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NEWS 17 settembre 2019    di Ermes Dovico

La PMA, i vescovi che Macron non ascolta e le cose ultime

«Sentiamo di non essere stati ascoltati. Gli Stati Generali, che hanno dimostrato l’ostilità dei partecipanti alla procreazione artificiale per le persone che non sono sterili e che hanno deliberatamente dato alla luce bambini senza padre, non sono stati assolutamente presi in considerazione». La voce è quella di Michel Aupetit, arcivescovo di Parigi, che ha rilasciato un’intervista a Famille Chretienne a proposito dell’esame in corso al parlamento francese della bozza di revisione dei testi bioetici, che se approvata allargherebbe ancora di più le maglie della produzione della vita in laboratorio, estendendo la possibilità a donne single e coppie lesbiche.

Il testo potrebbe quindi passare ignorando i richiami dei vescovi (e di altre personalità che avevano partecipato agli Stati Generali), che pure Emmanuel Macron aveva invitato, in un discorso al Collegio dei Bernardini nella primavera del 2018, a «non rimanere sulla soglia», dicendo di ascoltare la voce della Chiesa «quando si tratta di non ridurre tutto alla tecnica». Parole rimaste lettera morta, visto che l’élite culturale incarnata da Macron non conosce il senso del limite. Che poi è la stessa cultura che si sta adoperando per allargare le maglie dell’eutanasia in Italia e che presumibilmente sorvolerà sull’ultimo richiamo fatto dal cardinale Gualtiero Bassetti, in cui il presidente della Cei, l’11 settembre, ha ribadito il “no” della Chiesa a eutanasia e suicidio assistito (pur cedendo all’idea di attenuare le sanzioni dell’articolo 580 del codice penale, secondo una non condivisibile ottica del “male minore” che avrebbe pure l’effetto di diminuire la percezione dell’aiuto al suicidio come male).

Monsignor Aupetit, alla domanda su quale sia la cosa più grave del disegno di legge francese, ha risposto che è il concetto stesso di “PMA per tutti”. La cosiddetta procreazione medicalmente assistita «interrompe il rapporto tra genitori e figli». «Con il disegno di legge, proponiamo l’unica volontà di coloro che hanno un progetto di figlio. Il bambino diventa ostaggio dell’onnipotente benevolenza di coloro che si sono designati come suoi genitori. La differenza con i genitori che adottano un figlio è che questi non volevano privarlo della sua filiazione carnale. Privare volontariamente un figlio delle sue origini è un profondo disprezzo per il diritto dei bambini di conoscere ed essere cresciuti dal padre e dalla madre […]». Tutto questo presuppone una «distorsione della medicina», con il medico che diventa «un tecnico dei desideri».

La proposta liberalizzerebbe ulteriormente anche l’uso degli embrioni per fini di “ricerca”, rispetto a cui Aupetit parla di «vera eugenetica», ricordando poi che l’introduzione della fecondazione artificiale ci ha assuefatti «all’eliminazione degli embrioni soprannumerari», che sono «esseri umani» come noi.

Riguardo all’annunciata manifestazione del 6 ottobre, a cui parteciperanno molti laici cattolici, l’arcivescovo di Parigi non ha dubbi a definire questo approccio «davvero utile», a prescindere dai suoi risultati contingenti. «È una questione di speranza. Chi rimane fedele al Risorto non è mai vinto. Anche se la legge dovesse passare, potremmo essere orgogliosi di aver contribuito alla riflessione e alla testimonianza della verità. Non ci mobilitiamo solo per l’immediato, ma per il futuro, perché la dignità dell’uomo è inalienabile».

Ieri sera, sui temi della legge, era in programma anche un intervento pubblico dei vescovi francesi al Collegio dei Bernardini, lo stesso luogo dove, 10 anni prima della pseudo-apertura di Macron alla voce della Chiesa, Benedetto XVI aveva tenuto un ispiratissimo discorso, soffermandosi sulle radici della cultura europea, a partire dall’esperienza dei monaci cristiani. «[…] non era loro intenzione di creare una cultura e nemmeno di conservare una cultura del passato. La loro motivazione era molto più elementare. Il loro obiettivo era: quaerere Deum, cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa. Erano alla ricerca di Dio», con l’atteggiamento di chi sa «guardare oltre le cose penultime e mettersi in ricerca di quelle ultime, vere». Anche nella confusione dei tempi attuali, rimane questa l’unica risposta davvero creatrice.


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