martedì 28 settembre 2021
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NEWS 6 marzo 2021    di Giulia Tanel

La suora simbolo del Myanmar svela cosa ha detto ai poliziotti per farli retrocedere

Le tensioni in Myanmar, ex Birmania, non si fermano e continua a salire il numero delle persone – anche minori – che stanno perdendo la vita durante gli scontri durante le manifestazioni di piazza contro il colpo di Stato militare avvenuto oramai più di un mese fa, il 1° febbraio scorso, per rovesciare il governo della politica democratica Aung San Suu Kyi. Solo il 3 marzo, giornata ad oggi più sanguinosa dall’inizio della protesta, sono morte 38 persone.

La realtà che giunge a noi attraverso i media è quella di un Paese che ancora fatica a vedere la luce di un sistema di governo alternativo alla dittatura militare, dove però il popolo ha ancora la forza e il coraggio di lottare per un futuro diverso.

Un popolo che non è solo in questa lotta: stando all’ambito ecclesiale, nell’Udienza del mercoledì di questa settimana papa Francesco ha fatto sentire la propria voce: «Desidero richiamare l’attenzione delle autorità coinvolte, perché il dialogo prevalga sulla repressione e l’armonia sulla discordia. Rivolgo anche un appello alla comunità internazionale, perché si adoperi affinché le aspirazioni del popolo del Myanmar non siano soffocate dalla violenza».

Accanto a lui, in prima linea, l’arcivescovo di Yangon e presidente della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche Charles Bo, da sempre sostenitore della democrazia, ultimamente si è più volte appellato affinché in Myanmar, oramai «trasformato in un campo di battaglia», si arrivi presto a un accordo tra le parti. E, nell’omelia della scorsa domenica, ha affermato, riporta la Cna: «Siamo tutti figli e figlie della stessa terra, stessa madre Myanmar e dobbiamo esercitare pazienza e tolleranza».

Nello stesso giorno in cui il prelato pronunciava queste parole, nella capitale Myitkyina, nel nord del Myanmar, la mattinata aveva visto violenti scontri tra giovani cattolici e la polizia. Scontri dei quali è diventata virale una foto: quella di una suora inginocchiata, sola, a mani giunte, davanti a una fila di poliziotti. Il suo nome si è poi appurato essere suor Ann Nu Tawng, religiosa dell’ordine di San Francesco Saverio che presta il proprio servizio nel convento cattolico di san Colombano, dove con le consorelle gestisce un dispensario e una piccola clinica per i malati più bisognosi.

Quello della consacrata è stato un atto di coraggio tanto straordinario, quanto efficace: innanzitutto in quanto ha salvato centinaia di vite, dando il tempo a molti manifestanti di trovare riparo tra le mura del convento e a diversi feriti di ricevere lì le prime cure, e in seconda battuta perché ha portato la questione del Myanmar alla ribalda mediatica, risvegliando un’attenzione verso questo Paese che, è auspicio di tutti, potrà generare ricadute positive.

Il tutto è nato dal cuore, senza calcoli, anzi andando anche “sopra le righe”, dal momento che – ha poi affermato la suora – «il cardinale Charles Bo e le superiori della mia congregazione hanno proibito alle suore in Myanmar di partecipare alle manifestazioni contro il colpo di stato». Tuttavia, di fronte al pericolo concreto di veder scorrere sangue innocente, la consacrata non ha potuto restare ferma a guardare: «Caritas Christi urget nos».

Ma cosa ha detto la suora ai militari, per convincerli a fermarsi e addirittura ad abbandonare il campo? In un’intervista rilasciata all’agenzia cattolica thailandese LiCAS.news su quella mattina della seconda domenica di Quaresima, che non l’ha risparmiata anche da percosse fisiche, suor Tawng non nega di aver avuto la tentazione di fuggire, «ma provavo pietà per le persone, così ho deciso di restare, e di morire se necessario». Tanto che, animata da questa convinzione, è corsa fuori in direzione dei militari e ha gridato loro, inginocchiandosi: «Per favore, non sparate. Sono civili innocenti». E: «La gente ha già sofferto molto. Sparatemi a morte». Un appello che ha sortito un iniziale ritirata dei militari, poi tornati alla carica: «Queste persone sono innocenti e vogliono solo protestare in modo pacifico», ha quindi dichiarato di aver replicato la suora. «Non trattateli duramente. Tutti noi siamo cittadini e siamo fratelli e sorelle. Se è necessario, uccidetemi e lasciate che le persone siano libere». Intimata di allontanarsi, non ha ceduto: «Finché continuerete a fare cose crudeli, non mi allontanerò. Invece, subirò la morte». Frase, questa, che ha portato la polizia ad allontanarsi definitivamente.


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