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NEWS 27 Novembre 2021    di Valerio Pece

L’attualità della Medaglia miracolosa di Rue du Bac

«Questi raggi che vedi sono le grazie che io spando sulle persone che me le domandano». È il 27 novembre 1830, e la Madonna risponde così a suor Caterina Labourè, apparendole – con un globo sotto i piedi e con i raggi che partono dalle sue dita – nella centralissima cappella parigina di Rue du Bac.

La Medaglia di cui oggi si festeggia la memoria (dal popolo immediatamente definita “miracolosa” a causa dei prodigi che andava operando), non solo è l’oggetto di devozione mariana più diffuso al mondo (corona del rosario a parte), ma è un dono celeste provvidenziale, che è difficile non legare alle sorti pandemiche di un’Europa che ha finito per riporre la propria fede solo e unicamente in un politicizzato e balbettante scientismo. È la storia stessa della Medaglia miracolosa a suggerire questo legame, drammaticamente attuale ma anche pieno di speranza. Dopo, infatti, le insistenze di Caterina Labouré affinché fosse attuata la richiesta della Madonna di coniare la Medaglia, finalmente, incoraggiato dal vescovo di Parigi, nel 1832 il suo confessore distribuì alla città i primi ventimila pezzi. Ebbene, racconta lo storico Giuseppe Brioschi, «ciò avvenne proprio nel momento in cui Parigi veniva colpita da una terribile epidemia di colera che in pochissimo tempo fece oltre diciottomila vittime. Inspiegabilmente quell’epidemia si estinse rapidamente».

Oggi la Chiesa invita a recitare una supplica speciale. Una preghiera che provoca la laicità fin dal suo avvio («O Vergine Immacolata, sappiamo che sempre ed ovunque sei usato ad esaudire le preghiere dei tuoi figli esuli in questa valle di pianto, ma sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui ti compiaci di spargere più abbondantemente i tesori delle tue grazie»); una preghiera che sfida la razionalità fin dall’inusuale prescrizione di doverla recitare, per espresso volere della Madonna, alle ore 17; ma che nell’attuale drammatica temperie può condurci a quella verità alla quale si giunge – per citare il Nobel per la Medicina Alexis Carrel – più con l’osservazione che col ragionamento. “L’osservazione”, oltre che nella diffusione della Medaglia (già nel 1842 ne erano state coniate e distribuite più di 100 milioni) sta proprio nella moltitudine degli effetti materiali e spirituali sgorgati dalla stessa. È ancora lo storico Brioschi a scrivere che «da tutti i continenti giungevano notizie di conversioni, guarigioni, scampati pericoli, protezioni ricevute».

Nihil sub sole novum: nel finire del VI secolo Papa Gregorio Magno sconfisse la peste (che uccideva a frotte i cittadini romani) invitandoli alla preghiera e alla penitenza. Gregorio di Tours, vescovo e agiografo, racconta le dettagliatissime indicazioni di Papa Gregorio, anche in questo caso tanto antimoderne quanto risolutive: «Sette cortei devono partire da altrettante chiese di Roma per poi raggiungere la basilica di Santa Maria Maggiore, dove si svolgeranno tre giorni di canti e preghiere per implorare la cessazione dell’epidemia». L’epilogo è noto: il Papa scorge sulla cima del mausoleo di Adriano un angelo che ripone la spada, è il segnale che il flagello volge al termine.

La festa liturgica di oggi, dunque, invita l’uomo moderno ad «allargare i confini della ragione» (così Joseph Ratzinger nel suo discorso di Ratisbona), fino a chiedergli di non escludere a priori le verità di quanto scriveva Chesterton a proposito della Chiesa di Cristo: «il luogo dove tutte le verità del mondo si danno appuntamento». La domanda, allora, diventerà necessariamente un’altra: l’uomo di oggi riesce ancora ad inginocchiarsi? È il colossale dilemma posto da Fëdor Dostojevskj già alla fine del XIX: «Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?».

Nella giornata di oggi, in quello che può suonare come un involontario atto di sfida alla modernità, la Chiesa ci chiede di perdere la faccia davanti al “tribunale della ragione”, e di recitare – forti di una libertà tutta nuova – queste precise parole: «Tu che hai promesso proprio in quest’ora fortunata, che grandi sarebbero state le grazie per chi le avesse domandate con fiducia: volgi benigna i tuoi sguardi alle nostre suppliche. Noi confessiamo di non meritare le tue grazie, ma a chi ricorreremo, o Maria, se non a te, che sei la Madre nostra, nelle cui mani Dio ha posto tutte le sue grazie?».

Quanto ai benefici legati alla Medaglia, la Madonna non mancò di confidare a suor Caterina Labourè (Pio XII la canonizzerà nel 1947) che «tutte le persone che la porteranno, specialmente se al collo, riceveranno grandi grazie». A sottolineare, poi, l’atemporalità e l’univocità di ogni apparizione mariana (a dispetto della contraddittorietà di certe posizioni scientiste che oggi pretendono autarchicamente di governare la salute del mondo), è interessante notare come la Medaglia miracolosa di Rue du Bac sia stata menzionata anche nelle mariofanie di Medjugorie. Le parole della Regina della Pace, nel suo messaggio del 27 novembre del 1989, sono state queste: «Oggi è il giorno della Medaglia Miracolosa e desidero che preghiate in particolare per la salvezza di tutti coloro che portano la Medaglia. Desidero che la diffondiate e la portiate perché si salvi un gran numero di anime, ma in particolare desidero che preghiate”.

Per una sorta di ironia divina, infine, quell’Europa che si è strenuamente opposta ad inserire le sue radici cristiane nella Costituzione europea (e che fa di tutto per strappare dal cuore dell’uomo ogni traccia di Cielo), ha adottato, senza accorgersene, una bandiera pensata tutta in onore della Medaglia di Rue du Bac. Nel suo Ipotesi su Maria (Ares, 2005) Vittorio Messori racconta le vicende legate al concorso bandito, nel 1950, dal neonato Consiglio d’Europa al fine di ideare la bandiera della futura UE. Lo scrittore riporta che al concorso partecipò un giovane disegnatore alsaziano, Arsène Heitz, sul cui bozzetto campeggiavano dodici stelle su uno sfondo azzurro. Messori scrive che «proprio quando seppe del concorso, il disegnatore stava leggendo la storia di santa Catherine Labouré e, stimolato da quella lettura, si era procurato una “Medaglia miracolosa”». Le stelle del suo bozzetto, come anche la loro disposizione in tondo, dunque, vennero da lì; mentre l’origine prima di quelle stelle è da ritrovare nel libro dell’Apocalisse: “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”».

Quanti siano in grado oggi di afferrare le origini mariane di una bandiera che sventola ormai sugli edifici pubblici di ogni Paese dell’Unione, non ci è dato saperlo. Per Vittorio Messori, però, è impossibile che un credente «non si lasci stupire dall’annuncio intonato nel Magnificat dall’umile Vergine di Nazareth: “D’ora in poi, tutte le generazioni mi chiameranno beata”».


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