giovedì 13 maggio 2021
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NEWS 30 aprile 2021    di Giuliano Guzzo

La Pixar avvia un casting per un personaggio transgender

La Pixar Animation Studios, celebre casa di produzione di prodotti per bambini – basti pensare, per limitarsi a due soli nomi, alla saga di Toy Story o a quella di Cars – si accoda alla moda transgender, accingendosi ad introdurre un apposito personaggio. La notizia è filtrata attraverso il gruppo TransMarch che su Twitter, una decina di giorni fa, ha pubblicato un avviso assai eloquente: «Pixar sta cercando un doppiaggio giovanile per un nuovo progetto. Il personaggio, Jess, è una ragazza transgender di 14 anni. Cerchiamo attrici tra i 12 e i 17 anni che possano dar voce credibilmente a una quattordicenne trans. Se conosci qualcuno che corrisponde a tale descrizione e vuole fare un provino per il ruolo, il suo tutore legale basta che contatti: casting@pixar.com».

Che dire, in questo messaggio c’è già tutto: il nome del personaggio della nuova produzione animata, l’età e la sua particolarità, ossia appunto l’identità transgender. Salvo smentite della Pixar Animation Studios, finora non arrivate, siamo quindi davanti ad una notizia notevole anche se, in realtà, non del tutto sorprendente. Sì, perché, fanno notare gli osservatori più attenti, è già da qualche anno che il mondo dei cartoon strizza l’occhio al movimento Lgbt: Clifford the Big Red Dog ha due mamme; l’insegnante di Arthur, il signor Ratburn, è gay; la serie animata di Disney Channel Owl House vedrà un adolescente bisessuale dilettarsi nella stregoneria, e via di questo passo.

Tutto questo, evidentemente, non è a sua volta causale. Risponde ad agganci nell’ambito dei cartoni animati che i militanti arcobaleno hanno in modo stabile non da anni, ma addirittura da decenni. Un episodio, in tal senso, appare illuminante. Si tratta del video di una conferenza tenuta nel 1998 all’Università della  California da Elizabeth Birch, dirigente dal 1995 al 2004 della Human Rights Campaign, la più grande organizzazione Lgbt americana. Ebbene in questo video, dopo essersi accertata che tra il pubblico non vi fossero giornalisti e probabilmente senza sapere di essere ripresa, la Birch riferisce di uno scambio di battute avuto con Michael Eisner, amministratore delegato della Walt Disney  Company per oltre vent’anni, cui lei disse che il 30 per cento dei suoi dipendenti era gay, prima di  essere da costui corretta: «Ti sbagli, Elisabeth, sono il 40 per cento».

Attenzione: parliamo del 1998, dunque di un’era geologica fa rispetto ai progressi e alle conquiste Lgbt degli ultimi anni. Se a ciò si aggiungono episodi inquietanti già accaduti e ampiamente accertati – come i fotogrammi di una ragazza in topless apparsi in una scena di Le Avventure di Bianca e Bernie, che sul finire degli anni ‘90 costrinsero la Disney al ritiro dal mercato di oltre 3 milioni di videocassette -, si capisce come la svolta trans della Pixar tutto è, purtroppo, tranne che un fulmine a ciel sereno. Si tratta, invece, dell’ultimo anello di una serie di episodi simili che però, attenzione, non lo rende meno grave, anzi. Tanto più se pensiamo alla diffusione in questi anni, tra i giovani, della disforia di genere a insorgenza rapida (ROGD), ossia di un forte e improvviso senso di percepita inadeguatezza col proprio corpo. Un fenomeno troppo particolare per non far pensare che, dietro, possa esservi anche un’influenza mediatica. Del resto, lo abbiamo visto, le grandi casi produttrici ce la stanno mettendo proprio tutta per veicolare certe istanze genderiste. Quindi il sospetto che una loro manina possa esserci, nel caos educativo di questi anni, è forte. E ormai è pure più d’un sospetto.

 


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