lunedì 28 novembre 2022
  • 0
NEWS 6 Giugno 2022    di Federica Di Vito

L’ambasciata Usa in Vaticano sventola la bandiera arcobaleno

Giugno è il mese del Pride. E non c’è più bisogno di specificare di quale pride si tratti. Anche quest’anno a ricordacelo c’è l’Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede con l’esposizione di una grande bandiera arcobaleno sulla facciata dell’edificio in onore del #PrideMonth. «Gli Stati Uniti rispettano la dignità e l’uguaglianza delle persone Lgbtqia+. I diritti Lgbtqia+ sono diritti umani», così recita a mo’ di preghiera l’account Twitter ufficiale dell’Ambasciata degli USA presso la Santa Sede. Sembrerebbe un gesto irriverente da parte del governo Biden al Papa, che proprio nelle stesse ore pubblicava un video sulla bellezza del matrimonio e della famiglia, ricordando che questo mese ci sarà l’Incontro Mondiale delle Famiglie.

«Gli Stati Uniti rispettano e promuovono l’uguaglianza e la dignità umana di tutte le persone, inclusa la comunità Lgbtqia+», ha dichiarato l’Ambasciata degli Stati Uniti su Twitter il 1 giugno, mentre mostrava una foto della sua bandiera. Con una cascata di hashtag a seguire #allinclusive, #Pide2022 e così via. All’inizio del 2021, il segretario di Stato americano Antony Blinken ha annunciato che le ambasciate e i consolati statunitensi in tutto il mondo avrebbero potuto sventolare la bandiera arcobaleno durante il mese di giugno. Quell’autorizzazione era stata data prima del 17 maggio, celebrata dagli attivisti come la giornata internazionale contro “omofobia”, “transfobia” e “bifobia”.

«Oggi, i diritti degli americani Lgbtqia+ sono sotto un’attacco implacabile», ha detto Biden, aggiungendo: «Una marea di pericolose leggi anti-Lgbtqia+ è stata introdotta e approvata negli stati di tutto il paese, prendendo di mira i bambini, le persone transgender e i loro genitori e interferendo con loro accesso all’assistenza sanitaria».

Le leggi incriminate sono il frutto della preoccupazione di alcuni stati in primis per i bambini ingiustamente esposti alla propaganda Lgbtqia+, che subiscono pressioni per avviare le transizioni di genere con conseguente blocco della pubertà.Il presidente ha poi affermato che il 45% dei giovani Lgbtqia+ ha preso seriamente in considerazione di tentare il suicidio nell’ultimo anno, «questa è una realtà devastante per la quale la nostra nazione deve lavorare urgentemente».

Biden ha così nuovamente invitato il Congresso ad approvare l’Equality Act, una legislazione che stabilirebbe l’orientamento sessuale e l’identità di genere come classi protette nella legge federale sui diritti civili, insieme a razza e sesso. La legislazione annullerebbe anche le già limitate tutele della libertà religiosa. E non certo in maniera astratta, tutt’altro. L’Equality act punirebbe infatti «gli enti religiosi che si occupano di beneficienza come le case di accoglienza» e migliaia di persone che ne usufruiscono «a causa delle convinzioni in materia di matrimonio e sessualità».

Il rivoluzionario progetto normativo, inoltre, impone di sostenere le «transizioni di genere» e obbliga i «contribuenti a pagare gli aborti e agli operatori sanitari obiettori di coscienza di eseguirli, mettendo fine a più vite umane». La Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha specificato che, sebbene il disegno di legge sia volto a combattere la discriminazione, discriminerebbe le persone di fede che si oppongono alla ridefinizione del matrimonio e del transgenderismo. O la si pensa così, o niente.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti finanzia la difesa dei diritti Lgbtqia+ in tutto il mondo attraverso il suo Global Equality Fund. Tra i suoi numerosi paesi associati c’è l’Italia. I partner non governativi del fondo includono la campagna per i diritti umani e la Fondazione Arcus, finanziata dall’erede miliardario Jon Stryker. La suddetta fondazione ha sostenuto i gruppi cristiani Lgbtqia+ e altri che rifiutano gli insegnamenti cristiani sul matrimonio e la moralità sessuale auspicando un rinnovamento culturale e dottrinale.

A entrare in conflitto con la promozione delle cause Lgbtqia+ non è solo il cattolicesimo. Nell’ottobre 2015, l’arcivescovo Charles Palmer-Buckle ha affermato che la Gran Bretagna aveva cercato di finanziare il riconoscimento legale delle unioni dello stesso sesso come matrimoni in Ghana. Il patriarca russo ortodosso Kirill di Mosca ha descritto le sfilate del Pride come una prova di lealtà ai governi occidentali e «ai presunti valori offerti oggi da coloro che rivendicano il potere mondiale».

Da notare, in conclusione, come i dati riportati dalla Gallup siano oggi impressionanti. Nel febbraio 2022 il 7,1% degli americani si identifica come Lgbtqia+. Di questi, il 57% si è identificato come bisessuale. Circa il 6% di tutte le donne intervistate ha dichiarato di essere bisessuale, rispetto al 2% degli uomini. La percentuale è particolarmente alta tra le nuove generazioni.


Potrebbe interessarti anche