giovedì 06 ottobre 2022
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NEWS 20 Aprile 2022    di Federica Di Vito

Le femministe vogliono che l’Onu cacci le organizzazioni pro life e pro family

Le femministe partono ancora una volta all’attacco. E chi si attacca? Sempre la vita e la famiglia, nella top ten delle più scomode al momento. Quanto successo durante un’audizione virtuale sulla partecipazione della società civile al lavoro della Commissione delle Nazioni unite sulla condizione delle donne il 24 febbraio non ha precedenti.

Sì, non è una novità che le associazioni pro vita e pro famiglia vengano screditate e perseguitate all’interno delle Nazioni unite, ma non era mai stato chiesto apertamente che questi gruppi fossero espulsi. Un rappresentante dell’Associazione per i diritti delle donne nello sviluppo (AWID) ha chiesto che tutti gli «infiltrati anti-diritti», così li ha definiti, vengano perseguiti ed espulsi dalle Nazioni unite. AWID ha pubblicato un rapporto nel 2021 etichettando C-Fam (Center for Family and Human Rights) e altre organizzazioni pro vita e pro famiglia come «attori anti-diritti».

L’udienza è stata organizzata dai governi di Danimarca e Costa Rica con l’assistenza di UN Women. Di fronte alla minacce – perché di minacce si tratta -, il silenzio è stata la loro unica risposta. Ma C-Fam ha scelto di parlare e di presentare una denuncia formale contro la lobby femminista internazionale. «Il silenzio di UN Women, Danimarca, Costa Rica e ONG/CSW dà alle minacce e alle intimidazioni dell’AWID l’apparenza di un atto di ritorsione contro C-Fam per le nostre opinioni pro vita e pro famiglia», afferma la denuncia.

C-Fam ha inoltre fatto presente che le minacce e le intimidazioni dell’AWID non erano di certo un incidente isolato, ma parte di «un programma coordinato di attacchi» contro C-Fam e altre organizzazioni simili. Solo per dirne una, a C-Fam è stato impedito di partecipare al Vertice di Nairobi nel 2019, una conferenza sponsorizzata dall’Agenzia delle Nazioni unite per il controllo della popolazione con l’aiuto dei governi di Danimarca e Kenya.

Non solo, C-Fam si è vista negare dal comitato ONG/CSW, un’organizzazione non governativa surrogata delle Nazioni Unite che facilita il lavoro delle organizzazioni non governative al di fuori della Commissione annuale sulla condizione delle donne, la partecipazione alla sessione di quest’anno. La ONG/CSW ha dichiarato che la sua domanda è stata respinta perché non «in linea con i valori delle ONG/CSW». Certo, non allinearsi ai valori che stanno diventando oramai dogmatici significa essere esclusi, senza se e senza ma. «Ci comportiamo sempre bene alle Nazioni Unite. Ma sappiamo che le femministe gestiscono lo spettacolo», così ha commentato un leader pro vita al Friday Fax.

Non bisogna scavare molto a fondo per capire quale sia poi il succo del discorso. AWID è costituita negli Stati Uniti come organizzazione di beneficenza. Secondo gli ultimi documenti e rapporti online disponibili dall’organizzazione, nel 2019 aveva un budget annuale di 4 milioni di dollari, di cui 1,3 milioni di dollari sono stati donati dal governo svedese. Il resto del suo budget proveniva dalla Ford Foundation, dalla Open Society Foundation sostenuta da Soros e da altre grandi fondazioni. E non è quindi difficile immaginare quanti interessi ci siano dietro minacce ed esclusioni. Ma in fondo il tutto viene edulcorato con parole come “beneficenza”, “diritti”, “sostegno alle donne”. E tutti sembrano crederci.


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