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NEWS 5 Novembre 2015    

La Regione Liguria, dove governa l’opposizione a Renzi, dice no all’ideologia del gender nelle scuole

di Susanna Manzin

 

Una vittoria per la famiglia e per la libertà di educazione: il Consiglio Regionale della Liguria ha detto no alla `teoria gender´ nelle scuole con 16 voti favorevoli della maggioranza di centrodestra e 14 contrari. La mozione, che aveva come primo firmatario il capogruppo di Fratelli d’Italia Matteo Rosso, impegna la giunta affinché «nelle scuole di ogni livello e grado nella Regione non venga introdotta la `teoria del gender´ e venga rispettato il ruolo della famiglia nell’educazione all’affettività e alla sessualità». Si chiede, inoltre, che nelle scuole «si educhi al rispetto del corpo altrui e al rispetto dei tempi della propria maturazione sessuale ed affettiva accompagnandola anche con corsi di educazione all’affettività e alla sessualità concordati con i genitori».

 

Ecco le dichiarazioni di Matteo Rosso, primo firmatario della mozione: «Finalmente anche nel Consiglio regionale della Liguria abbiamo messo al centro l’importanza della famiglia, nei cui valori credo fermamente e che è una sola, formata da un padre e una madre e dei figli. Con l’approvazione della mozione il Consiglio regionale ha sgombrato il campo da qualsiasi iniziativa per insinuare teorie distorsive sull’identità di genere, sui principi di riconoscibilità dei sessi e sull’educazione naturale dei nostri figli».

 

Degno di nota anche l’intervento di Ilaria Cavo, Assessore alla Comunicazione, Formazione, Politiche giovanili e Culturali, che ha ribadito l’importanza del coinvolgimento delle famiglie e delle associazioni rappresentative nell’elaborazione dei piani formativi scolastici. «Nella nostra regione – continua Matteo Rosso – la precedente giunta aveva investito 900 mila euro di fondi regionali sul tema delle pari opportunità e in progetti nelle scuole in cui sono state coinvolte le associazioni per la tutela di persone con diverso orientamento sessuale, ma mai le associazioni familiari».

Naturalmente sono insorte le associazioni LGBT, in primis Arcigay, che invita la Regione Liguria a non alimentare la confusione opponendosi a teorie inesistenti. L’argomentazione è sempre la solita: “La teoria del gender non esiste”!

Sulla stessa linea Aurelio Mancuso e Damiano Fiorato, rispettivamente Presidente Nazionale e Referente Regionale di Equality Italia, rete per i Diritti Civili, che vedono la mozione come «una apodittica adesione a una lotta contro una fantasmagorica “Teoria Gender” finalizzata esclusivamente a fidelizzare il voto dei settori più retrivi dell’integralismo religioso e a bloccare nelle scuole le azioni positive contro il bullismo omofobico».

E’ il solito ritornello: omofobia, integralismo, estremismo. Ma dalle associazioni LGBT ci aspettiamo queste dichiarazioni. C’è però da riflettere sulla posizione del consigliere del Pd Sergio Rossetti che aveva definito quella avviata dal centrodestra «una discussione ideologica» e aveva annunciato che «da cattolico praticante avrebbe votato contro». E così ha fatto. Da cattolico praticante, gli sono evidentemente sfuggite le più recenti affermazioni di Papa Francesco, che ha in più occasioni invitato alla difesa della famiglia contro le teorie del gender, come ad esempio durante la visita pastorale a Napoli, quando aveva definito il gender con quell’espressione così azzeccata: «sbaglio della mente umana».

 

La mozione è stata approvata con l’appoggio compatto della maggioranza (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia). L’importante iniziativa segna un cambio epocale in Regione Liguria, e noi non possiamo che salutare con viva soddisfazione questo voto, che segue quello della Lombardia e della Basilicata, sperando che altre Regioni si pongano sulla stessa linea. Come leggiamo nella mozione, le istituzioni devono provvedere allo stanziamento di fondi pubblici per garantire la difesa della famiglia e del diritto educativo dei genitori: «e NON per finanziare programmi di indottrinamento che vanno contro il diritto stesso. Non si ha intenzione di sollevare polemiche politiche, ma di sollecitare l’aula al rispetto della vita umana, delle famiglie, dei bambini e del diritto, alla luce di quanto finora esposto».