? Alla maniera di chi si volta indietro e guarda altrove? O di chi risolve tutto con “sarà quel che sarà”? Oppure possiamo sempre giocarci la carta della pandemia, quella a quanto pare vale sempre. L’inattività e questa sensazione di disastro imminente non fanno che alimentare la paura. La Marcia per la Vita invece è movimento, non solo fisico. Ed è per questo che la Marcia si farà, perché la vita vince sempre e questo, davvero, non deve spaventarci.


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