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NEWS 24 Luglio 2022    di Don Roberto De Meo

La predica corta della domenica – Chiamiamolo Padre

XVII Domenica del Tempo ordinario (Lc 11, 1-13)

La vita dell’uomo è “domanda”, cioè preghiera, perché non ci facciamo da soli e non facciamo da soli la realtà. L’uomo veramente cosciente di sé si accorge che dipende radicalmente da qualcun Altro nel suo esserci e in tutto quello che lo circonda. Non siamo i padroni di nulla, ecco perché l’uomo “domanda”, cioè prega! E cosa domanda? Tutto! Perché nulla è nostro.

Ma mentre nell’uomo naturale questa domanda è confusa, incerta, piena di paura e malinconia, perché questo “qualcuno” al quale tutto appartiene è ignoto, non ne conosce il volto, nell’uomo cristiano è una domanda piena di fiducia a Uno che ha scoperto essere “padre”, Padre nostro! Questa è la grandezza, la novità e la bellezza della preghiera cristiana: non un grido verso l’ignoto, non una pratica ascetica per tentare di raggiungere o immaginare tale ignoto (come nelle pratiche orientali oggi tanto in voga!), ma l’abbandono fiducioso e confidente tra le braccia di Uno che ha a cuore la mia vita e il mio destino.

Tutto questo per Cristo! “Osiamo” chiamare Dio come Padre perché siamo “di Cristo”, cioè non solo apparteniamo a Lui, ma siamo in lui e partecipiamo in Cristo alla sua natura filiale, siamo anche noi figli! Essendo incorporati a Gesù, essendo un corpo solo con Gesù, il padre di Gesù diventa nostro padre.

Per questa ragione, ogni vera preghiera che noi rivolgiamo a Dio si appoggia sulla mediazione di Gesù, figlio di Dio e nostro fratello, proprio come facciamo nelle orazioni che il sacerdote pronuncia nella messa a nome di tutti.

Questo ci dà la certezza che il nostro grido non è perduto o solo “flatus vocis”: ogni volta che nella Chiesa preghiamo, la nostra voce è sempre unita a quella di Cristo! Di cosa temere?


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