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La predica corta della domenica – La fede è per realizzare il fine della vita
NEWS 16 Aprile 2023    di don Alessandro Galeotti

La predica corta della domenica – La fede è per realizzare il fine della vita

Domenica della Divina Misericordia (Gv 20, 19-31)

«Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome».  Ma quali sono i segni di cui si parla?

Il segno per eccellenza, che si ripete due volte nel brano che oggi la Chiesa ci propone di ascoltare è quello dell’ingresso di Gesù «mentre erano chiuse le porte».

Come entrando nel mondo Egli non aprì le porte verginali di Sua Madre che si conservò Vergine carnalmente, prima, durante e dopo il parto, così – risuscitato – Egli entra tra i Suoi senza aprire le porte del luogo dove si trovavano. Eppure vi entra carnalmente, non spiritualmente; tanto da poter essere davvero prima visto dagli Apostoli e poi toccato da san Tommaso. La logica radicale dell’Incarnazione, spesso ridotta ad indicazione spirituale, analogica, o addirittura morale è affatto fuori da ogni strumentalizzazione. Semplicemente lascia la ragione senza via di scampo.

Come lo fa la vita umana, di per sé destinata alla corruzione della morte, reale, totale, definitiva. Eppure davanti agli occhi degli Undici l’incomprensibile si manifesta, si fa sperimentabile: Uno ha vinto la morte, per sempre.

San Tommaso è invitato perciò a divenire testimone privilegiato di questo e poi maestro della fede. Ma la fede è «prova di ciò che non si vede» (Eb 11,1). Egli infatti vede ed è invitato a toccare un Uomo, ma riconosce la Sua divinità: «Mio Signore e mio Dio!».

«L’incredulità di Tommaso ha giovato a noi molto più, riguardo alla fede, che non la fede degli altri discepoli. Mentre infatti quello viene ricondotto alla fede col toccare, la nostra mente viene consolidata nella fede con il superamento di ogni dubbio. Così il discepolo, che ha dubitato e toccato, è divenuto testimone della verità della risurrezione» (dalle Omelie sui Vangeli di San Gregorio Magno).

Il segno, il miracolo, perciò è a servizio della fede degli Undici, non un’arida testimonianza di potere da parte di Gesù. Ma perché?

Ci aiuta a comprenderlo la seconda lettura: «Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime». La fede è a servizio del nostro amore per Cristo e ha come traguardo la salvezza delle nostre anime. Non compiacere il mondo o essere da esso apprezzati, non diventare più o meno morali, e nemmeno più o meno all’altezza delle nostre attese; ma di realizzare lo scopo della nostra vita: «Per qual fine Dio ci ha creati? Dio ci ha creati per conoscerLo, amarLo e servirLo in questa vita, e per goderLo poi nell’altra in paradiso».


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