mercoledì 04 agosto 2021
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NEWS 15 aprile 2021    di Andrea Zambrano

L’abortista muore per l’aborto. Ma nessuno si interroga

È davvero sconcertante la capacità delle ideologie di non riuscire ad ammettere la triste realtà, ma di perseguire la menzogna come se niente fosse. Dopo aver strappato a fine gennaio la liberalizzazione dell’aborto in tutte le sue forme e in tutte le sue modalità, l’Argentina è alle prese con il primo caso di morte da interruzione di gravidanza. È un decesso che fa discutere dato che tocca direttamente il cuore del movimento “verde”, colore della campagna pro aborto che si contrapponeva all’azzurro del movimento por las dos vidas.

Aveva appena 23 anni, ma María del Valle González López, domenica è morta dopo aver ingerito una dose di misoprostol (il principio attivo che, in accoppiata al mifepristone è alla base del cocktail della pillola Ru 486). Morta, senza appello. A nulla sono valsi i tentativi dell’ospedale Perrupato  di Mendoza di salvarla. Aveva ingerito la pastiglia il 7 aprile precedente nel nosocomio del suo paese per mettere fine ad una gravidanza indesiderata. Ma si è sentita male ed è morta pochi giorni dopo nella capitale Mendoza.

La procura locale ha aperto un’inchiesta, i giornali locali parlano di «errori nella somministrazione del “farmaco”». Intanto i suoi compagni di militanza la piangono con fatalismo, ma senza interrogarsi sul perché di quella morte. E questo è significativo. La giovane, infatti, era presidenta della Juventud Radical del municipio di La Paz e la sua morte ha provocato la commozione unanime non solo del partito, ma anche di tutto il frente abortista.

Anche i gruppi pro-vita, però, hanno fatto sentire la loro voce di fronte a una tragedia che non è solo un fatto personale. Di pillola abortiva, infatti, si può morire come anche le cronache nostrane dimostrano. Gli hastag #MurióPorAbortoLegal (è morta per aborto legale) e #AbortoLegalMataIgual (l’aborto legale uccide ugualmente) per segnalare i rischi delle pratiche abortive sono diventati virali. Infatti, una delle narrative preferite dei gruppi abortisti all’epoca del lungo iter parlamentare dell’approvazione, era che l’aborto legale avrebbe fatto finalmente sparire gli aborti illegali che portavano le donne a correre il rischio della loro vita. Uno slogan in voga anche in Italia ai tempi dell’approvazione della legge sull’aborto, anche allora portato avanti proprio dai Radicali. Ma una menzogna, ieri come oggi, come dimostra anche questa tragica storia che ci riporta alla realtà. La realtà di una giovane vita strappata alla vita a causa di un’ideologia che si è servita di lei prima come “attivista” e poi come “testimonial” di una tragedia che deve continuare senza sosta. E senza lasciar interrogare nessuno. La rivoluzione mangia i suoi figli,  ma non prega mai per loro. Lo faremo noi.


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