martedì 3 ottobre 2023
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NEWS 27 Novembre 2022    di Samuele Pinna

La predica corta della domenica – È il momento, è l’Avvento

La bruma intravista nei giorni di novembre mi ha riportato a ricordi di autunni passati quando con l’arrivo dell’Avvento ci voleva il paltò e non un vestiario ancora sbarazzino. E la memoria, per singolari assonanze, si è raccolta su pagine sfogliate da fanciullo, dove lo stupore di allora si leggeva non solo nel racconto ben rilegato in volume, ma pure sul piccolo viso di chi sapeva ancora meravigliarsi con seriosa spensieratezza.

Riprendo tra le mani il vecchio e consunto libro, smuovendo veloci i fogli ingialliti dal tempo. Mi soffermo su un capitolo in particolare, avvinto di nuovo da quell’incalzare di vocaboli allineati con cura. Se il Manzoni andò a sciacquare i panni nell’Arno e noi possiamo recarci da lui per fare lo stesso, non ci è proibito sostare sull’immortale fiaba del Collodi. E nel punto dove mi trovo, mi figuro un infarinato Pinocchio, che, un attimo prima di essere fritto in un tegame, viene salvato in extremis. Libero, anzi liberato, può correre a casa dalla sua Fata pronto a invocar misericordia per le sue mascalzonate. Ma gli eventi non vanno come s’aspetta; al contrario, come si suol dire, passa quasi letteralmente, dalla padella alla brace.

La notte era buia e faceva tempaccio e, per di più, l’acqua veniva giù a catinelle e il burattino, reo delle sue birichinate, esitava e tentennava nel bussare al portone. In poche parole, il clima – esteriore e interiore – non era per nulla favorevole. La situazione non migliora: anziché rivedere la dama dai capelli turchini, si aprì una finestra dell’ultimo piano… e Pinocchio vide affacciarsi una grossa Lumaca. La brava bestiola fa le veci della padrona di casa con spirito pronto, ma senza fretta: ci vogliono nove ore per scendere fino sull’uscio di strada e soltanto dopo altre tre ore e mezzo porta qualcosa da mettere sotto i denti del nuovo venuto, il quale si sentì consolarsi tutto. Tuttavia, le cibarie sono finte, sagome di oggetti incommestibili, e, per il gran dolore o per la gran languidezza di stomaco, Pinocchio stramazza svenuto.

La Fata turchina alla fine si palesa, non si nega, ma con il suo atteggiamento vuol educare il birbante: non è indubbio il perdono, ma è necessario un cammino di redenzione. Ivi trovano dimora la speranza e la crescita spirituale: Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. “Tieniti preparato, sii lesto e solerte”, mi par di sentire nel mio intimo la voce di quel buffo pezzo di legno oramai divenuto un ragazzino perbene. Eh sì, perché ci saranno due uomini al campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato; e ci saranno due donne a macinare alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.

L’Avvento è il periodo dell’attesa, della preparazione e – oggi urge – della conversione, perché quanto mai necessario è prendere posizione. Occorre, difatti, schierarsi: essere pronti – e agire di conseguenza – oppure illudersi che il ladro non verrà mai e campare come se il Cristo si fosse dimenticato della salvezza promessa. Mi sovviene un passo del libro Harry Potter e il Calice di Fuoco quando uno dei protagonisti della saga spiega che davanti a momenti bui e difficili ci si troverà ad affrontare la scelta tra «ciò che è giusto e ciò che è facile». Colpisce l’inciso: non tra ciò che è giusto e sbagliato, ma facile. Sorrido. Sì, alla fin fine mi convinco, questo è il tempo propizio per decidersi, ossia per fare di noi il luogo della presenza dello Spirito Santo e annunciare a coloro che incontriamo la buona novella: Dio nasce per noi! Dio si fa uomo per redimerci! Niente e nessuno può impedirlo.

Il mio cuore sobbalza, l’ultimo interrogativo è un pungolo, ma non posso evitare la domanda: Io sono pronto? Nell’ora inimmaginabile viene, infatti, il Figlio dell’uomo. Sono così disposto a rinunciare alle mie piccole idee per assimilarmi al sorprendente messaggio cristiano, tanto da viverlo in pienezza? Qui, non altrove, ne sono conscio, si gioca la vita (eterna).


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