mercoledì 28 settembre 2022
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NEWS 19 Luglio 2022    di Giulia Tanel

«La svolta green la fate sfruttando 40.000 bambini nelle miniere di cobalto»

«La ricerca da parte del Partito Comunista Cinese di cobalto per batterie e litio per pannelli solari che alimentano la cosiddetta Green Economy motiva la rapacità umana, poiché si stima che 40.000 bambini in Congo lavorino in miniere artigianali non regolamentate in condizioni pericolose».

Non l’ha certo mandata a dire – stando a quanto riporta InfoCatolica – Christopher Smith (foto a lato), repubblicano del New Jersey, quando lo scorso 14 luglio ha presieduto un’audizione della Commissione per i diritti umani Tom Lantos dal titolo “Il lavoro minorile e le violazioni dei diritti umani nell’industria mineraria della Repubblica Democratica del Congo”.

La denuncia è stata esplicita: la Cina, anche se non solo questa potenza, pur di perseguire il proprio interesse economico e portare avanti l’agenda globale “green”, non si fa scrupoli nello sfruttare i bambini e altre categorie di lavoratori della Repubblica democratica del Congo.

E perché è proprio questa nazione dell’Africa centrale a essere stata presa di mira? Semplicemente in quanto, come è stato ben illustrato sul Timone dello scorso settembre 2021 nel reportage “Il vitello dai piedi di cobalto”, l’ex Congo belga – da non confondere con la Repubblica del Congo – è ricco di moltissime materie prime preziose, dall’oro, all’avorio, al legname, ma soprattutto è ricco di coltan e cobalto. Tanto da farne un punto di snodo imprescindibile per il commercio mondiale, seppure si tratti, all’apparenza paradossalmente, di uno dei Paesi con il Pil più basso al mondo, stimato a meno di 500 dollari pro capite. Ma la motivazione è appunto semplice: lo sfruttamento, a fini di lucro, da parte di potenze mondiali che non si fanno scrupoli pur di fare i propri interessi.

IL COBALTO E I BAMBINI

Si stima che la RDC produca addirittura il 70% del cobalto mondiale, del quale il 15-30% viene prodotto in miniere artigianali. Ed è proprio in questi stretti cunicoli che si consuma un dramma troppo spesso sottaciuto e che nell’audizione di cui si è detto è invece emerso in maniera lacerante. Le prime vittime di tutto questo sono infatti i bambini, che vengono venduti e sfruttati per le loro piccole dimensioni e costretti a calarsi nelle miniere, che a volte non sono altro che pozzi, senza alcun tipo di strumento e di protezione, con il solo compito di estrarre i minerali (talvolta anche radioattivi) che trovano, ha denunciato ancora nel corso dell’udienza l’avvocato congolese per i diritti civili Hervé Diakiese Kyungu. E dietro a tutto ci sono gli intermediari cinesi, o più raramente indiani e pakistani, che non hanno alcun scrupolo.

«Sono non pagati e sfruttati, e il lavoro è spesso mortale poiché i bambini devono strisciare attraverso piccole buche scavate nel terreno», ha quindi aggiunto Kyungu, alla cui voce ha fatto eco quella di un altro testimone che si è molto speso per denunciare la situazione congolese, il sacerdote cattolico padre Rigobert Minani Bihuzo.

AUTO ELETTRICHE CONTRO L’UOMO?

Quanto affermato fino ad ora non è una mera, triste cronaca che, seppur possa interessare e muovere a compassione, risulta comunque essere lontana da noi. Anzi. La questione ci interessa molto da vicino, visto e considerato quanto stretto è il legame tra l’estrazione del cobalto (e non solo, ovviamente) e il business delle automobili elettriche, attorno alle quali ruotano a oggi ingenti incentivi statali per favorirne l’acquisto e che dal 2035, stando a quanto varato poche settimane fa dal Parlamento europeo rispetto al divieto – da tale data – di vendere vetture a motore endotermico, benzina e diesel, e anche ibride, ci interesserà ancora più da vicino.

La domanda quindi sorge spontanea: la svolta green, in favore dell’ambiente, tiene conto anche dell’umanità?

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