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NEWS 3 dicembre 2015    
La verità  sul Sinodo, il card. Raymond Burke smentisce il direttore de «la Civiltà  Cattolica»

di Marco Tosatti

 

La verità sul Sinodo. Così si intitola un commento del cardinale Raymond Burke pubblicato sul National Catholic Register, un giornale cattolico statunitense molto autorevole e serio; e il bersaglio del commento è il direttore de La Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro sj.  

“Nel numero del 28 novembre della Civiltà Cattolica – scrive Burke, che è stato spostato senza particolari motivazioni dal Papa da presidente della Segnatura apostolica a un incarico largamente onorifico – padre Antonio Spadaro direttore e padre sinodale presenta un sommario dei lavori del 14° Sinodo ordinario dei vescovi, dedicato alla vocazione e alla missione della famiglia. Sebbene l’autore faccia diverse affermazioni sulla natura e il lavoro del Sinodo dei vescovi che richiederebbero un commento critico in uno studio più ampio, un’affermazione che necessita un commento immediato è così riassunta dall’autore”. 

“Il Sinodo ha desiderato anche toccare le persone e le coppie ferite per accompagnarle e curarle in un processo di riconciliazione e integrazione senza barriere. Per quanto riguarda l’accesso ai sacramenti per i divorziati e risposati civilmente, il Sinodo ha formulato la via del discernimento e del ‘foro interno’ gettando le basi e aprendo una porta che, al contrario, era rimasta chiusa nel sinodo precedente”. Così la citazione di padre Spadaro, riportata da Burke.

Burke contesta questa affermazione. “Lasciando da parte il fatto che dichiarazioni di parecchi padri sinodali affermano il contrario, e cioè che il sinodo ha confermato la pratica costante della Chiesa riguardo a coloro che vivono in una situazione irregolare…il fatto è che il sinodo non avrebbe potuto aprire una porta che non esiste e non può esistere, e cioè un discernimento della coscienza che contraddice la Verità sulla suprema santità della Santissima eucaristia e l’indissolubilità del vincolo matrimoniale”.

Conclude Burke: “Dare l’impressione che c’è un’altra pratica nel ’foro interno’ che permetterebbe a un individuo in un’unione irregolare di avere accesso ai sacramenti, è suggerire che la coscienza può essere in conflitto con la verità della fede. Tale suggerimento pone chiaramente i preti in una situazione impossibile, l’aspettativa che possano ‘aprire una porta’ per il penitente che, nei fatti, non esiste e non può esistere”. 

Per leggere l’originale cliccate QUI. 

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